Che è(,) il Burundi?

20 settembre 2010 § 1 Commento

“Sembra che stia per ricominciare la guerra civile”.
Immagino che siano molto poche le volte in cui ci si può sentir rispondere una roba del genere, in assoluta serietà.
Siamo in un ristorante sul lago a festeggiare il compleanno di qualcuno. Sono quasi le quattro e del pomeriggio e ci aspetta ancora la frittura di pesce. Gli altri invitati parlano di gente che non conosco – non li ascolto. Seduto accanto a me c’è M. Se io non so bene di cosa parlino gli altri, lui non ne ha idea. Se ne sta in silenzio a giocare con le molliche di pane sparse sulla tovaglia, finché non gli chiedo come sono andate le elezioni. Mi risponde quella roba qui sopra, sulla guerra civile, e aggiunge: “L’altra settimana un gruppo di uomini armati ha circondato degli operai che lavoravano la terra del Presidente. Li accusavano di lavorare per il Presidente. In pieno giorno, ne hanno ammazzati nove”.
M. chiama gli agricoltori “operai”. Viene dal Burundi, dove è successo quello che mi ha raccontato.
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Le prove dell’esistenza di Topolino

2 settembre 2010 § 2 commenti


“Io, bambino com’ero, ne restavo assai impressionato e stupito.”
– F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov
Ho ricevuto una Solida Educazione Cattolica. Uno zio prete, due genitori con un passato da catechisti, la messa ogni domenica che ha fatto Cristo, campi scuola parrocchiali [prima accompagnando i miei, poi da solo], due ore a settimana di catechismo in preparazione alla comunione [con l’aggravante di una catechista che era anche la mia maestra di italiano alle elementari, che spesso nelle ore in cui avrebbe dovuto spiegarci l’analisi logica ci parlava dell’Annunciazione – mai viceversa] e poi alla cresima [con l’aggravante di una catechista che era anche mia zia].
Non c’è bisogno di dire dei segni che tutto questo ha lasciato in me [e con “in me” non intendo certo “nel mio culo”], né che intorno ai quattordici anni ho sentito la necessità di leggere Voltaire e Nietzsche e di dire a un confessore: “Padre, il mio peccato è che non ho fede” – e non confessarmi mai più.
La mia separazione dalla Madre Chiesa è stata lenta, graduale e più tranquilla di quanto potessi mai sperare. Probabilmete mio zio prega perché la mia anima non bruci all’Inferno [non me l’ha mai assicurato] e mia madre ogni tanto borbotta “Certo, tu sei ateo!” come se dicesse “sei una testa di cazzo” [perché “testa di cazzo” è quello che vuole intendere veramente], ma ho avuto più problemi ad accettare di aver trascorso un bel pezzo della mia infanzia facendo cose che non hanno più senso per me ora, e facendole con passione e impegno [io ero quello che al catechismo scriveva le preghiere più belle, quelle che venivano lette a messa, nella pausa tra l’eucarestia e la benedizione finale]. « Leggi il seguito di questo articolo »

Jukebooks

17 luglio 2010 § Lascia un commento

Veniamo, come si suol dire, dopo i fuochi d’artificio. Si suol dire? Mia nonna lo dice, ma non ha ancora imparato il nome della pasticca per la pressione che prende da trent’anni, quindi non so quanto ci si possa fidare di lei.
Comunque, con colpevole ritardo celebriamo la nascita di Jukebooks, una collana di racconti curata da Alessandro Milanese e Alessandro Romeo per Quintadicopertina. O, per dirla con Rolling Stone, “la collana più r&r di Quintadicopertina”.
I racconti sono, per ora, quattordici. Dieci già apparsi su rivista. Uno, come gb aveva pomposamente annunciato, già apparso qui come racconto del mese. Un altro, come gb mi ha pregato di non dire, di gb stesso.
Sono in formato epub e sono gratis. Si sceglie quali scaricare con l’aiuto di: una breve descrizione della storia; la bio dell’autore; le persone, le cose e le città che assomigliano al racconto [tra i più citati, a parimerito: Carver, Sedaris e Dürrenmatt]; il tempo che ci vuole a leggerlo. Non vi resta che accendere i vostri ebook reader.
Come? Non ce l’avete? Non avete un ebook reader? Pronto? Siamo nel 2010.

PO! POPPOPPOPPOPO! I’m a loser, baby / So, why don’t you kill me

9 giugno 2010 § 1 Commento

Il calcio mi annoia mortalmente e aspetto i Mondiali con lo stesso entusiasmo di una fiction di venti puntate su Camillo Ruini.
Questa frase mi ha fatto passare da insopportabile snob a mega-stronzo in ventidue parole, me ne rendo conto. Ma non ci posso fare nulla. E credetemi se vi dico che ci ho provato. Ho provato a farmi coinvolgere, ho provato addirittura a puntare sul nazionalismo, ma non è servito a niente.


La parte in cui accampo scuse
Potrei dire che il mio problema è radicato nell’infanzia. Quando andavo a giocare sotto casa mi facevano sempre fare il portiere perché ero grasso e perché ogni volta che chiedevo di non stare in porta facevo delle tremende figure di merda [al livello dell’autogol]. Del resto, anche come portiere ero penoso perché non ero abbastanza grasso e non mi buttavo [buttatevici voi sopra l’asfalto rovente delle tre del pomeriggio].
A questo aggiungo: 1) una profonda avversione per la retorica calcistica [da quella da due soldi dei commentatori di RaiSport a quella intellettualoide di chi usa il calcio come metafora di qualunque cosa]; 2) nessuna simpatia per la Nazionale italiana, i cui successi, per quanto ne so io [NB: non ne so niente], sono inversamente proporzionali alla bravura in campo; 3) un concetto di noia del tutto personale [ché se vedere una partita di calcio di novanta minuti mi annoia, posso stare per due ore e mezza seduto sul bordo di una poltrona del cinema a vedere un film tedesco in bianco e nero ambientato nel primo dopoguerra come fosse tutto un unico cliffhanger].
Ma mi accontento pure di mega-stronzo.

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Cotto e mangiato

24 maggio 2010 § 2 commenti

Compro più libri di quelli che posso leggere. Nel senso che non aspetto mai di arrivare alla fine di un libro per prenderne un altro, col risultato che accumulo volumi che forse dopo, appena ho finito questo, oppure no, dopo quest’altro che ho sul comodino, ma prima veniva quello che mi è arrivato ieri, no, no, aspetta, leggo questo e poi, forse, se me lo ricordo, gli altri li leggerò.
Perché lo faccio? Non lo so. Probabilmente non sono l’unico. Credo che molto dipenda dalla scarsa confidenza che ho io e hanno gli italiani in generale con le biblioteche [che per parte loro sono diffuse poco e male sul territorio, o sono poco fornite, ho vi prestano un libro solo se gli fornite un paio di faldoni di documenti sul conto vostro e della vostra famiglia, insieme a uno scritto in cui dovete parlare di voi e del perché vi piace leggere] – e non ci vanno di mezzo solo le biblioteche: i libri preferisco non farmeli prestare da nessuno e non li presto volentieri a nessuno. Ogni volta mi dico: “E se poi mi viene in mente una cosa, una frase, un titolo, e non posso andare a controllare sulla pagina?”. Ecco, questo mi sarà successo tre o quattro volte in ventidue anni di vita, ma è quanto basta. E non posso giustificarmi con qualche scompenso o robe del genere, robe del tipo “Quando sono depresso compro un libro” [pronunciato come fossi un personaggio di Sex and the City]. Io quando sono depresso, triste, o mi sento solo, abbandonato da tutti, o un fallimento totale – in tutti questi casi, mangio. Solo una volta ho comprato una cosa: caffè.
Tutto questo per dire che ho un sacco di libri che non ho tempo di leggere.
Questa rubrica poteva chiamarsi anche così, I libri che non ho tempo di leggere, invece si chiama Cotto e mangiato, con una simpatica e ironica allusione al best-seller di Benedetta Parodi, perché è una rubrica simpatica e ironica. Adesso cominciamo – il gelato si sta sciogliendo.

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And that’s what you missed

20 maggio 2010 § Lascia un commento

Un breve riassunto di quello che ci è capitato durante questi mesi settimane giorni di parziale inattività del blog.

Mentre gb spendeva sei euro e ottanta per inviare sette pezzi di carta via fax, ludmilla ha deciso di prendersi un e-book reader. E’ andata nel negiozio di elettronica più vicino a casa sua, ha chiesto al commesso e lui ha risposto: “Cos’è un e-book reader?”. Si è detta che ne comprerà uno più o in là, magari su ibs.it. Si è immaginata il pacco con dentro l’attrezzo e un coupon per cinque eruo di sconto se ne spendi almeno cinquanta – in e-book.

Nel frattempo, lia ha pensato che fosse una buona idea rimettersi a parlare con una sua vecchia fiamma.
Non lo era.
mt ha trovato un cinema chiuso un paio di volte e questo l’ha depresso più del solito. Poi è iniziato a piovere ed è rimasto sempre a casa, a vedere film di Alfred Hitchcock e a sviluppare una dipendeza dal Gran Soleil al cioccolato. In quegli stessi giorni gb ha finito di leggere il Corsaro Nero, che languiva sul suo comodino da un mese.
ludmilla ha visto in tv gli spot per la giornata del libro con Saviano e Benedetta Parodi e ha pensato che questo fatto da solo basterebbe a mettere la parola fine a tutte le discussioni, mentre lia prendeva in simpatia i cinesi, che, a suo dire, stanno distruggendo la nostra economia offrendoci la possibilità di fare quello che in anni di democrazia e liberismo siamo stati educati a fare: acquistare un sacco di roba a due soldi.
Nel frattempo, mt usciva dal letargo. Una donna bioda, elegante, che non aveva mai visto prima, ha bussato alla sua porta e l’ha messo a parte di un terribile segreto prima di morire con un coltello conficcato nella schiena. Lui voleva che venisse fuori la verità, ma è stato accusato dell’omicidio della donna e si è visto costretto a fuggire. Per qualche strano caso del destino, gb l’ha incontrato al British Museum.
ludmilla ha visto quell’episodio dei Simpson [forse vede troppa televisione] in cui il signor Burns compra tutti i mezzi d’informazione di Springfield tranne il giornalino di Lisa, che prima di desistere dà seguito a tutta una serie di altri giornalini indipendenti. Homer commenta che in quel modo invece di un gigantesco gruppo che controlla il 90% dei media ci stanno centinaia di svitati che stampano le loro inutili opinioni [più o meno. La citazione corretta è: “See Lisa, instead of one big-shot controlling all the media, now there’s a thousand freaks xeroxing their worthless opinions”]. Ha pensato alle piccole e medie case editrici italiane, ma, davvero, non voleva. E’ stato più forte di lei.

[Il racconto del mese #5]

24 aprile 2010 § Lascia un commento

Stamattina mi sono alzato alle otto e mezza prestissimo, ho fatto colazione e sono andato al parco, per correre.
Ho corso per circa quindici minuti, poi sono tornato a casa e mi sono fatto una doccia perché ero molto, molto sudato. Già che c’ero, mi sono rasato [se vi state chiedendo come sto senza barba – perché non dovreste? – la risposta è che, a seconda della lunghezza dei capelli, sembro un dodicenne o una lesbica].
Poi avrei dovuto rifare il letto, invece mi sono sdraiato e ho chiuso gli occhi, così, per riposarmi un attimo.
Un’ora e mezza dopo mi sono svegliato. Era ora di pranzo, così ho messo a bollire l’acqua per la pasta. Mentre apettavo che le pipette rigatte cuocessero, ho accesso il computer per controllare la posta e, indovinate un po’? A lacollanadellaregina@gmail.com non era arrivata nessuna mail! Proprio così. Nessuna, zero, nisba.
Con l’eccezione di uno, non ci è arrivato nessun racconto. Mai. Il che non è proprio quello che pensavamo sarebbe successo chiedendo mese dopo mese di mandarne.
Per cui, cari scrittori in erba o aspiranti tali, che custodite gelosamente le vostre opere in una sottocartella nascosta nei Documenti del vostro pc, ascoltate qua:

Facciamo i complimenti a Angelo Macrì, perché il suo racconto, Neve, che è stato il nostro Racconto del mese numero 4, è stato scelto per essere pubbliato da una nascente casa editrice di e-book [che detta così magari non suona bene, ma è una cosa bella e ne riparleremo a tempo debito].

Capito?
Ma ora veniamo al racconto di questo mese.
Ci è venuto in soccorso un nostro amico, Ernesto Baj, che ci ha mandato una storia che si chiama Questa storia è una storia vera. Si chiama così perché è ispirata a un fatto di cronaca – insisto perché potrebbe sembrare di no – avvenuto a Roma, qualche anno fa. Mi ricordo che quando ne lessi, all’epoca, pensai “Forte!”; Ernesto Baj, invece, ci ha tirato fuori questo.
Come sempre, il racconto lo potete leggere qui.

Dove sono?

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