Genio, incompreso
settembre 26th, 2010 § 2 commenti
Jukebooks
luglio 17th, 2010 § Lascia un commento
America’s Next Top Novel*
giugno 24th, 2010 § Lascia un commento
Ne avevamo accennato un mese fa e ora, con un sacco di tempo di ritardo, ci torniamo.
Venti scrittori sotto i quarant’anni selezionati dalla prestigiosa rivista americana ecc. ecc. in base – da quanto si legge nell’editoriale - non solo al talento e alla padronanza di linguaggio e storytelling, ma [o potremmo dire "quanto"] alla loro ambizione.
[...] they are all aiming for greatness: fighting to get our attention, and to hold it, in a culture that is flooded with words, sounds, and pictures; fighting to surprise, to entertain, to teach, and to move not only us but generations of readers to come.
And that’s what you missed
maggio 20th, 2010 § Lascia un commento
Mentre gb spendeva sei euro e ottanta per inviare sette pezzi di carta via fax, ludmilla ha deciso di prendersi un e-book reader. E’ andata nel negiozio di elettronica più vicino a casa sua, ha chiesto al commesso e lui ha risposto: “Cos’è un e-book reader?”. Si è detta che ne comprerà uno più o in là, magari su ibs.it. Si è immaginata il pacco con dentro l’attrezzo e un coupon per cinque eruo di sconto se ne spendi almeno cinquanta – in e-book.
Delitto per delitto
aprile 27th, 2010 § Lascia un commento
Non teme che si possa attribuire questa rapida successione di opere a un sordido motivo? Si penserà che lei lavori solo per l’attrattiva del guadagno.
Supponiamo pure che, tra gli altri motivi che mi possono spingere ad apparire più frequentemente davanti al pubblico, io calcoli anche i grandi vantaggi che sono il prezzo dei successi letterari; questo emolumento è la tassa volontaria che il pubblico paga per un certo genere di divertimento letterario; non viene estorta a nessuno, e viene pagata, credo, solo da quelli che se la possono permettere, e che ricevono un godimento proporzionato al prezzo che pagano. Se il capitale che è stato messo in circolazione da queste opere è considerevole, esso è stato forse utile a me solo? Non potrei forse dire a cento persone come il bravo Duncan, fabbricante di carta, lo diceva ai diavoli più ribelli della tipografia: Non avete forse anche voi partecipato al guadagno? non avete avuto i vostri quindici soldi? Penso, confesso che la nostra Atene moderna mi debba molto per aver stabilito una fabbrica così vasta; e, quando si sarà accordato a tutti i cittadini il diritto di votare alle elezioni, conto sulla protezione di tutti gli operai subalterni che la letteratura fa vivere, per ottenere un posto in parlamento.
God hates us all
aprile 12th, 2010 § 1 commento
Intervista esclusiva a Davide Maestro
marzo 15th, 2010 § 6 commenti
La sua agente mi ha spiegato che la rinuncia è avvenuta dopo la discussione con Paolo Di Stefano e il Corriere della Sera. Sembra infatti che Di Stefano avesse interpretato come messaggio di Maestro le prime lettere di ogni riga di un articolo sull’Isola dei Famosi, mentre la risposta dello scrittore era da leggersi collegando le prime lettere di ogni riga di un articolo sull’alopecia. “La cosa assurda”, mi ha detto l’agente, “è che quello che veniva fuori in entrambi i casi era identico.”
Non si trovano in giro molte foto di Maestro. Sulla quarta di copertina dei suoi due libri appare con gli occhiali, il naso e i baffi finti à la Groucho Marx. Su internet sono disponibili solo primi piani sfocati e foto di gruppo in cui lo scrittore fa capolino dalle retrovie. Ora che ce l’ho davanti, però, sono costretta a dare ragione a chi parla del suo fascino come qualcosa di irresistibile.
Devo stare attenta a non fargli l’occhiolino.
Devo anche stare attenta a non fargli domande che non riguardino il suo ultimo romanzo. “Se gli chiedi quello che ha mangiato ieri sera”, mi ha detto la sua agente, “si alza e se ne va. Magari ti pesta un piede”. Quindi, non solo niente domande sulla sua presunta partecipazione alla stesura della sceneggiatura dei film di Giovanni Veronesi, ma devo anche tacere sul suo progetto di rivista letteraria, il cui primo numero dovrebbe uscire nel giro di pochi mesi.
Al centro del suo ultimo romanzo, Le tartarughe lo fanno meglio (Minimum fax, 21 euro), c’è un giovane intellettuale che vive nella Capitale e combatte contro il proprio gemello cattivo, il quale tenta – quasi in ognuna delle 460 pagine – di impedire al protagonista di scrivere un romanzo erotico sulle tartarughe marine. Gli chiedo quanto ci sia, in tutto questo, di autobiografico.
Maestro, il protagonista del suo romanzo e, ovviamente, il suo gemello hanno tutti ventisette anni e non sono estranei agli ambienti dell’intellighenzia capitolina. Lo scrittore si è laureato in linguistica con una tesi sul linguaggio degli addestratori di animali marini. Il suo romanzo d’esordio (Te l’ho detto cento volte: mi chiamo Maestro Davide, Ponte alle Grazie) è stato salutato dalla critica come un piccolo gioiello, capace addirittura, secondo alcuni, di “inaugurare un nuovo genere letterario: la narrativa post-intelligente“.
“Non potremmo essere più diversi”, spiega Maestro. “DM, il protagonista del libro, capisco che a un occhio inesperto e superficiale possa sembrare simile a me, ma chi mi conosce bene sa che lui si caccia in situazioni e dice cose che con me non hanno e non avrebbero mai nulla a che fare. Per esempio, quando nel secondo capitolo si fionda in un ristorante di Fiumicino e inizia a gettare a terra tutti i piatti di pesce e poi entra in cucina e butta il cappello del cuoco nella friggitrice della paranza”, ride, “ecco, quello non lo farei mai. Anzi, non sono nemmeno mai stato oltre l’aeroporto, a Fiumicino”.
Si ferma per scolarsi il vermouth e riprende. “E’ la stessa cosa successa col primo libro. Come se dato che c’era il mio nome nel titolo tutto quello che veniva dopo dovesse per forza essere vero. Io non ho mai ammazzato nessuno. Non l’ho fatto. Né ho intenzione di farlo. No. Niente omicidi. Niente di niente. Amen.”
A questo punto ordino da bere anch’io. Approfittando dell’imbarazzante silenzio che si è creato, gli chiedo se non si sentisse sotto pressione mentre lavorava a questo secondo libro, dato l’entusiasmo con cui era stato accolto il primo.
“Be’”, dice, “la pressione c’era. Eccome, se c’era. Si aspettavano tutti qualcosa che fosse più che all’altezza dell’esordio. C’è stato un periodo in cui ricevevo anche dieci mail al giorno da Ponte Milvio. Per fortuna i due mesi che ho passatto allo Zoomarine per le ricerche sul campo mi hanno aiutato a stare coi piedi per terra. E poi finalmente il libro è uscito. E sembra che stia andando bene, no?”
Gli chiedo se si rende conto di essere diventato un culto che sta ormai varcando i confini dell’underground. Sorride e mi risponde che si sente come il vincitore di un talent show della tv. Guardandomi dritta negli occhi aggiunge: “Ho anche la mia Mara Maionchi”.
Sorrido e gli faccio l’occhiolino.
Col lanternino
marzo 4th, 2010 § Lascia un commento
Siamo una nazione di fini autori di gesti. Uomini e donne che trascendono con piccole azioni, un popolo condannato a creare poesia. Io non sono diverso, e mi muovo goffamente all’interno di quella tradizione grandiosa. I nostri eroi saltano con i loro destrieri su precipizi montani, cadendo incontro a una morte gloriosa. Si iniettano del veleno e languiscono in nome del progresso medico. Inevitabilmente i nostri eroi muoiono, o muoiono le loro speranze, e questo è un malinconico motivo di vanto per il nostro popolo paziente. Come e quando, il metodo e il momento per una sconfitta finale e solitaria. E’ l’arte in cui eccelliamo di più.
[Daniel Alarcón, "Una tecina per rimanere soli"]
Non è un idiota.
Se volete leggere, in traduzione, qualcosa di suo, trovate Guerra a lume di candela, una raccolta di racconti, l’esordio. L’editore è Terre di mezzo.
Se l’avete letto, vi è piaciuto, e vi vorreste dedicare al suo secondo libro, il romanzo Lost City Radio, be’, sono cazzi vostri. Ché se i racconti almeno un piccolo editore s’è degnato di pubblicarli, del romanzo sembra non esserci traccia, in Italia. Googlando a destra e a manca si scopre che lo doveva aver pubblicato Rizzoli addirittura nell’autunno del 2008, ma sul sito della casa editrice se cerci Alarcón non ti rispondo nemmeno. Il che può significare tre cose: o a Rizzoli non hanno mai sentito parlare di questo tizio [io voto per questa], o hanno comprato il libro ma poi hanno pensato che era meglio lasciarlo nel cassetto, o l’hanno pubblicato, ma in un universo parallelo in cui Rizzoli è ancora una gloriosa casa editrice [un universo in cui Angelo Rizzoli non è morto e non ha avuto figli].
Del resto, è così che si costruisce un pubblico di lettori: pubblicando bei libri e dando collane che hanno fatto la storia in mano ad anziani senza collo.
Read the news, today (Oh boy)
febbraio 19th, 2010 § 5 commenti
Se lo scorso otto dicembre eravate per le strade di San Francisco a inseguire qualcuno, a fare gli hippies o a fare gli omosessuali, potevate comprare una copia del San Francisco Panorama per cinque dollari. Io, l’otto dicembre, ero a Via della Conciliazione, a Roma, a comprare un presepe per mia madre, così ho dovuto aspettare che andasse in ristampa [la prima tiratura è finita in un attimo], che venisse messo in vendita on-line [a gennaio] a sedici dollari e fosse possibile comprarlo da ibs.it [per tredici euro e mezzo]. Mi è arrivato ieri.
Il San Francisco Panorama è il numero trentatre della rivista letteraria McSweeney’s Quarterly Concern – quella fondata da Dave Eggers, che ogni volta è diversa – ed è un prototipo di quotidiano. Arriva in una scintillante busta di plastica argentata e trasparente [per far vedere la testata, disegnata da Daniel Clowes]. Sul retro si legge: “A celebration of the newspaper”. Dentro alla busta, oltre al quotidiano c’è un magazine e la Panorama Book Review.
Il quotidiano è un po’ più grande del Corriere della Sera e è diviso in dieci parti – inclusa quella con la storia di Stephen King alle World Series e la Comics Section – più un poster e un cartoncino di Chris Ware pieno di roba à la Chris Ware. C’è anche una specie di foglietto illustrativo che si chiama Information Pamphlet, dove è specificato tutto quello che si poteva specificare: i font [Sabon, Verlag e Filosofia], i software [Quark X-press 8, Photoshop e Illustrator], le cose che sono state tagliate. Soprattutto, c’è un dettagliatissimo conto spese dal quale si ricava che ogni Panorama [tutto incluso] è costato sei dollari e novantotto, che le spese “editoriali” ["all the contributors, plus supplemental staff, equipment, copyediting, one lamb, etc."] hanno leggermente sforato gli ottantamila dollari e i ricavi della raccolta pubblicitaria sono arrivati a sessantamila [c'è anche un'inserzione di Internazionale].
A questo punto dovrei dire quello che c’è dentro, al quotidiano, ma non credo che lo farò, perché è davvero troppa roba. Da un pezzo sulle sopracciglia di Michelle Obama a cinquantotto foto per spiegare passo dopo passo come si prepara l’agnello. Dal fumetto di Dan Clowes intitolato The Christian Astronauts a un reportage sul nuovo ponte tra San Francisco e Oakland. Più l’oroscopo e i giochi. Più la lista dei distributori di San Francisco dove la benzina costa meno. Più i bambini che recensiscono i film per bambini. Più – e questa è la cosa che più sbalordisce [proprio così] a una prima occhiata – una veste grafica straordinaria.
Il San Francisco Panorama è arte tipografica al suo meglio. Se non fossi una bibliomane che se solo potesse conserverebbe sottovuoto tutti i suoi libri, potrei prendere ogni pagina, incorniciarla e appenderla alle pareti del mio spoglio appartamento da bibliomane.
Sotto questo punto di vista, il magazine è un po’ deludente. E’ elegantissimo, certo, ma abbastanza da diventare noioso. Dentro c’è Michael Chabon che parla del Power Pop, Chip Kidd dei biglietti del treno ["perhaps the planet's most confusing use of paper."], e una tavola rotonda sulla distribuzione dei film.
La Book Review ci riporta al sensazionale. Oltre alle recensioni [sette in totale] ci sono due “very short” stories di mezza pagina, una nonfiction su i modelli che posano per le copertine dei romanzi rosa, un’utilissima tabella con la pronuncia corretta di molti nomi di scrittori [dove si scopre che Chabon si pronuncia "SHAY-bahn" e Palahniuk "PAHL-a-nik"], un racconto di George Saunders che comincia così: “Deer Reeder: First may I say, sorry for any werds I spell rong. Because I am a fox!” e finisce così: “If you want your Storys to end happy, try being niser.” [me lo farò tatuare da qualche parte], e un racconto di James Franco [quello che faceva il fidanzato di Sean Penn in Milk e il fidanzato (?) di Tobey Maguire in Spiderman], che ha preso lezioni di scrittura creativa e quest’anno dovrebbe pubblicare un romanzo.
Considerate che questo non è nemmeno un quarto di tutto quello che c’è nella busta di plastica del numero trentatre di McSweeney’s. Ma considerate anche che è solo un prototipo, che molto è stato escluso, ecc. ecc.
Ora considerate quello che ho detto che sta scritto sulla confezione. “A celebration of the newspaper”.
Nonostante il progetto fosse nato per dimostrare quanto si può ancora fare con i giornali, per suggerire una via d’uscita dalla crisi che da un sacco di tempo ormai ha colpito i quotidiani [prima che colpisse l'editoria libraria], il San Francisco Panorama non è altro che una celebrazione intesa come commemorazione. E’ una superba orazione funebre, un monumento [nel senso proprio del termine] a tutto quello che la stampa ha fatto di bello, a quello che il medium giornale ha rappresentato per noi. Certo, potrebbe offrire idee interessanti per addolcire l’agonia dei quotidiani, forse addirittura servire da modello per un quotidiano di transizione in grado di affiancare [seppure a qualche metro di distanza] i giornali online prima che questi prendano definitivamente il sopravvento, ma, alla fine, a che servirebbe?
Se intorno al 1910 la neonata industria automobilistica avesse indetto un congresso per studiare il futuro del cavallo, la discussione si sarebbe accentrata sulla necessità di scoprire nuovi compiti per questo animale e nuove forme d’addestramento per accrescerne l’utilità.
– Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare
And, in the end, the love you take is equal to the love you make
febbraio 13th, 2010 § 1 commento












