dedicated to Fukushima

aprile 7th, 2011 § Lascia un commento

«Allora, che sensazione provi?»
«Come?»
«Si dice che il killer numero uno delle strutture anziane sia lo smantellamento. Se le centrali hanno un lavoro da fare, tendono a vivere un po’ più a lungo per portarlo a termine. Ho sempre immaginato che a un guerriero succeda lo stesso con i propri nemici. Perciò ora che non dovrai più affrontare il tuo nemico sul campo di battaglia, quale delle due sensazioni provi, sollievo o rimpianto?»
«Diciamo entrambe.»
«Stronzate. Sono sicuro, certo, che le provi entrambe, ma so benissimo che una sensazione è più forte dell’altra. E la mia domanda era: quale delle due?»
«Rimpianto.»
«L’ondata è stata in gamba, bisogna dirlo. Non ho mai visto nessuno fregare Bill come lei ha fregato Bill. Bill credeva che fosse molto furba, io gli ho solo detto che era più alta di una qualunque diga…
«Eh eh eh, un milione di grazie!» « Leggi il seguito di questo articolo »

Uncle Tom

marzo 23rd, 2011 § 2 commenti

Un brutto post su Di Benedetto, Bender, la nazionale italiana e le partite di calciotto dove gioco io, scritto per gli amici di inutile, al quale nemmanco lo propongo, ma se vogliono sta qua e in effetti è loro.

Lunedì prossimo, il 28 marzo, l’AS Roma sarà ceduta ai nuovi proprietari ammerigani, in particolare il rubizzo zio Tom Di Benedetto planerà in Roma per apporre le agognate firme. Molteplici le reazioni der mondo de politica-pallone-eccetera. I tifosi — che all’insensata notizia di un interessamento da parte della casa reale di Abu Dhabi (sic!) si erano travestiti da sceicchi (ri-sic e vedi sopra) (ma c’è una casa reale ad Abu Dhabi, o mi confondo io?) « Leggi il seguito di questo articolo »

Il fruscio dell’essenziale

dicembre 13th, 2010 § Lascia un commento

Un modo molto confidenziale di visitare una fiera del libro. O in altri termini la trascrizione meccanica delle osservazioni di Lucio Bondì, Giacomo Buratti e Federico di Vita al Palazzo dei Congressi dell’Eur. Dove dal 4 all’8 dicembre c’è stata Più Libri Più Liberi 2010. La registrazione è stata fatta per prendere appunti per una cosa che forse non scriverò mai, ma niente – niente – toglierà dalla testa di Lucio Bondì che il mio intento fosse quello di buttare giù un fantomatico “articolo”, e quindi come appunti-conservati-dove-non-si-dovrebbe e come “articolo” riportiamo l’esclusiva conversazione qui, in esclusiva (confidenziale) solo su la Collana della Regina.

[ps. Come siamo potuti uscire senza subire neppure un tentativo di aggressione, neppure un ceffone, è da oggi ufficialmente considerato il quarto mistero di Fatima].

FEDERICO DI VITA: Siamo qui a Plpl 2010, allora be’, partiamo. Vogliamo dire cosa ci aspettiamo da questo guazzabuglio, così, prima di visitarlo per l’ennesima volta?
LUCIO BONDI’: Be’, intanto che ci sono quattro tipi di editori, una nicchia del 5% che sono quelli che fanno dei libri normali che potrebbero interessare a qualcuno, poi un circa 50% sono editori di esoterismo, per esempio “Curarsi con le essenze di maggiorana”, oppure “Il potere segreto delle tue mani” e cose simili. Adesso poi le cercheremo e le appunteremo. Terza categoria un tizio pseudo intellettuale sui 33-35 che ti spiega che lui ha fondato una casa editrice, la casa editrice ha pubblicato il suo libro, che parla di un giovane che cerca lavoro in questa Italia e intanto si innamora e poi però si lasciano. Di questo chiaramente non gliene frega niente a nessuno. Il quarto tipo sono editori iper-specializzati che hanno una collana di 140 titoli su come far crescere le piante officinali in un ambiente chiuso. Oppure su tutte le meraviglie della costiera di fronte a Savona, 240 titoli. E cose simili. « Leggi il seguito di questo articolo »

The Beautiful People

novembre 22nd, 2010 § 3 commenti

the social network

Shouldn’t we struggle against Facebook? Everything in it is reduced to the size of its founder. Blue, because it turns out Zuckerberg is red-green color-blind. “Blue is the richest color for me—I can see all of blue.” Poking, because that’s what shy boys do to girls they are scared to talk to. Preoccupied with personal trivia, because Mark Zuckerberg thinks the exchange of personal trivia is what “friendship” is. A Mark Zuckerberg Production indeed! We were going to live online. It was going to be extraordinary. Yet what kind of living is this? Step back from your Facebook Wall for a moment: Doesn’t it, suddenly, look a little ridiculous? Your life in this format?

Zadie Smith, Generation Why?

Le statistiche ci dicono che se leggete questo blog il vostro livello di istruzione è medio-alto e amate i gattini, per cui quasi di sicuro vi sarà capitato di avere un’idea fissa e di ritrovare, per una miracolosa coincidenza, quella stessa idea tra le pagine del libro che avete sul comodino. Anzi, quasi sicuramente qualcuno di voi starà dicendo: “Certo, e di questa cosa ne parlava già X nel libro Y!” – le statistiche ci dicono anche che spesso tendete a fare un po’ i saputelli.
Quando una cosa del genere succede a me, mi segno la pagina in questione e penso: “Quanto è triste eccitarsi per tanto poco? Signore, mi stai punendo? Che cosa ho fatto per meritarmi questa vita?”. L’ultima volta è stata lunedì. Sono andato a rivedere The Social Network e niente, la sera, prima di mettermi a dormire, ho aperto la mia copia dei Fratelli Karamazov e a pagina trecentotrentotto [Ivan che parla ad Alëša del suo poema] ho trovato scritto esattamente tutto quello che stavo pensando del film.

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Le prove dell’esistenza di Topolino

settembre 2nd, 2010 § 2 commenti


“Io, bambino com’ero, ne restavo assai impressionato e stupito.”
- F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov
Ho ricevuto una Solida Educazione Cattolica. Uno zio prete, due genitori con un passato da catechisti, la messa ogni domenica che ha fatto Cristo, campi scuola parrocchiali [prima accompagnando i miei, poi da solo], due ore a settimana di catechismo in preparazione alla comunione [con l'aggravante di una catechista che era anche la mia maestra di italiano alle elementari, che spesso nelle ore in cui avrebbe dovuto spiegarci l'analisi logica ci parlava dell'Annunciazione - mai viceversa] e poi alla cresima [con l'aggravante di una catechista che era anche mia zia].
Non c’è bisogno di dire dei segni che tutto questo ha lasciato in me [e con "in me" non intendo certo "nel mio culo"], né che intorno ai quattordici anni ho sentito la necessità di leggere Voltaire e Nietzsche e di dire a un confessore: “Padre, il mio peccato è che non ho fede” – e non confessarmi mai più.
La mia separazione dalla Madre Chiesa è stata lenta, graduale e più tranquilla di quanto potessi mai sperare. Probabilmete mio zio prega perché la mia anima non bruci all’Inferno [non me l'ha mai assicurato] e mia madre ogni tanto borbotta “Certo, tu sei ateo!” come se dicesse “sei una testa di cazzo” [perché "testa di cazzo" è quello che vuole intendere veramente], ma ho avuto più problemi ad accettare di aver trascorso un bel pezzo della mia infanzia facendo cose che non hanno più senso per me ora, e facendole con passione e impegno [io ero quello che al catechismo scriveva le preghiere più belle, quelle che venivano lette a messa, nella pausa tra l'eucarestia e la benedizione finale]. « Leggi il seguito di questo articolo »

PO! POPPOPPOPPOPO! I’m a loser, baby / So, why don’t you kill me

giugno 9th, 2010 § 1 commento

Il calcio mi annoia mortalmente e aspetto i Mondiali con lo stesso entusiasmo di una fiction di venti puntate su Camillo Ruini.
Questa frase mi ha fatto passare da insopportabile snob a mega-stronzo in ventidue parole, me ne rendo conto. Ma non ci posso fare nulla. E credetemi se vi dico che ci ho provato. Ho provato a farmi coinvolgere, ho provato addirittura a puntare sul nazionalismo, ma non è servito a niente.


La parte in cui accampo scuse
Potrei dire che il mio problema è radicato nell’infanzia. Quando andavo a giocare sotto casa mi facevano sempre fare il portiere perché ero grasso e perché ogni volta che chiedevo di non stare in porta facevo delle tremende figure di merda [al livello dell'autogol]. Del resto, anche come portiere ero penoso perché non ero abbastanza grasso e non mi buttavo [buttatevici voi sopra l'asfalto rovente delle tre del pomeriggio].
A questo aggiungo: 1) una profonda avversione per la retorica calcistica [da quella da due soldi dei commentatori di RaiSport a quella intellettualoide di chi usa il calcio come metafora di qualunque cosa]; 2) nessuna simpatia per la Nazionale italiana, i cui successi, per quanto ne so io [NB: non ne so niente], sono inversamente proporzionali alla bravura in campo; 3) un concetto di noia del tutto personale [ché se vedere una partita di calcio di novanta minuti mi annoia, posso stare per due ore e mezza seduto sul bordo di una poltrona del cinema a vedere un film tedesco in bianco e nero ambientato nel primo dopoguerra come fosse tutto un unico cliffhanger].
Ma mi accontento pure di mega-stronzo.

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Banfi, Bondi, Bart

giugno 4th, 2010 § Lascia un commento

Col Governo del “Non sono stato io” c’è da rimanere sempre sorpresi quando qualcuno si prende la briga di assumersi la responsabilità di qualcosa.
Per dire, due giorni fa era il due giugno, c’era la parata, a Roma. La parata militare, quella che manda in visibilio i vecchi, i nostalgici e qualche bambino di età compresa tra i cinque e sette anni: quella lì. Insomma, c’erano i carri armati che sfilavano, i cavalli che trottavano, quelli della Protezione Civile che salutavano e all’improvviso uno ha detto: “Fermi tutti! Fermi! Fermate il carroccio! Posate le alabarde! Maroni dove sta? Non l’ha chiamato nessuno? Possibile? Non gli avete lasciato nemmeno un post-it sulla scrivania? Gli facciamo uno squillo adesso?”
Ecco, il Ministro dell’Interno Roberto Maroni s’è perso la parata del due giugno. Qualcuno gli ha chiesto: “Com’è?” e lui gli ha detto: “Sei stupido? Sono tipo dieci anni che non ci vado! Per favore, lasciami in pace che inizia una replica di Nebbie e Delitti“.

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Le recensioni su aNobii: la recensione

aprile 13th, 2010 § 2 commenti

Forse l’avrete sentito, ma il prossimo Nobel per la pace potrebbe andare a Internet. [Inserire battuta contenente i seguenti elementi: internet, dinamite, porno, nobel]. Nel caso non dovesse essere insignita di tale riconoscimento, l’Internet sappia che per almeno una cosa ["oltre al porno", facoltativo] le siamo tutti riconoscenti: il coming out degli idioti.
E’ solo grazie a Internet se, per la prima volta nella storia dell’Umanità, siamo davvero in grado di renderci conto di quanti stupidi popolino il pianeta. Internet ci ha dimostrato che dando a chiunque la possibilità di esprimersi e di farsi ascoltare, nessuno preferisce tacere  e lasciare che gli altri pensino che è un idiota. Proprio nessuno.
I social network – sancta sanctorum della demenza – ce lo confermano a ogni status update.

Oggi ci occupiamo di una tipologia particolare di social network: quello culturale.
Parliamo di aNobii, biblioteca virtuale di circa diciannove milioni di volumi, nato nel 2005 a Hong Kong, oggi diffuso in quindici lingue – italiano compreso. Consente a ogni utente di creare la propria libreria, inserendo semplicemente il codice ISBN, e permette di commentare e valutare ogni libro e insomma, tanto lo sapete come funziona.  
Quello che ci interessa sono appunto i commenti, le recensioni. Recensioni che sono state raccolte [non tutte, solo seicento] in un libro, uscito lo scorso anno per Rizzoli 24/7 [ancora loro], intitolato aNobii. Il tarlo della lettura: un mattone di quattrocentonovantatre pagine – con una prefazione di Luca “Se C’è da Scrivere Due Cazzate su Internet Chiamatemi” Sofri – che su aNobii conta centosessantaquattro recensioni [per cinquecentosettantasette lettori] e una media di quattro stellette e mezzo su cinque.
Secondo Nicola Lagioia, “la cosa più sorprendente di aNobii non è tuttavia la qualità degli interventi, ma il fatto che la maggior parte di questi provenga dall’Italia. Tra gli oltre cinquantacinque Paesi che compongono la comunità virtuale, il nostro è il più rappresentato. Madame Bovary, che per esempio su aNobii Francia conta appena 30 lettori, è finito nelle librerie di ben 6800 anobiiani d’Italia. [...] Il che ha del miracoloso, tenuto conto che l’Italia non brilla per numero di lettori, è meno popolata di Paesi come gli Stati Uniti, e soprattutto tra le nazioni del primo mondo è molto indietro in fatto di informatica.”
Ecco, Nicola, proprio quello che tu trovi miracoloso secondo me non è che l’ennesima prova della capacità del web di portare alla luce l’idiozia sommersa. Sappiamo tutti e due che i lettori in Italia sono meno dei proprietari di bikini in Antartide: che gli utenti di aNobii siano tanti significa solo che sono tanti quelli convinti che affermare di aver letto un libro e dire se era bello o faceva vomitare o era una rottura di palle o era da cinque o da una stelletta – insomma, significa che sono tanti quelli convinti che stare su aNobii sia importante [uno status, appunto] quanto la lettura stessa, oltre che certi che la semplice possibilità di esprimersi dia loro il diritto/dovere di essere presi maledettamente sul serio. E i recensori di aNobii nella maggioranza dei casi sono ridicoli.
I recensori di aNobii sono principalmente di due tipi: i serenus e gli andrea [quelli che hanno in libreria Richler al posto di Mann sono una variante dei primi; quelli che hanno Lansdale al posto di Deaver sono una variante dei secondi].
I serenus sono i peggiori. Prendono il nome da Serenus – Maschio, 56, Sposato/a. Pavia, Italy – che a sua volta, come non manca di dire, prende il nome “dall’io narrante del Doctor Faustus” di Thomas Mann (5 stellette). Serenus ha finito di leggere ben ottocentoventidue libri e ne ha recensiti parecchi, quasi centocinquanta. Tutti importanti, tutti seri
Ha letto la Poetica di Aristotele (5 stellette, “un’esperienza di vita”) e l’Odissea (5 stellette). Tra i “capolavori del [suo] Pantheon” c’è Guerra e Pace, “certamente uno dei più bei romanzi di tutta la storia della letteratura”, ma occupano un posto di rilievo anche il Don Chisciotte – nonostante un approccio problematico che gli è costato la quinta stelletta -, “un libro che ha reso migliore l’Umanità”; La coscienza di Zeno,”il vero grande capolavoro della narrativa italiana del Novecento”; Eliot, con La terra desolata, che “fa capire come nasce un capolavoro”; l’opera poetica di D’Annunzio, che, seppure “discontinua” (4 stellette), riserva perle quali La pioggia nel pineto, “uno dei risultati più alti di tutta la poesia italiana del Novecento”; e ovviamente l’Ulisse di Joyce, in lettura per la quarta volta.
Serenus non risparmia critiche. Recensisce freddamente i pochi bestseller che si concede ed è scettico nei riguardi di alcuni contemporanei. Non ama il Calvino di Se una notte d’inverno un viaggiatore (“Mi sa che inserirò la categoria “libri sterili”, questo sarebbe un ottimo primo rappresentante”), B.E. Ellis (American Psycho è “uno dei due libri che ho buttato nella spazzatura, in tutta la mia vita. E questo sarebbe un capolavoro? Una disgustosa e inutile… Si può scrivere ‘st***zata’ su aNobii?” – 1 stelletta), ma ce n’è anche per Salinger e la “maggior parte degli americani moderni” ai quali “manca sempre qualcosa” (altro bersaglio è Kerouac, “sopravvalutato, come gran parte della letteratura americana del Novecento”); di Nove Racconti dice: “Queste storie sono soprattutto superficiali. Sono arrabbiato. Menare il can per l’aia per più di venti o trenta pagine raccontando di un bambino che ha avuto l’Illuminazione senza sostanzialmente raccontare davvero la Vita che ci sta dietro dovrebbe essere considerato un reato. Rimane una fastidiosa impressione di superficialità.”.
Ma Serenus non indulge nell’acredine. Le sue recensioni, anzi, possono svelare inaspettati slanci poetici:
Gita al faro
di V. Woolf
5 stellette. 
Richiudo il libro. Finito.
La Mer di Debussy come sottofondo. 
I personaggi che continuano a vivere nei miei pensieri. 
Miei pensieri … perché IO sono quello reale … devo convincermi di questo …
Come in un quadro di Seurat, vanno verso il faro scomposti in colori …
e una malcelata aspirazione alla creazione artistica:
La vita sessuale di Catherine M.
Di Catherine Millet
1 stelletta. 
Ma UNA volta UN libro erotico decente riuscirò a leggerlo? 
… 
Potrei scriverlo io … 
… 
Hai mai visto che mi riesce di fare un po’ di soldi?
- – - -
Gli andrea prendono il nome da Andrea – Maschio, 38, Single. Milano, Italy – che ha letto appena quarantaquattro libri, quasi tutti bestseller.
Preferisce i thriller, ma non disdegna un autore come Fabio Volo – il cui ultimo romanzo, Il tempo che vorrei, si è guadagnato 4 stellette (“Come negli altri suoi libri, anche in ‘Il tempo che vorrei’ ho ritrovato parti di me, del mio vissuto che ho cacciato in fondo e non è stato facile leggerlo, specie la seconda parte.”) – o Nicholas Sparks, del quale Andrea ha “letto tutti i titoli”, e che, anche se “negli ultimi tempi [lo] aveva un po’ deluso” (“essendo calato molto [...] il pathos narrativo”), “con ‘L’ultima canzone’ invece [...] si riscatta alla grande” meritando 5 stellette. Andrea non si risparmia nell’analisi, anche filologica: di L’isola dei pirati, di Michael Crichton, afferma: “non credo sia Crichton. E’ un romanzo postumo, ‘trovato’ nel computer di un’artista prematuramente scomparso.” E quando le stellette non bastano cerca di rimediare:

Il simbolo perduto 
Di Dan Brown
5 stellette. 
Stupendo!
Se potessi dargli 5 stelle, gliene darei.
Ma è nel giudizio fulm
ineo, nella parola-icona che Andrea dà il meglio di sé. Il giudizio è spesso racchiuso ed elegantemente espresso in una o due parole: “Meraviglia”, “Denso di atmosfera”, “Tech-noioso”, “Speculativo”, “Una poesia”, “Scacchistico”, “Stalinista”.
Per tacere di quando – ma è un attimo – Andrea si abbandona alla critica della società:
Follia
di Patrick Mcgrath:
5 stellette. 
Le marionette
Follia è come un gioco di marionette, dove non si riesce a capire chi impersona la persona malata e chi invece è quella sana, forse il messaggio di fondo, senza voler svelare il finale, è che siamo tutti un pò malati.   
- – - - 
Questa non è che la punta dell’iceberg. E se si fa al contrario il risultato non cambia.
Della Divina Commedia Juakino95 scrive:
Lo si può leggere in modi diversi: si può pensare di avere fra le mani un capolavoro, una lunga poesia, un testo storico… 
Io per esempio l’ ho letto considerandolo più che altro una novella fantasy od horrorifica, e insieme l’ ho considerato un esempio di recupero di personaggi della mitologia greco-latina ottimamente riuscito inserito in un Ade del tutto re-inventato. 
Spero di non far rivoltare Dante nella tomba con questa mia recensione… se sentite di un terremoto a Ravenna non dite che è colpa mia!
Sui Promessi sposi i pareri sono contrastanti. A chi lo consiglia – ma con qualche riserva – come lettura “extrascolatica” (per Rosispri “resta il numero UNO dei romanzi italiani! Sarà anche paternalista,svaluterà l’agire umano perchè non si muove foglia che Dio non voglia!ma come scrive lui in italiano non scrive nessuno!”), c’è chi, come Antonello Dinapoli, risponde: “Uno pensa che sia uno di quei libri che, riletto dopo il Liceo, ti fa riscoprire la letteratura spontanea, il piacere di legarti ad un grande classico per il puro gusto di farlo tuo. Non è vero.” – mentre Marta ci tiene a precisare: “Io faccio tutt’ora il liceo. L’ho letto due anni fa , tutto. Senza saltare capitoli.”. 
Per un altro dei libri che spesso si leggono a scuola, Il sentiero dei nidi di ragno, c’è addirittura una sorta di piano di lettura (fornito da Uscua):
Libro fino a due capitoli prima della fine= semplice storia. 
Ultimi due capitoli= il vero libro.
Insomma, sembra una storia semplice, giusto alla fine si vedono delle scene che mi sono piaciute molto. 
e una precisa avvertenza al lettore, da parte di Marco St.: “Per chi lo volesse leggere, aspettatevi un impatto da quattro stelle.”
Venendo ai giorni nostri, è su Gomorra che i recensori anobiani si sbizzarriscono. Di Saviano Fabio Akbar scrive: “Uno sbarbatello di 25 anni pubblica un libro che sbugiarda i parrucconi saccentoni di mezza Italia sul tema che tutti sanno per leggere l’Ansa mentre lui prende la vespa e va a vedere i morti con i suoi occhi.”; mentre Eurosia si lancia in una metafora: “Nascere in certi luoghi significa essere come il cucciolo del cane da caccia che nasce già con l’odore di lepre nel naso. Contro ogni volontà, dietro la lepre ci corri lo stesso: anche se poi dopo averla raggiunta, puoi lasciarla scappare serrando in canini.”. Sono più di uno, poi, gli avvertimenti al “lettore del Nord” – “sentendosi ‘estraneo’”. C’è la critica all’editore per una fuorviante strategia di marketing (da LaMiky):
Probabilmente è colpa mia data la molta troppa pubblicità lo pensavo più un libro di stomaco di forza di denuncia ma in modo diverso. Gli dò atto comunque che è un libro scomodo per molti e che fà riflettere. Comunque difficile da leggere. 
mentre Zabo2 lamenta che il libro non racconti “cose piacevoli e soprattutto non sono delle novità” e Lady Mercury, evidentemente in polemica con Wu Ming 1, sentenzia: “sicuramente non un romanzo…”.
Per il Diario di Ann
a Frank
– che per qualche motivo ritorna spesso su questo blog – c’è addirittura un tema, che Nany [14 anni] ha “fatto per scuola e che è stato letto davanti a tutta la scuola”, che fa:
“Ho letto il suo diario nella versione integrale tre anni fa, e ricordo quanto mi abbia colpita, tanto da causarmi incubi e…lo ammetto, per un po’ ho dovuto tenere la luce accesa prima di addormentarmi! Mi chiedevo se non le potesse dar fastidio mettersi a nudo di fronte a così tanti lettori, e mi terrorizzava pensare a una sua possibile vendetta: avrebbe potuto uccidermi nel sonno, o augurarci la sua stessa sorte… Ma poi ho capito che non l’avrebbe mai fatto, perché era davvero una persona meravigliosa.”
C’è LadyMarian che dice che “questo libro [l']ha iniziata alla tragedia della shoah in maniera umana, passionale, intensa…”, ma soprattutto c’è Ethan Lord 71 [38 anni]:
Sembra quasi il precursore di un grande reality. Non mancano litigi, coalizioni, continue lotte per accaparrarsi la patata più grande del bollito, la corsa per usare il bagno prima degli altri. Ma qualcosa e’ diverso. La piccola Anna e’ sia concorrente (non ha certo partecipato al casting) che presentatrice, le nomination non servono e non potrebbero essere d’aiuto.
Si potrebbe andare avanti così all’infinito. E certo, aNobii non è solo questo, Internet non è solo questo. Ci stanno un sacco di pesone fantastiche che scrivono cose fantastiche e profonde e bellissime e magari il mondo fosse equo e democratico e bellissimo come il Web 2.0. Ma prima, prima, c’è Silently che di Delitto e castigo dice:
Hai capito ‘sti russi…
…che poi uno magari non se li legge perchè sono mattonazzi, ma non abbiate paura, miei prodi! 
Questa prosa scorre via come l’acqua! Questi personaggi sono così profondi! 
e c’è Lidia, che sbotta su Joyce (Ulisse):
Questo libro, per nulla scorrevole, venduto con una guida alla lettura (questo la dice lunga!), richiede, almeno per quel che mi riguarda, una grande concentrazione che spesso non riesco a mantenere. Posso accedere a questo libro solo in certi momenti di vera distensione che, ovviamente, si trasformano subito in momenti di giramento di p***e. Ne vale la pena? 
e c’è Cantafiabe, per lo stesso libro:
21/02/2010: se vinciamo la Champions lo leggo, promesso.
e c’è pure Mauro:
Infinite Jest è un libro di quelli che realizzi veramente di averlo finito solo quando il giorno dopo ti ritrovi ad aspettare l’autobus con in mano un libro di Bukowski
e, per lo stesso libro, Alessio:
Delle cinque stelline una è per me, che sono stato in grado di leggerlo tutto, note incluse.
Ci stanno, infine, Serenus e Andrea: il primo in preda al una specie di complottismo letterario (per L’arcobaleno della gravità scrive: “Non è che ogni libro incomprensibile scritto da un americano viene esaltato come un capolavoro?”), il secondo che in poche righe ci snocciola un modello interpretativo (a proposito di Delitto e castigo):
I classici
Quasi tutte le recensioni che ho letto parlano di capolavoro, di colpi di scena magistrale, di qualcosa di indimenticabile, del Libro che si vorrebbe non finisse mai e tutte queste sviolinate.
Ora forse sono io che non sono abituato agli scrittori dell’800, ma a me il libro pare una gran noia, senza nessun colpo di scena e quelli che ci sono fanno sorridere, di un discorso pesante e spesso fuori tema su argomenti che non c’entrano nulla, di personaggi poco o per niente definiti.
Un linguaggio prosaico pieno di
esclamazioni di stupore quando non si capisce da cosa provenga questo stupore.
Un unico punto positivo è l’ambientazione, anche se appena tratteggiata e mei approfondita oltre al livello di mediocrità/sufficienza.
Boh…
Meno male che c’è la narrativa contemporanea di oggi, che probabilmente sarà la letteratura classica di domani.

God hates us all

aprile 12th, 2010 § 1 commento

D: Dunque, da cosa possiamo cominciare? OK, intanto diamo il benvenuto a Laura Del Fiore. Ciao Laura.
R: Ciao ragazzi.
D: Laura Del Fiore, per chi non lo sapesse – ma chi non lo sa? – è la protagonista della fiction di successo di Raiuno Tutti Pazzi Per Amore, giunta alla seconda stagione. Giusto?
R: Esatto.
D: Ma oggi siamo qui per parlare del suo libro, perché Laura è anche scrittrice. Il libro si chiama Innamorate pazze, è edito da Rizzoli per la collana 24/7 e da poco è uscito in libreria. Allora, Laura, intanto ti chiedo perché sei passata a Rizzoli, lasciando l’editore che, nella serie, ti ha portata al successo, Castoni.
R: Beh, ecco, è più semplice di quanto si pensi. Castoni mi ha scoperta e gli devo il mio successo come autrice, ma in effetti non aveva una giusta distribuzione. A livello nazionale, dico. Principalmente, poi, è che non esiste.
D: Stai dicendo che una casa editrice senza una adeguata distribuzione è come se non esistesse?
R: No, no. Cioè, volevo dire che Castoni, come casa editrice, proprio non esiste.

D: Bene. Allora, Laura, veniamo a te. Veniamo alla scrittrice Laura Del Fiore. Ti abbiamo visto curare la rubrica della posta del cuore per la rivista femminile per cui lavori, ma come è stato cimentarsi con la stesura di un libro?
R: Oddio, questo proprio non te lo so dire.
D: Immagino. Scrivere un libro avrà i suoi pro e contro. Sentimenti contrastanti. 
R: Immagino. Il fatto è che il libro non l’ho scritto io, quindi non ti so dire come è stato scriverlo. 
D: Ci stai dicendo che non hai scritto il tuo libro?
R: No. Voglio dire, mi sembra piuttosto ovvio. Io sono un personaggio di finzione. Per il libro hanno preso un ghost writer. Per quanto ne so potrebbe essere lo stesso che usano per Bruno Vespa.
D: Bruno Vespa credo pubblichi con Mondadori.
R: Vedi? Non ne so proprio niente di queste cose. Conosco solo Castoni. Ah, e una ventina di piccole case editrici indipendenti, che potrebbero essere inventate come reali. 
D: Allora la domanda sulle tue abitudini di scrittura la devo depennare.
R: No, a questa posso rispondere. Io in genere scrivo nelle scene in cui mi si vede scrivere. Di solito è un montaggio alternato: ci sono io che scrivo e le reazioni di altri che leggono quello che sto scrivendo. Sai, per un contatto diretto coi lettori. Se no ci sono sempre io che scrivo e gli altri personaggi che fanno altre cose, e quello che sto scrivendo serve da commento. A proposito di commento, ovviamente spesso scrivo con una musica di sottofondo.
D: Che tipo di musica?
R: Ma, non lo so. Non la scelgo io. 
D: Puoi raccontarci qualcosa del libro? Qualche episodio divertente?
R: No, mi dispiace. Aspetta, però, fammici pensare. No, no. Non posso dire nulla – non ci sono scene in cui leggo il mio libro. Del resto, sarebbe stupido.
D: Cosa? Leggere il tuo libro?
R: No, volevo dire: io che leggo il mio libro. Anche se, insomma…
D: Cosa?
R: Niente, niente. Però, dài, ce ne vuole per andare a spendere sedici euro per un libro firmato da un personaggio di finzione, che potrebbe essere stato scritto un quarantenne obeso di Gallarate che vive a casa con la madre e impaglia scoiattoli.
D: Lo sai che ti potrebbe arrivare una querela dalla Rizzoli, sì?
R: Allora non ci siamo capiti: io non esisto veramente. Non sono reale. A chi la mandano la querela? A Laura Del Fiore residente in Via degli Unicorni, un fantastiliardo?
D: Vabbe’, Laura, abbiamo capito. Ma, insomma, il tuo non è mica il primo libro firmato da uno che non esiste. E poi tutti i discrosi sull’autore, sul peso del nome dello scrittore, la morte dell’autore. E’ comunque più importante il testo dell’autore, e, secondo alcuni, lettore  e autore sono pari nella creazione dell’opera letteraria.
R: Senti bella, queste stronzate saranno pure vere, ma non valgono certo per un libretto da due soldi il cui unico selling point è il mio nome in copertina.
D: Sì, ma non è che adesso perché non esisti sei pure libera di fare la stronza.
R: Non mi sembra…
D: No, davvero. Anzi, sai che ti dico?  
R: 
D: Laura? Laura Del Fiore?
R: 

Προς τόν απαίδευτον καί πολλά βιβλία ωνούμενον, o Adversus indoctum et libros multos ementem

aprile 7th, 2010 § 2 commenti

Marcello Dell’Utri fa cultura.
Quando non fonda partiti, non concorre esternamente in associazione mafiosa [in primo grado], non froda il fisco [patteggiamento] e non tenta estorsioni [prescrizione], Marcello Dell’Utri fa cultura.
È il presidente della Fondazione Biblioteca di via Senato – che è anche casa editrice di libri “meritevoli di essere letti e riletti”, come: Filippo Facci, Fumo negli occhi. Le crociate contro il tabacco e altri piaceri della vita, pp. 208, € 14 -, è il fondatore del Circolo dell’Utri di Milano – che, nonostante il nome, si dedica ad attività culturali e del tutto legali -, è il fondatore e l’editore del “settimanale di cultura” Il Domenicale – che nella sezione Approfondimenti del sito web pubblica interventi dai titoli eloquenti quali “A morte i critici e i giovani scrittori. Sono loro, insieme agli autori impomatati e agli editor furbi furbi, i colpevoli del degrado culturale. Nel mondo dei magazine e della televisione vince la mediocrazia. Anche nella letteratura” e “La fine del 25 Aprile. Sessant’anni di liturgia resistenziale e di mistica antifascista non sono bastati a fare di questa data il simbolo dell’identità italiana, che forse vale la pena di fondare altrove” e ancora “LA CENA DEI CRETINI. La rivoluzione francese ci ha lasciato solo il sistema metrico decimale. In compenso, nei salotti dei philosophes illuministi si gettarono le basi del razzismo. Con buona pace dei tanti progressisti, orfani del comunismo, che oggi amano definirsi nipotini dei Lumi” e poi (non poteva mancare) “Ciao Darwin – Il crepuscolo dell’evoluzionismo. Al mito dell’uomo-scimmia non crede più nessuno. Per primi gli scienziati. Perché allora insistere?“.

Cultura, quindi. Marcello Dell’Utri è un politico, un indagato e un uomo di cultura. Uomo di cultura e bibliofilo. 
È noto come Dell’Utri riceva periodicamente manoscritti inediti rarissimi. Nell’ultimo mese si è molto parlato del capito mancante di Petrolio, di Pier Paolo Pasolini, intitolato Lampi sull’Eni, che Dell’Utri avrebbe in possesso ma che si rifiuta di mostrare ad altri – tanto è bibliofilo, ha paura che glielo sciupino. Nel 2007, invece, fu la volta di un Auctor dellutriano, Benito Mussolini ["Mussolini ha perso la guerra perché era troppo buono", ipse dixit], del quale il dotto Dell’Utri si disse possessore dei diari del periodo 1935-39, diari già dichiarati falsi nel 1980 e per sicurezza una seconda volta, una decina d’anni dopo.
Possiamo solo immaginare quali altre sorprese rivervi la sua biblioteca.
Dishonorata
Marcello Dell’Utri conserverebbe il capitolo finale tagliato dall’editore del famoso romanzo di Emilio Salgari, Il Corsaro Nero
Nel capitolo, intitolato Dishonorata, il Corsaro Nero – che nella versione che conosciamo vedevamo piangere perché costretto ad abbandonare in mezzo al mare Honorata Wan Guld, di cui era innamorato – decide di tornare sui suoi passi e riportare a bordo della Folgore la bella Honorata, abbandonandosi alla passione più sfrenata, e coinvolgendo i suoi compagni di avventure: Carmaux, Wan Stiller, Moko e il luogotenente Morgan. Secondo indiscrezioni, il romanzo non si concluderebbe dunque con la frase “Guarda lassù! Il Corsaro Nero piange”, ma con “Guarda là sotto! Il Corsaro Nero spinge”. 
Il capitolo mancante sarebbe giunto nelle mani di Dell’Utri tramite un suo vecchio amico e collega – di cui non è stato rivelato il nome – che a sua volta aveva scoperto il prezioso manoscritto tra le carte della sua collezione di letteratura erotica.
Il ritrovamento getta anche una nuova luce sul mistero che avvolge la morte di Salgari. Secondo la vulgata, lo scrittore corsaro si sarebbe suicidato il 25 aprile 1911, vessato da ristrettezza economica e troppo lavoro. Potrebbe però essersi deciso a commettere l’insano gesto come protesta contro la censura o, peggio, essere stato assassinato dal suo editore, Enrico Bemporad, al grido di “Tu scrivi queste porcherie e noi ti paghiamo coi soldi di Pinocchio. Ti sembra sano?”.
Paolo Zanotto, ex-sindaco di Verona, città natale dello scrittore, si costituirà parte civile in un ipotetico processo. 
Il diario vero
Marcello Dell’Utri sarebbe in possesso del diario di Anna Frank, quello vero.
Il diario pubblicato ad Amsterdam nel ’47, secondo la ricostruzione filologica di Dell’Utri, sarebbe un falso. Egli ha annunciato di aver ricevuto dai figli di un partigiano deceduto, di cui si rifiuta di rivelare il nome, il vero diario di Anna Frank: un manoscritto di una  cinquantina di pagine, molte delle quali coperte da scarabocchi e disegni di pony e unicorni. Secondo indiscrezioni, questo autentico diario conterebbe giusto un centinaio di parole, se si esclude il nome Anna Frank, scritto quasi su ogni pagina, in stili diversi. I testi sarebbero per lo più liste di libri e film preferiti, elenchi di capi di abbigliamento desiderati, abbozzi di lettere d’amore a Peter van Pels e testi di canzonette.
Alcuni storici si sono espressi in favore dell’autenticità, ma secondo altri, la scritta Smemo impressa sulla copertina potrebbe far pensare a un falso.
Un eroe, a modo suo
Marcello Dell’Utri ha dichiarato di avere un romanzo inedito di Luigi Pirandello, il cui titolo dovrebbe essere Un eroe, a modo suo o Eroe a suo modo.
Secondo indiscrezioni, il romanzo narrerebbe le vicende di un uomo della malavita siciliana emigrato in Brianza alla vigilia della Grande Guerra. Lì viene assunto come stalliere e conduce una vita proba, cercando di redimersi dai peccati di cui si era macchiato nella natìa Palermo, anche con l’aiuto del suo gentile e comprensivo Padrone – non meglio indicato – finché non viene nuovamente incriminato, questa volta per il tentato rapimento di un vitello, proprio il vitello preferito del Padrone. Sebbene l’uomo sia innocente, decide di assumersi il ruolo di colpevole, la maschera del cattivo, ma muore di crepacuore prima di poter essere condannato. Il romanzo, intriso della tipica ironia pirandelliana, si chiude con l’ode funebre del Padrone, piena di pathos e affetto nei confronti del vecchio stalliere che viene definito, appunto, “un eroe, a modo suo”.
Il prezioso inedito, che ha suscitato persino l’interesse dell’Accademia Svedese, doveva essere esposto al pubblico nell’ambito di una Fiera del Libro patrocinata dallo stesso Dell’Utri, ma all’ultimo è stato sostituito da un vecchio numero di Topolino.
Untitled
Ovviamente, non poteva mancare sullo scaffale di Marcello Dell’Utri un inedito di J.D. Saling
er.
Di questo volume non si hanno molte notizie, principalmente perché Dell’Utri non sa l’inglese e non conosce nessuno che glielo può tradurre senza finire per ricattarlo. Sappiamo solo che si tratta di un dattiloscritto di centodue pagine un po’ ingiallite, in possesso di Dell’Utri già da quando era amministratore delegato Fininvest. In un’intervista al Corriere della Sera del 4 marzo 1985,  Dell’Utri dichiarava: “Un amico di mia figlia vorrebbe che facessimo un adattamento del Giovane Holden, così abbiamo scritto all’autore e lui ha mandato a me personalmente un libretto, cho forse è già una sceneggiatura, non so bene. Sulla prima pagina c’è scritto qualcosa tipo fuc iou, che credo sia come loro dicono grazie, e poi c’è scritto, credo, tu undret reason vui i ate iou. Boh. Staremo a vedere.”

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