Foyer du cinéma #3

7 luglio 2010 § Lascia un commento

Fabrizio Frizzi è stato a casa mia, una volta. Non riesco a ricordare di preciso quando, ma ho un termine ante quem: il 22 marzo del 1996.  Fabrizio Frizzi si è chinato su me e mia sorella [rispettivamente otto e sei anni, se si trattasse del ’96] ci ha sorriso e ha detto qualcosa come: “Sto doppiando questo nuovo film Disney. Lo andrete a vedere?”.
Fabrizio Frizzi sembrava altissimo. Il film era Toy Story.
Toy Story è stato il primo lungometraggio completamente generato al computer, oltre che il primo della Pixar. Non posso ricordarmi se allora si parlava di derive tecnologiche, di disumanizzazione, di rischi per una gioventù cui veniva sottratta la carezza delle matite. Il Corriere della Sera mi fa pensare di sì. « Leggi il seguito di questo articolo »
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Foyer du cinéma | outtake

4 giugno 2010 § Lascia un commento

Alfred Hitchcock: […] Si parla spesso di cineasti che a Hollywood deformano l’opera originale. E’ mia intenzione non farlo mai. Leggo una storia solo una volta. Se mi piace l’idea di base la faccio mia, dimentico completamente il libro e faccio del cinema. […] Quello che non riesco a capire è che uno si impadronisca completamente di un’opera, un buon romanzo che l’autore ha impiegato tre o quattro anni per scrivere e che è tutta la sua vita. Prendono il libro, lo manipolano per bene, si circondano di artigiani e tecnici quotati e si ritrovano candidati all’Oscar, mentre l’autore si dissolve nello sfondo. Nessuno pensa più a lui.

François Truffaut: Questo spiega perché non girerà mai “Delitto e castigo”.

AH: Ma anche se decidessi di girarlo non sarebbe comunque un buon film.

FT: Perché?

AH: Se prende un romanzo di Dostoevskij, non solo “Delitto e castigo”, ma un altro qualsiasi, ci trova molte parole e tutte hanno una funzione precisa.

[François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock]

Ieri pioveva e sono andato al cinema a vedere The Road, l’adattamento cinematografico di John Hillcoat dell’omonimo romanzo di Cormac McCarthy.
Faceva schifo.
Fa così schifo che lo sto dicendo qui, contravvenendo alla regola di questa rubrica – che sarebbe “si parla di cinema e non di film”.

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Foyer du cinéma #2

5 maggio 2010 § Lascia un commento

Cinema Eden
Piazza Cola Di Rienzo, 74-76-78
00100 – Roma

20/04/10 17:20
Perdona e dimentica
Il sito del cinema dice che è chiuso. Io decido di provare lo stesso. 
Il cinema, in effetti, è chiuso.
****
Cinema Eden
Piazza Cola Di Rienzo, 74-76-78
00100 – Roma

28/04/10 17:20
Perdona e dimentica
Il sito del cinema dice che è aperto. 
Sull’autobus. L’autista si alza, sembra venire verso di me. Mi supera per andare a chiedere ai ragazzini in fondo di mettersi le cuffie o spegnere i cellulari o se no scendere. Loro spengono.
Il cinema – ancora – è chiuso.
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Cinema Nuovo Sacher
Largo Ascianghi, 1
00100 – Roma

04/05/10 16:30
Perdona e dimentica

Prezzo: 5,50 euro
Arrivo davanti al cinema con cinque minuti di anticipo. Penso che il metodo che ho adottato per andare in posti che non conosco senza perdermi [un controllo incrociato basato sulla funzione Calcola percorso del sito dell’Atac e Google Maps] ormai è infallibile. Posso andare a comprare una ricarica Wind da dieci. Poi scrivo a C. che già che sono qui passo a trovarla, penso.
Il film è in versione originale, coi sottotitoli. Il tizio alla biglietteria me l’ha ripetuto due volte. 
Nel frattempo mando sms a C. per sapere di preciso che strada devo fare, quale autobus prendere, qual è il nome della fermata, la via, il numero civico. Mi risponde che non mi posso sbagliare perché proprio sotto casa sua stanno girando i Cesaroni.
Quando arrivo stanno smontando il set.
C. mi mostra la casa. “Qui c’è la cucina”; “Questa è la sala computer”; “Qui c’è la cappella, là davanti il bagno”. Poi andiamo in camera sua. 
Mi dice che sta studiando le espressioni del volto, per un esame. Io dico “Quella roba si studia davvero?”. Mi dice che per un altro esame ha dovuto leggere Chuck Palahniuk. 
“Mi hanno regalato due suoi libri”, dico.
“Oh, è vero. E’ stato il tuo compleanno. Non t’ho nemmeno fatto gli auguri.”
“…”
“Mi dispiace.”
“Figurati.”
“No, sul serio. E’ che stavo… avevo lasciato…”
“Ma sei sicura che non me l’hai fatti?”
Mi dice che visto che non me lo ricordavo poteva pure inventarselo. Non le dico che in realtà me lo ricordavo.
Tutte quelle scene per una cosa come gli auguri. Davvero.

Foyer du cinéma #1

20 gennaio 2010 § Lascia un commento

Cinema Barberini
Piazza Barberini, 24-25-26
00100 – Roma

19/01/10 19:15
Avatar 3D

Andiamo di corsa ché è tardi. Le scale mobili le facciamo volando. Come sempre in questi casi, il treno non passa e cammino nervosamente in circolo sulla banchina. – La metro B è bloccata da stamattina -, dico a mia sorella. Lei guarda l’orologio. Sono già le sette. Stiamo andando al Barberini a vedere Avatar in 3D.
– Per fortuna l’uscita della metro è proprio davanti al cinema -, dico. Nonostante questo, quando apriamo le porte a vetri del multisala sono ormai le sette e un quarto. C’è la fila. E’ aperta solo una cassa. In fila ci stanno una suora e un prete. Sono giovani, sembrano sudamericani. Penso che forse non ho mai visto un prete e una suora fare la fila al cinema.
Sentiamo la cassiera dire che per Avatar ci son rimasti solo posti laterali. Mi sento un idiota. All’improvviso, come se qualcuno mi avesse rovesciato qualcosa addosso, mi sembra che stare lì a fare la fila dietro a quel prete e a quella suora sia del tutto inutile. Mi sembra che il film non abbia alcun bisogno di me per essere visto. Dico a mia sorella di uscire. Le mi dice – Va bene -.
Guardiamo gli orari delle proiezioni sul foglio appesso fuori la porta.
– Lo fanno all’una, in 3D e in versione originale. Se domani mattina non hai lezione potremmo andarci -. – Domani c’è lo sciopero della metropolitana -, dice.
– Ma magari ci stanno le fasce garantite. All’una e coi sottotitoli, non dovrebbe esserci gente -.
– Non lo so. Adesso che si fa?-.
– C’è un altro cinema, più su. Possiamo andare a vedere che fanno -.

****

Cinema Fiamma
Via Bissolati, 47
00100 – Roma

19/01/10 20:00 Sala 1
La prima cosa bella

Prezzo: 7,50 euro

Io e mia sorella viviamo insieme da quando è nata (io sono più grande), eppure adesso che camminiamo per via Barberini stiamo in silenzio e io la precedo come due che non vanno nemmeno dalla stessa parte. Non è che non le voglia bene, né che lei ce l’abbia con me per qualche motivo. In realtà, non lo so.
Aspettiamo che il semaforo diventi verde e attraversiamo la strada. Al Fiamma alle otto c’è La prima cosa bella. Manca ancora mezz’ora. Le dico che potremmo cercare un bar per prendere qualcosa. Ho fame, non ho pranzato. Lei dice – Va bene -.
Via Bissolati è una sfilza di banche. Al primo incrocio decidiamo di tornare indietro. Le chiedo dell’università, degli esami. Lei mi racconta delle aste su eBay per accaparrarsi un cellulare. Alle otto meno un quarto entriamo per fare i biglietti.
– Qui all’intervallo c’è un tizio in uniforme che entra in sala a vendere roba da mangiare -, dico.
Mentre cerco i soldi nel portafogli la porta del cinema si apre e entrano Raul Bova e la moglie. Non so perché faccio finta di non accorgermene. Mi faccio da parte mentre la cassiera baldanzosa dice – Ditemi! -. Lui prende due biglietti per il nostro stesso film e esce. Mia sorella mi sfiora una mano e sussurra – L’hai visto? -. Io dico di no.
Entriamo in sala e ci sediamo. Poco dopo Raul Bova e consorte si siedono nella fila davanti alla nostra. Mia sorella me lo indica.
Accanto a me c’è un signore sovrappeso che sembra che russi ma è sveglio.
Quando il film finisce e usciamo in strada, per non far vedere che ho pianto dico – Pediniamo Raul Bova -.

Foyer du cinéma

10 dicembre 2009 § 1 Commento

Una rubrica in cui si parla di cinema ma non molto di film


Cinema Alhambra

Via Pier delle Vigne, 4
00100 – Roma

26/11/09 17:45 Sala 3
Segreti di famiglia

Prezzo: –

Mio zio è da me da tre o quattro giorni. Sapevo che sarebbe venuto ma ignoravo che sarebbe rimasto così a lungo. Quando rientro a casa, tornando dall’università o da qualche altra parte, vicino alla porta trovo una, due buste di plastica piene dei suoi nuovi acquisti. Gli chiedo se è uscito a far compere e lui inizia ad estrarre il contenuto dalle buste e me lo mostra come se dovesse cercare di vendermelo. Gli lascio intendere che non prendo niente. Oggi tira fuori un paio di scarpe da una busta verde. Per me sono troppo care. Ancora non ho capito perché mio zio è qui.
Mi chiede se oggi pomeriggio usciamo insieme. Gli dico che è il giorno che in genere dedico alla pulizia dell’appartamento. Mi risponde che in due facciamo prima e così poi possiamo andare a farci una bella passeggiata. Gli dico: – Io volevo andare al cinema -. Lui risponde che va bene. A scatola chiusa. Nemmeno vuol sapere il titolo del film. Me lo chiede solo quando siamo per strada ad aspettare che il semaforo diventi verde per i pedoni.
– Segreti di famiglia.
– Basta che è bello.
Il quartiere, questo quartiere in cui vivo, è fatto di anziane matrone che indossano l’intero contenuto del portagioie-sopra-la-consolle-della-stanza-da-letto per andare al Pam, delle badanti di queste con famiglia a carico e di giovani stranieri. Al cinema questo pomeriggio ci sono le matrone. E mio zio, insieme a me. Il biglietto me l’ha pagato lui.
Mi chiede se deve spegnere il cellulare, io gli dico: – Fai te -, poi il film inizia. Mi chiede se sia in bianco e nero, ma lo vede che è in bianco e nero. Faccio la mia risatina che non significa niente.
Mentre sullo schermo succede di tutto, ogni tanto do un’occhiata di sottecchi a mio zio. Non riesco a capire se si stia divertendo, se abbia sonno o se debba correre in bagno. Dietro di noi un’anziana loquace aggiunge delle didascalie a ogni scena. Ogni singola scena.
Poi il film finisce. Usciamo dal cinema. Penso che se per tutti i duecento metri fino a casa non dirà nulla del film, del cinema, di questo pomeriggio, della vecchia assillante, domani mio zio se ne andrà. Come cambiamo marciapiede mi dice: – Bello, il film. All’inizio, quando ho visto che era in bianco e nero, t’avrei voluto ammazare. Poi però m’è piaciuto -.

* * * *

Cinema Adriano
Piazza Cavour, 16-23
00100 – Roma

02/12/09 17:30 Sala 2
(500) giorni insieme

Prezzo: 5,00 euro

La prima volta che son stato qui era per un’anteprima e c’era un sacco di gente e quando sono uscito ho visto Red Ronnie. Oggi sono con Lei. Voleva vedere questo film. Io no.
Lei mi chiede se non abbiamo sbagliato sala. Il pubblico qui non rispecchia esattamente il target a cui i produttori volevano rivolgersi. Il target il film l’ha scaricato da internet mesi fa e l’ha visto in lingua originale che è meglio e poi ne possiamo parlare nei blog di indie culture e dire quanto faceva schifo e l’indie è un’altra cosa o non è niente e apparte tutto un film è un film che sia indie o no ecc. ecc. Noi siamo venuti. Ai produttori andrà bene lo stesso.
Vicino a Lei si siedono un’ottuagenaria e la sua amica sulla settantina. Mi chiede se possiamo cambiar di posto. Dico che va bene. Ora vicino a Lei c’è una coppia di fidanzatini non di Prati. Avranno dodici tredici anni.
All’intervallo l’ottuagenaria dice: – E’ una storia di oggi. Sono le storie dei giovani d’oggi.
Lo ripete cinque o sei volte.

* * * *

Cinema Fiamma
Via Bissolati, 47
00100 – Roma

09/12/09 18:20 Sala 1
A serious man

Prezzo: 5,50 euro

Ero venuto già venerdì ma il film era iniziato da dieci minuti (in realtà al massimo cinque – la tizia alla biglietteria è stata impietosa) e non mi hanno fatto entrare.
Anche stavolta rischio di far tardi. Arrivo in tempo per vedere giusto un trailer, poi il film inizia.
Durante l’intervallo mi metto a fissare il tizio che passa per i corridoi a vendere snack e bibite. Ha una divisa rossa. Potrebbe essere uscito dal film. Io di sicuro vorrei essere uscito dal film. Vorrei essere il film. Vorrei essere lo schermo troppo alto di questa sala. Vorrei essere uno dei fratelli Coen – anche un cugino. Non sono nemmeno ebreo.
Si vede che quando contempli la perfezione ti vengono questi pensieri idioti.
Almeno a me sì.

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