Er Majesty s01e01

14 dicembre 2010 § 9 commenti

Da quando clicchi su play in onda Er Majesty, il primo programma radiofonico registrato con il microfono di Guitar Hero.
Nella prima puntata Ilaria Giannini che parla dei Templari del Monte Amiata, Gianni Morandi e la coprofagia, l’ebreo, Vanni Santoni, il best seller del 2010 Il labirinto femminile di Alfonso Luigi Marra e L’uomo non sa perché si innamora viene travolto e basta – la posta del cuore di Elisa.

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Skype is the limit

4 novembre 2010 § 10 commenti

“Clandestina” è un libro fatto di racconti (dodici), di disegni (undici) e di sonetti (uno). E’ pubblicato da Effequ e si può comprare da qui e, dal 17 novembre in poi, un po’ ovunque.
In teoria ne avremmo dovuto parlare con in curatori, Federico Di Vita e Enrico Piscitelli. In pratica ho deciso di fare l’intervista via Skype, nonostante sapessi di commettere un grosso errore. Il risultato è che si è parlato di estetica, di aNobii, di Ruby, dei Musei Vaticani, di Salinger, di “Inception”, di cose che ho dovuto eliminare per salvare dalla galera qualcuno e di “Clandestina”.
Alla fine è stato pure divertente.

gb: Cominciamo da aNobii: adesso Clandestina ce l’hanno in dieci. A quanto pensate che si arrivi?

Federico Di Vita: La domanda vera è se ce l’avrà mai qualcuno che non fa parte del giro.

Enrico Piscitelli: Secondo me aNobii è una cosa “da giro”. Non conosco nessuna persona normale che abbia aNobii, solo autori, gente che scrive, editori ecc.

gb: Ma no, un sacco di “lettori medi” hanno aNobii.

F: Pure secondo me.

E: Va be’… Ma ‘st’intervista? La facciamo ora? Dài. Ci togliamo il pensiero. gb sta già pensando alle domande. Bravo!

F: Secondo me è basito. « Leggi il seguito di questo articolo »

This house is on fire

28 ottobre 2010 § Lascia un commento

Rizzoli ha pubblicato – nella collana 24/7, che non smette mai di regalarci sorprese – un romanzo di Domenico Di Tullio che si intitola Nessun dolore. Il romanzo di CasaPound e che, oltre a “una grande storia d’amicizia”, è anche “il ritratto di una città a più facce” e soprattutto “il primo romanzo a raccontare l’epica quotidiana di quelli che si definiscono i ‘fascisti del Terzo Millennio’, un’officina sociale che ha radici in tutta Italia e mette in dubbio molte delle nostre certezze.”

Del libro si sta parlando – ché è il motivo per cui esistono grandi libri come questo. La discussione è riassunta alla perfezione da uno dei titoli che escono su Google se cercate “nessun dolore di tullio” [saltando le prime due pagine di siti di affiliati e amici di CasaPound]: “I ‘salotti buoni’ dell’editoria aprono ai ‘fascisti del III millennio’: Rizzoli porta CasaPound in libreria”.

Brava Rizzoli. Bravi tutti. Tutti? Ebbene, gli altri editori non potevano restare indietro nella corsa per accaparrarsi storie ambigue ambientate all’interno di gruppi sociali che generano controversie. Vediamo le novità in libreria. « Leggi il seguito di questo articolo »

America’s Next Top Novel*

24 giugno 2010 § Lascia un commento

Proprio ieri dicevo che la Nazionale non era spacciata e anzi, prevedevo una ripresa. Questo significa a) che porto più sfiga di gb; b) che ora che i Mondiali per l’Italia sono finiti possiamo tornare a parlare di cose che non interessano a nessuno, per esempio:

Ne avevamo accennato un mese fa e ora, con un sacco di tempo di ritardo, ci torniamo.

E’ uscita la lista dei 20 under 40 del New Yorker.

Venti scrittori sotto i quarant’anni selezionati dalla prestigiosa rivista americana ecc. ecc. in base – da quanto si legge nell’editoriale – non solo al talento e alla padronanza di linguaggio e storytelling, ma [o potremmo dire “quanto”] alla loro ambizione.

[…] they are all aiming for greatness: fighting to get our attention, and to hold it, in a culture that is flooded with words, sounds, and pictures; fighting to surprise, to entertain, to teach, and to move not only us but generations of readers to come.

Che non saprei dire quanto sia giusto, come criterio, ma è un criterio, su questo non ci sono dubbi – come non ce ne sono sull’arbitrarietà di ogni lista.
I Venti sono tutti qui e non mi metterò a citarli uno per uno. Dieci sono maschi e dieci femmine [un 50 e 50 un po’ sospetto]; nove non son nati negli Stati Uniti. Quindici sono pubblicati anche in Italia [la maggior parte da Mondadori & Affiliati, obviously]. Uno si chiama Daniel Alarcòn e ne avevamo parlato. Tutti rispondono alle stesse dieci domande.
A “Hai mai pensato di non fare lo scrittore”, il nostro risponde: « Leggi il seguito di questo articolo »

Cotto e mangiato

24 maggio 2010 § 2 commenti

Compro più libri di quelli che posso leggere. Nel senso che non aspetto mai di arrivare alla fine di un libro per prenderne un altro, col risultato che accumulo volumi che forse dopo, appena ho finito questo, oppure no, dopo quest’altro che ho sul comodino, ma prima veniva quello che mi è arrivato ieri, no, no, aspetta, leggo questo e poi, forse, se me lo ricordo, gli altri li leggerò.
Perché lo faccio? Non lo so. Probabilmente non sono l’unico. Credo che molto dipenda dalla scarsa confidenza che ho io e hanno gli italiani in generale con le biblioteche [che per parte loro sono diffuse poco e male sul territorio, o sono poco fornite, ho vi prestano un libro solo se gli fornite un paio di faldoni di documenti sul conto vostro e della vostra famiglia, insieme a uno scritto in cui dovete parlare di voi e del perché vi piace leggere] – e non ci vanno di mezzo solo le biblioteche: i libri preferisco non farmeli prestare da nessuno e non li presto volentieri a nessuno. Ogni volta mi dico: “E se poi mi viene in mente una cosa, una frase, un titolo, e non posso andare a controllare sulla pagina?”. Ecco, questo mi sarà successo tre o quattro volte in ventidue anni di vita, ma è quanto basta. E non posso giustificarmi con qualche scompenso o robe del genere, robe del tipo “Quando sono depresso compro un libro” [pronunciato come fossi un personaggio di Sex and the City]. Io quando sono depresso, triste, o mi sento solo, abbandonato da tutti, o un fallimento totale – in tutti questi casi, mangio. Solo una volta ho comprato una cosa: caffè.
Tutto questo per dire che ho un sacco di libri che non ho tempo di leggere.
Questa rubrica poteva chiamarsi anche così, I libri che non ho tempo di leggere, invece si chiama Cotto e mangiato, con una simpatica e ironica allusione al best-seller di Benedetta Parodi, perché è una rubrica simpatica e ironica. Adesso cominciamo – il gelato si sta sciogliendo.

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Delitto per delitto

27 aprile 2010 § Lascia un commento

A Walter Scott – Sir Walter Scott – non piaceva dire che era uno scrittore. Oppure era un grande fan dell’anonimato.
Per dire, non solo si inventava come autore fittizio di Ivanhoe tale Lawrence Templeton, ma faceva scrivere a lui una lettera di dedica al reverendo dottore Dryasdust, antiquario residente a Castlegate, York – un altro tizio immaginario. Qualche romanzo dopo, The Fortunes of Nigel si apriva con una lettera-introduzione ancora a Dryasdust, scritta dal capitano Cuthbert Clutterbuck, che del romanzo in questione non si nominava autore ma “padrino”, nel senso che in una libreria aveva incontrato “l’autore di Waverly” [cioè Scott, al massimo del suo protagonismo] che lo investiva di tale onore. I ruoli si invertivano in Peveril of the Peak, dove Dryasdust scriveva una “lettera in forma di prefazione” a Clutterbuck in cui si parlava di un altro incontro con “l’autore di Waverly” [definito dall’antiquario “nostro padre comune”]. 
In Quentin Durward, poi, andava in scena il delirio. Il romanzo, anonimo, era preceduto da una prefazione, sempre anonima, nella quale il prefatore raccontava di essere stato in Francia, da un suo amico – un marchese – che aveva insinuato che The Bride of Lammermoor [romanzo pubblicato con il nome di Jedediah Cleishbotham] fosse stato scritto da Walter Scott. L’anonimo autore della prefazione rispondeva piccato che non poteva essere affatto così, primo, perché Scott era uomo troppo distinto per essere il responsabile delle “leggere opere che il pubblico ha voluto attribuirgli”, secondo, perché in realtà era lui, l’anonimo prefatore, che aveva scritto quel libro e le altre opere leggere [ma questo, per fortuna, al marchese non lo diceva – voleva mantenere il segreto]. 

Ma adesso torniamo al capitano che incontra dal libraio “l’autore di Waverly“. I due si raccontano un sacco di cose, finché il capitano non chiede:

Non teme che si possa attribuire questa rapida successione di opere a un sordido motivo? Si penserà che lei lavori solo per l’attrattiva del guadagno.

E l’Autore risponde:

Supponiamo pure che, tra gli altri motivi che mi possono spingere ad apparire più frequentemente davanti al pubblico, io calcoli anche i grandi vantaggi che sono il prezzo dei successi letterari; questo emolumento è la tassa volontaria che il pubblico paga per un certo genere di divertimento letterario; non viene estorta a nessuno, e viene pagata, credo, solo da quelli che se la possono permettere, e che ricevono un godimento proporzionato al prezzo che pagano. Se il capitale che è stato messo in circolazione da queste opere è considerevole, esso è stato forse utile a me solo? Non potrei forse dire a cento persone come il bravo Duncan, fabbricante di carta, lo diceva ai diavoli più ribelli della tipografia: Non avete forse anche voi partecipato al guadagno? non avete avuto i vostri quindici soldi? Penso, confesso che la nostra Atene moderna mi debba molto per aver stabilito una fabbrica così vasta; e, quando si sarà accordato a tutti i cittadini il diritto di votare alle elezioni, conto sulla protezione di tutti gli operai subalterni che la letteratura fa vivere, per ottenere un posto in parlamento.

Ecco, tutto questo, per qualche strano motivo, mi ha fatto pensare alla querelle Saviano-Berlusconi (padre e soprattutto figlia).
Voglio dire, Saviano poteva diventare Saviano senza passare per la Gigantesca Mietitrebbia Cultural-Promozionale di proprietà dell’Imperatore del Male? Bisogna, in Italia, per forza stare “dentro” per poter essere [con qualche efficacia, almeno] “contro”? Perché se così fosse – e probabilmente lo è davvero – allora sarebbe, tutto, incredibilmente triste.

Disagi e bivacchi

18 aprile 2010 § 1 Commento

“Toccami, Ciccio, ché mamma non c’è!” vs “Mamma! Ciccio mi tocca!”
[la Repubblica, 18 aprile 2010]

Gomorra è uscito negli Oscar. Solo dieci euro. 
Magari è la volta che lo leggo.

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