Lido di Fregene | Alla scoperta del Santuario dei mostri marini

20 luglio 2010 § 16 commenti

In anteprima mondiale dal numero di agosto di Nature alcuni estratti dallo sconvolgente reportage naturalistico sul Santuario dei mostri marini. In esclusiva solo sul Grande Roe Collana della Regina.

Il canale a sud di Fregene nella Dolce Vita (fig.a 1)

In virtù del grande calore estivo parte della popolazione di Roma nord si riversa sulla riviera di Fregene. Grazie all’incredibile tasso di umidità le temperature percepite nella capitale arrivano a sfiorare i 78,3°. I romani si vedono costretti ad avvicinarsi alle acque. Lanciando caratteristiche grida decine di migliaia di cittadini si riversano ogni week-end negli effluvi del litorale. “Si popo doveva da cambià er tempo era mejo ‘a desertificazione che sto clima tropicale demmerda”. Bandiere segnaletiche nere macchiate da una croce di sangue, altre con i caratteristici teschi dei pirati, oppure viola listate a lutto e con il logo fosforescente del Nuclear Alert, invitano i cittadini ad astenersi, in questo frangente della costa, dal divenire bagnanti. Ciechi agli accorati moniti i più procedono con le abluzioni. Molti barcollano per via dai miasmi già sulla battigia. […]

Un "Diplodus spirngfildiensis", così come rappresentato nei Simpson

Nonostante il recente sconforto dei biologi italiani per il rischio che sembra stia correndo il cosiddetto Santuario dei cetacei, c’è in realtà un vivido fermento e un vero e proprio entusiasmo presso i naturalisti di tutto il mondo per quella che ormai viene considerata la scoperta del secolo. La straordinaria orografia di Fregene – il cui vasto arenile è delimitato immediatamente a nord e a sud da due grossi canali che riversano in mare scorie industriali e fognarie, e di fronte al quale si estende una grande secca che protegge il prezioso microclima del lido fregenate dagli agenti esterni – ne ha fatto col tempo un sito unico al mondo: il Santuario del mostri marini. A dare rilievo definitivo all’unicità del sito laziale è stato lo stupefacente avvistamento segnalato nei giorni scorsi. Trasportato a riva dalle onde è affiorato boccheggiante e su un fianco – in mezzo a resti di giubbetti salvagente, sim card ancora intatte, pneumatici lacerati, guarnizioni per moka e una miriade di ammennicoli ormai irriconoscibili – un rarissimo esemplare di Diplodus spirngfildiensis. La scoperta dello straordinario pesce a tre occhi – creduto da tempo estinto e noto al grande pubblico grazie ai ripetuti omaggi di cui è stato oggetto nei Simpson – ha tolto agli osservatori dell’Unesco gli ultimi indugi, il Santuario dei Mostri Marini del lido di Fregene è stato aggiunto con la massima priorità al novero dei luoghi che presto entreranno a far parte dei Patrimoni dell’umanità. Del resto già negli anni ’60 Federico Fellini metteva sotto i riflettori del mondo, con l’indimenticabile scena finale della Dolce vita, lo straordinario rigurgito di sfacelo vitale proposto da queste acque (oltre al non identificato mostro marino spiaggiato, nella celebre sequenza finale del capolavoro felliniano viene inquadrata – e con che straordinario romanticismo – proprio una delle due fogne a cielo aperto che rendono possibile l’esistenza di questa brodaglia primordiale – vedi fig. 1). […]

Il mostro marino ritratto nelle scene finali della Dolce Vita

Consci di arricchire con la loro varietà genetica l’irripetibile ricchezza della melma fregenate i cittadini continuano a gettarsi in acqua. Tra i tipici berci “Aò oggi er mare è verde, nun è marone, er bagno se po’ fà”, seguitano le abluzioni. I bagnanti nelle acque ormai sulfuree si fanno vicendevolmente coraggio interrogandosi sui frequenti cambiamenti cui la sostanza marina li sottopone “Sto sbreco c’a’avevi già o t’ha’a fatto l’aqua?!”.

Uno dei canali di scolo che rendono possibile l'esistenza del Santuario dei Mostri Marini

Circolano leggende e opinioni anche a livello scientifico sul dato scatenante che ha reso definitivamente unico questo stupefacente frangente marino. Alcuni sostengono che sulla secca di fronte al litorale, subito sotto il pelo dell’acqua, lo stato italiano abbia costruito per prova –  senza dire niente a nessuno – una centrale nucleare che poi si sarebbe semplicemente rotta, provocando le caratteristiche ondate di bollicine iridescenti che attraversano i riflussi dei flutti fregenati. Altri ritengono che la marea nera che sta inquinando il Golfo del Messico provenga in realtà da una perdita petrolifera presente in questa zona, che poi sarebbe curiosamente trasportata dalle correnti nei pressi della piattaforma Deepwater Horizon. In questo senso sembrerebbe però più probabile la localizzazione della perdita nell’area antistante la ridente cittadina di Ladispoli, poco più a nord di Fregene. Ladispoli, gemellata da tempo “per indiscussi meriti” con la giapponese Nagasaki, mostra in effetti delle sabbie curiosamente catramose. […]

Come che sia sono in molti ormai ad avanzare la sempre più convincente ipotesi che la generazione di uomini radioattivi che saranno in grado di uscire vivi dal consueto contatto con gli effluvi di questo litorale, avrà, nel giro di pochi lustri, sviluppato una naturale resistenza alle nuove e terribili malattie che qui si stanno certamente sviluppando, e sarà quindi in grado – in pochi decenni a partire da oggi – di conquistare agevolmente un mondo sconvolto e contorto da indicibili e inaspettati nuovi tremori.

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§ 16 risposte a Lido di Fregene | Alla scoperta del Santuario dei mostri marini

  • federico ha detto:

    A Cessì, nun hai capito che?!

    (si fa comunque per scherzare… )

  • Cessino Marsalandoli ha detto:

    Tutto…
    Il senso…
    Il verso…

  • federico ha detto:

    da una parte ero stufo di questi post che ricevevano tipo 100 commenti e allora mi sono detto ‘mo scrivo una cazzata senza senso così vediamo se insistono’… 😉
    [scherzo ovviamente]

    per il resto, beh, in un certo senso è una cronaca fedele. l’altro giorno sono andato a fare il bagno a fregene e la situazione che descrivo (tolte le illazioni finali, pure comunque fatte veramente) è più o meno quella. c’è sta spiaggiona costeggiata da due fogne a cielo aperto e a riva il mare (lì le onde sono abbastanza grosse quando ci sono) ci sbatte di tutto, da reperti di chiamiamolo modernariato e/o archeologia industriale a improbabili esseri marini moribondi o morti e soprattutto non identificati. intanto se decidi di farti il bagno devi effettivamente tenere presente di che colore sarà l’acqua (che oscilla tra il melma il grigio e il marrone, e non si sa quale sia meglio) e che comunque una volta immerse le mani non le vedi più… senza contare che potrebbe procurare orticarie inaspettate. insomma nel post non ci sono elementi di fantasia 😯

    (il riferimento alla centrale nucleare sommersa è una specie di omaggio all’ideona di berlusca & friends di istallarne fuori tempo massimo di nuove sul suolo nazionale nonostante la chiara, ribadita – e stranamente ragionevole – contrarietà dei cittadini)

  • federico ha detto:

    ps. ah, se volessi altri dettagli il reportage uscirà in forma integrale sul numero di agosto della rivista Nature.

  • gb ha detto:

    già. non è mica giusto che dopo sfracelli di commenti questo post rimanga al verde. vado di off topic, che funziona:
    è vero che la dolce vita finisce come finisce perché rizzoli voleva che i suoi film “finissero con un sorriso” e pensava che il finale che aveva in testa fellini era troppo deprimente?
    ho sentito ‘sta storia un paio di volte, ma non lo so quanto ci sia di vero e dove inizi la leggenda [cfr. le storie sul finale di 8 e mezzo]. a me il sorriso alla fine della dolce vita è sempre sembrato incredibilmente deprimente.

    [off topic veramente esagerato: una parte della dolce vita è ambientata a bassano romano (vt), dove abitava mia nonna. ogni volta che le chiedo di raccontarmi quello che si ricorda del set non andiamo mai oltre “eh, mastroianni sì che era bello”].

  • federico ha detto:

    mastroianni era tutto un set. 😛

    Scherzi a parte. Credo che sia tutto vero perché sono certo di aver sentito la storia dalla viva voce di Fellini (registrata, ca va sans dire) più di una volta. Credo anche di possedere l’intervista in cui racconta questo particolare, è contenuta negli extra del bellissimo film “Intervista” (che poi è una riscrittura di 8 e mezzo fatta da vecchio). Se vuoi ti presto il dvd.

    ps. è verissimo che è deprimente la biondina che sorride, soprattutto è deprimente che non riesca, tutto sommato per poco, a comunicare, o che mastroianni non riesca a capire.

  • Cessino Marsalandoli ha detto:

    Ora posso dire di aver capito. Soprattutto cos’è un “off topic” (che nella mia testa traduco con un autarchico “fuori tema”). E ne abuso.
    Scriveva James Boswell in “Vita di Samuel Johnson”:
    «La gente nutre fortissima avversione per la fatica intellettuale, ma anche supponendo che il sapere sia facile da acquisire, molti preferirebbero restare ignoranti piuttosto che compiere il minimo sacrificio per istruirsi» (1791)

  • Cessino Marsalandoli ha detto:

    Pappappero…

    (così fanno 9 commenti)

  • jillmcbain ha detto:

    riso tanto 😀 (10 😉 )

  • federico ha detto:

    mi fa piacere, grazie grazie!!

  • Livia ha detto:

    E bravo federicooone! Anche se il reportage è un pó incompleto: oltre ai mostri marini nel mare di Fregene poteva essere il caso di citare i mostri umanoidi – e come tali molto più pericolosi – a bordo di Suv e macchine sportive che affollano le strade o per i ristoranti della ridente (?) cittadina. Evviva i cancelli di Ostia e torvajanica, la birretta ed il calippo e la soave spensieratezza della
    Coattanza!

  • Livia ha detto:

    Errata corrige *le strade o i ristoranti*

  • federico ha detto:

    Ma devo dire la verità questa è comunque una dichiarazione d’amore a fregene, e tutto il meglio che se ne poteva dire l’ho detto. La preferirò sempre a ostia per motivi affettivi.

  • MMo ha detto:

    tutto molto bello, anche i commenti. però non ho avuto paura. ciao f!

  • f. ha detto:

    meglio così, te l’ho detto che non c’erano davvero dei mostri marini. ciao m!

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