dedicated to Fukushima

7 aprile 2011 § Lascia un commento

«Allora, che sensazione provi?»
«Come?»
«Si dice che il killer numero uno delle strutture anziane sia lo smantellamento. Se le centrali hanno un lavoro da fare, tendono a vivere un po’ più a lungo per portarlo a termine. Ho sempre immaginato che a un guerriero succeda lo stesso con i propri nemici. Perciò ora che non dovrai più affrontare il tuo nemico sul campo di battaglia, quale delle due sensazioni provi, sollievo o rimpianto?»
«Diciamo entrambe.»
«Stronzate. Sono sicuro, certo, che le provi entrambe, ma so benissimo che una sensazione è più forte dell’altra. E la mia domanda era: quale delle due?»
«Rimpianto.»
«L’ondata è stata in gamba, bisogna dirlo. Non ho mai visto nessuno fregare Bill come lei ha fregato Bill. Bill credeva che fosse molto furba, io gli ho solo detto che era più alta di una qualunque diga…
«Eh eh eh, un milione di grazie!» « Leggi il seguito di questo articolo »

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Uncle Tom

23 marzo 2011 § 2 commenti

Un brutto post su Di Benedetto, Bender, la nazionale italiana e le partite di calciotto dove gioco io, scritto per gli amici di inutile, al quale nemmanco lo propongo, ma se vogliono sta qua e in effetti è loro.

Lunedì prossimo, il 28 marzo, l’AS Roma sarà ceduta ai nuovi proprietari ammerigani, in particolare il rubizzo zio Tom Di Benedetto planerà in Roma per apporre le agognate firme. Molteplici le reazioni der mondo de politica-pallone-eccetera. I tifosi — che all’insensata notizia di un interessamento da parte della casa reale di Abu Dhabi (sic!) si erano travestiti da sceicchi (ri-sic e vedi sopra) (ma c’è una casa reale ad Abu Dhabi, o mi confondo io?) « Leggi il seguito di questo articolo »

Il fruscio dell’essenziale

13 dicembre 2010 § Lascia un commento

Un modo molto confidenziale di visitare una fiera del libro. O in altri termini la trascrizione meccanica delle osservazioni di Lucio Bondì, Giacomo Buratti e Federico di Vita al Palazzo dei Congressi dell’Eur. Dove dal 4 all’8 dicembre c’è stata Più Libri Più Liberi 2010. La registrazione è stata fatta per prendere appunti per una cosa che forse non scriverò mai, ma niente – niente – toglierà dalla testa di Lucio Bondì che il mio intento fosse quello di buttare giù un fantomatico “articolo”, e quindi come appunti-conservati-dove-non-si-dovrebbe e come “articolo” riportiamo l’esclusiva conversazione qui, in esclusiva (confidenziale) solo su la Collana della Regina.

[ps. Come siamo potuti uscire senza subire neppure un tentativo di aggressione, neppure un ceffone, è da oggi ufficialmente considerato il quarto mistero di Fatima].

FEDERICO DI VITA: Siamo qui a Plpl 2010, allora be’, partiamo. Vogliamo dire cosa ci aspettiamo da questo guazzabuglio, così, prima di visitarlo per l’ennesima volta?
LUCIO BONDI’: Be’, intanto che ci sono quattro tipi di editori, una nicchia del 5% che sono quelli che fanno dei libri normali che potrebbero interessare a qualcuno, poi un circa 50% sono editori di esoterismo, per esempio “Curarsi con le essenze di maggiorana”, oppure “Il potere segreto delle tue mani” e cose simili. Adesso poi le cercheremo e le appunteremo. Terza categoria un tizio pseudo intellettuale sui 33-35 che ti spiega che lui ha fondato una casa editrice, la casa editrice ha pubblicato il suo libro, che parla di un giovane che cerca lavoro in questa Italia e intanto si innamora e poi però si lasciano. Di questo chiaramente non gliene frega niente a nessuno. Il quarto tipo sono editori iper-specializzati che hanno una collana di 140 titoli su come far crescere le piante officinali in un ambiente chiuso. Oppure su tutte le meraviglie della costiera di fronte a Savona, 240 titoli. E cose simili. « Leggi il seguito di questo articolo »

The Beautiful People

22 novembre 2010 § 3 commenti

the social network

Shouldn’t we struggle against Facebook? Everything in it is reduced to the size of its founder. Blue, because it turns out Zuckerberg is red-green color-blind. “Blue is the richest color for me—I can see all of blue.” Poking, because that’s what shy boys do to girls they are scared to talk to. Preoccupied with personal trivia, because Mark Zuckerberg thinks the exchange of personal trivia is what “friendship” is. A Mark Zuckerberg Production indeed! We were going to live online. It was going to be extraordinary. Yet what kind of living is this? Step back from your Facebook Wall for a moment: Doesn’t it, suddenly, look a little ridiculous? Your life in this format?

Zadie Smith, Generation Why?

Le statistiche ci dicono che se leggete questo blog il vostro livello di istruzione è medio-alto e amate i gattini, per cui quasi di sicuro vi sarà capitato di avere un’idea fissa e di ritrovare, per una miracolosa coincidenza, quella stessa idea tra le pagine del libro che avete sul comodino. Anzi, quasi sicuramente qualcuno di voi starà dicendo: “Certo, e di questa cosa ne parlava già X nel libro Y!” – le statistiche ci dicono anche che spesso tendete a fare un po’ i saputelli.
Quando una cosa del genere succede a me, mi segno la pagina in questione e penso: “Quanto è triste eccitarsi per tanto poco? Signore, mi stai punendo? Che cosa ho fatto per meritarmi questa vita?”. L’ultima volta è stata lunedì. Sono andato a rivedere The Social Network e niente, la sera, prima di mettermi a dormire, ho aperto la mia copia dei Fratelli Karamazov e a pagina trecentotrentotto [Ivan che parla ad Alëša del suo poema] ho trovato scritto esattamente tutto quello che stavo pensando del film.

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Le prove dell’esistenza di Topolino

2 settembre 2010 § 2 commenti


“Io, bambino com’ero, ne restavo assai impressionato e stupito.”
– F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov
Ho ricevuto una Solida Educazione Cattolica. Uno zio prete, due genitori con un passato da catechisti, la messa ogni domenica che ha fatto Cristo, campi scuola parrocchiali [prima accompagnando i miei, poi da solo], due ore a settimana di catechismo in preparazione alla comunione [con l’aggravante di una catechista che era anche la mia maestra di italiano alle elementari, che spesso nelle ore in cui avrebbe dovuto spiegarci l’analisi logica ci parlava dell’Annunciazione – mai viceversa] e poi alla cresima [con l’aggravante di una catechista che era anche mia zia].
Non c’è bisogno di dire dei segni che tutto questo ha lasciato in me [e con “in me” non intendo certo “nel mio culo”], né che intorno ai quattordici anni ho sentito la necessità di leggere Voltaire e Nietzsche e di dire a un confessore: “Padre, il mio peccato è che non ho fede” – e non confessarmi mai più.
La mia separazione dalla Madre Chiesa è stata lenta, graduale e più tranquilla di quanto potessi mai sperare. Probabilmete mio zio prega perché la mia anima non bruci all’Inferno [non me l’ha mai assicurato] e mia madre ogni tanto borbotta “Certo, tu sei ateo!” come se dicesse “sei una testa di cazzo” [perché “testa di cazzo” è quello che vuole intendere veramente], ma ho avuto più problemi ad accettare di aver trascorso un bel pezzo della mia infanzia facendo cose che non hanno più senso per me ora, e facendole con passione e impegno [io ero quello che al catechismo scriveva le preghiere più belle, quelle che venivano lette a messa, nella pausa tra l’eucarestia e la benedizione finale]. « Leggi il seguito di questo articolo »

PO! POPPOPPOPPOPO! I’m a loser, baby / So, why don’t you kill me

9 giugno 2010 § 1 Commento

Il calcio mi annoia mortalmente e aspetto i Mondiali con lo stesso entusiasmo di una fiction di venti puntate su Camillo Ruini.
Questa frase mi ha fatto passare da insopportabile snob a mega-stronzo in ventidue parole, me ne rendo conto. Ma non ci posso fare nulla. E credetemi se vi dico che ci ho provato. Ho provato a farmi coinvolgere, ho provato addirittura a puntare sul nazionalismo, ma non è servito a niente.


La parte in cui accampo scuse
Potrei dire che il mio problema è radicato nell’infanzia. Quando andavo a giocare sotto casa mi facevano sempre fare il portiere perché ero grasso e perché ogni volta che chiedevo di non stare in porta facevo delle tremende figure di merda [al livello dell’autogol]. Del resto, anche come portiere ero penoso perché non ero abbastanza grasso e non mi buttavo [buttatevici voi sopra l’asfalto rovente delle tre del pomeriggio].
A questo aggiungo: 1) una profonda avversione per la retorica calcistica [da quella da due soldi dei commentatori di RaiSport a quella intellettualoide di chi usa il calcio come metafora di qualunque cosa]; 2) nessuna simpatia per la Nazionale italiana, i cui successi, per quanto ne so io [NB: non ne so niente], sono inversamente proporzionali alla bravura in campo; 3) un concetto di noia del tutto personale [ché se vedere una partita di calcio di novanta minuti mi annoia, posso stare per due ore e mezza seduto sul bordo di una poltrona del cinema a vedere un film tedesco in bianco e nero ambientato nel primo dopoguerra come fosse tutto un unico cliffhanger].
Ma mi accontento pure di mega-stronzo.

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Banfi, Bondi, Bart

4 giugno 2010 § Lascia un commento

Col Governo del “Non sono stato io” c’è da rimanere sempre sorpresi quando qualcuno si prende la briga di assumersi la responsabilità di qualcosa.
Per dire, due giorni fa era il due giugno, c’era la parata, a Roma. La parata militare, quella che manda in visibilio i vecchi, i nostalgici e qualche bambino di età compresa tra i cinque e sette anni: quella lì. Insomma, c’erano i carri armati che sfilavano, i cavalli che trottavano, quelli della Protezione Civile che salutavano e all’improvviso uno ha detto: “Fermi tutti! Fermi! Fermate il carroccio! Posate le alabarde! Maroni dove sta? Non l’ha chiamato nessuno? Possibile? Non gli avete lasciato nemmeno un post-it sulla scrivania? Gli facciamo uno squillo adesso?”
Ecco, il Ministro dell’Interno Roberto Maroni s’è perso la parata del due giugno. Qualcuno gli ha chiesto: “Com’è?” e lui gli ha detto: “Sei stupido? Sono tipo dieci anni che non ci vado! Per favore, lasciami in pace che inizia una replica di Nebbie e Delitti“.

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