Che è(,) il Burundi?

settembre 20th, 2010 § 1 commento

“Sembra che stia per ricominciare la guerra civile”.
Immagino che siano molto poche le volte in cui ci si può sentir rispondere una roba del genere, in assoluta serietà.
Siamo in un ristorante sul lago a festeggiare il compleanno di qualcuno. Sono quasi le quattro e del pomeriggio e ci aspetta ancora la frittura di pesce. Gli altri invitati parlano di gente che non conosco – non li ascolto. Seduto accanto a me c’è M. Se io non so bene di cosa parlino gli altri, lui non ne ha idea. Se ne sta in silenzio a giocare con le molliche di pane sparse sulla tovaglia, finché non gli chiedo come sono andate le elezioni. Mi risponde quella roba qui sopra, sulla guerra civile, e aggiunge: “L’altra settimana un gruppo di uomini armati ha circondato degli operai che lavoravano la terra del Presidente. Li accusavano di lavorare per il Presidente. In pieno giorno, ne hanno ammazzati nove”.
M. chiama gli agricoltori “operai”. Viene dal Burundi, dove è successo quello che mi ha raccontato.
« Leggi il seguito di questo articolo »

Le prove dell’esistenza di Topolino

settembre 2nd, 2010 § 2 commenti


“Io, bambino com’ero, ne restavo assai impressionato e stupito.”
- F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov
Ho ricevuto una Solida Educazione Cattolica. Uno zio prete, due genitori con un passato da catechisti, la messa ogni domenica che ha fatto Cristo, campi scuola parrocchiali [prima accompagnando i miei, poi da solo], due ore a settimana di catechismo in preparazione alla comunione [con l'aggravante di una catechista che era anche la mia maestra di italiano alle elementari, che spesso nelle ore in cui avrebbe dovuto spiegarci l'analisi logica ci parlava dell'Annunciazione - mai viceversa] e poi alla cresima [con l'aggravante di una catechista che era anche mia zia].
Non c’è bisogno di dire dei segni che tutto questo ha lasciato in me [e con "in me" non intendo certo "nel mio culo"], né che intorno ai quattordici anni ho sentito la necessità di leggere Voltaire e Nietzsche e di dire a un confessore: “Padre, il mio peccato è che non ho fede” – e non confessarmi mai più.
La mia separazione dalla Madre Chiesa è stata lenta, graduale e più tranquilla di quanto potessi mai sperare. Probabilmete mio zio prega perché la mia anima non bruci all’Inferno [non me l'ha mai assicurato] e mia madre ogni tanto borbotta “Certo, tu sei ateo!” come se dicesse “sei una testa di cazzo” [perché "testa di cazzo" è quello che vuole intendere veramente], ma ho avuto più problemi ad accettare di aver trascorso un bel pezzo della mia infanzia facendo cose che non hanno più senso per me ora, e facendole con passione e impegno [io ero quello che al catechismo scriveva le preghiere più belle, quelle che venivano lette a messa, nella pausa tra l'eucarestia e la benedizione finale]. « Leggi il seguito di questo articolo »

Jukebooks

luglio 17th, 2010 § Lascia un commento

Veniamo, come si suol dire, dopo i fuochi d’artificio. Si suol dire? Mia nonna lo dice, ma non ha ancora imparato il nome della pasticca per la pressione che prende da trent’anni, quindi non so quanto ci si possa fidare di lei.
Comunque, con colpevole ritardo celebriamo la nascita di Jukebooks, una collana di racconti curata da Alessandro Milanese e Alessandro Romeo per Quintadicopertina. O, per dirla con Rolling Stone, “la collana più r&r di Quintadicopertina”.
I racconti sono, per ora, quattordici. Dieci già apparsi su rivista. Uno, come gb aveva pomposamente annunciato, già apparso qui come racconto del mese. Un altro, come gb mi ha pregato di non dire, di gb stesso.
Sono in formato epub e sono gratis. Si sceglie quali scaricare con l’aiuto di: una breve descrizione della storia; la bio dell’autore; le persone, le cose e le città che assomigliano al racconto [tra i più citati, a parimerito: Carver, Sedaris e Dürrenmatt]; il tempo che ci vuole a leggerlo. Non vi resta che accendere i vostri ebook reader.
Come? Non ce l’avete? Non avete un ebook reader? Pronto? Siamo nel 2010.

PO! POPPOPPOPPOPO! I’m a loser, baby / So, why don’t you kill me

giugno 9th, 2010 § 1 commento

Il calcio mi annoia mortalmente e aspetto i Mondiali con lo stesso entusiasmo di una fiction di venti puntate su Camillo Ruini.
Questa frase mi ha fatto passare da insopportabile snob a mega-stronzo in ventidue parole, me ne rendo conto. Ma non ci posso fare nulla. E credetemi se vi dico che ci ho provato. Ho provato a farmi coinvolgere, ho provato addirittura a puntare sul nazionalismo, ma non è servito a niente.


La parte in cui accampo scuse
Potrei dire che il mio problema è radicato nell’infanzia. Quando andavo a giocare sotto casa mi facevano sempre fare il portiere perché ero grasso e perché ogni volta che chiedevo di non stare in porta facevo delle tremende figure di merda [al livello dell'autogol]. Del resto, anche come portiere ero penoso perché non ero abbastanza grasso e non mi buttavo [buttatevici voi sopra l'asfalto rovente delle tre del pomeriggio].
A questo aggiungo: 1) una profonda avversione per la retorica calcistica [da quella da due soldi dei commentatori di RaiSport a quella intellettualoide di chi usa il calcio come metafora di qualunque cosa]; 2) nessuna simpatia per la Nazionale italiana, i cui successi, per quanto ne so io [NB: non ne so niente], sono inversamente proporzionali alla bravura in campo; 3) un concetto di noia del tutto personale [ché se vedere una partita di calcio di novanta minuti mi annoia, posso stare per due ore e mezza seduto sul bordo di una poltrona del cinema a vedere un film tedesco in bianco e nero ambientato nel primo dopoguerra come fosse tutto un unico cliffhanger].
Ma mi accontento pure di mega-stronzo.

« Leggi il seguito di questo articolo »

Cotto e mangiato

maggio 24th, 2010 § 2 commenti

Compro più libri di quelli che posso leggere. Nel senso che non aspetto mai di arrivare alla fine di un libro per prenderne un altro, col risultato che accumulo volumi che forse dopo, appena ho finito questo, oppure no, dopo quest’altro che ho sul comodino, ma prima veniva quello che mi è arrivato ieri, no, no, aspetta, leggo questo e poi, forse, se me lo ricordo, gli altri li leggerò.
Perché lo faccio? Non lo so. Probabilmente non sono l’unico. Credo che molto dipenda dalla scarsa confidenza che ho io e hanno gli italiani in generale con le biblioteche [che per parte loro sono diffuse poco e male sul territorio, o sono poco fornite, ho vi prestano un libro solo se gli fornite un paio di faldoni di documenti sul conto vostro e della vostra famiglia, insieme a uno scritto in cui dovete parlare di voi e del perché vi piace leggere] – e non ci vanno di mezzo solo le biblioteche: i libri preferisco non farmeli prestare da nessuno e non li presto volentieri a nessuno. Ogni volta mi dico: “E se poi mi viene in mente una cosa, una frase, un titolo, e non posso andare a controllare sulla pagina?”. Ecco, questo mi sarà successo tre o quattro volte in ventidue anni di vita, ma è quanto basta. E non posso giustificarmi con qualche scompenso o robe del genere, robe del tipo “Quando sono depresso compro un libro” [pronunciato come fossi un personaggio di Sex and the City]. Io quando sono depresso, triste, o mi sento solo, abbandonato da tutti, o un fallimento totale – in tutti questi casi, mangio. Solo una volta ho comprato una cosa: caffè.
Tutto questo per dire che ho un sacco di libri che non ho tempo di leggere.
Questa rubrica poteva chiamarsi anche così, I libri che non ho tempo di leggere, invece si chiama Cotto e mangiato, con una simpatica e ironica allusione al best-seller di Benedetta Parodi, perché è una rubrica simpatica e ironica. Adesso cominciamo – il gelato si sta sciogliendo.

« Leggi il seguito di questo articolo »

And that’s what you missed

maggio 20th, 2010 § Lascia un commento

Un breve riassunto di quello che ci è capitato durante questi mesi settimane giorni di parziale inattività del blog.

Mentre gb spendeva sei euro e ottanta per inviare sette pezzi di carta via fax, ludmilla ha deciso di prendersi un e-book reader. E’ andata nel negiozio di elettronica più vicino a casa sua, ha chiesto al commesso e lui ha risposto: “Cos’è un e-book reader?”. Si è detta che ne comprerà uno più o in là, magari su ibs.it. Si è immaginata il pacco con dentro l’attrezzo e un coupon per cinque eruo di sconto se ne spendi almeno cinquanta – in e-book.

Nel frattempo, lia ha pensato che fosse una buona idea rimettersi a parlare con una sua vecchia fiamma.
Non lo era.
mt ha trovato un cinema chiuso un paio di volte e questo l’ha depresso più del solito. Poi è iniziato a piovere ed è rimasto sempre a casa, a vedere film di Alfred Hitchcock e a sviluppare una dipendeza dal Gran Soleil al cioccolato. In quegli stessi giorni gb ha finito di leggere il Corsaro Nero, che languiva sul suo comodino da un mese.
ludmilla ha visto in tv gli spot per la giornata del libro con Saviano e Benedetta Parodi e ha pensato che questo fatto da solo basterebbe a mettere la parola fine a tutte le discussioni, mentre lia prendeva in simpatia i cinesi, che, a suo dire, stanno distruggendo la nostra economia offrendoci la possibilità di fare quello che in anni di democrazia e liberismo siamo stati educati a fare: acquistare un sacco di roba a due soldi.
Nel frattempo, mt usciva dal letargo. Una donna bioda, elegante, che non aveva mai visto prima, ha bussato alla sua porta e l’ha messo a parte di un terribile segreto prima di morire con un coltello conficcato nella schiena. Lui voleva che venisse fuori la verità, ma è stato accusato dell’omicidio della donna e si è visto costretto a fuggire. Per qualche strano caso del destino, gb l’ha incontrato al British Museum.
ludmilla ha visto quell’episodio dei Simpson [forse vede troppa televisione] in cui il signor Burns compra tutti i mezzi d’informazione di Springfield tranne il giornalino di Lisa, che prima di desistere dà seguito a tutta una serie di altri giornalini indipendenti. Homer commenta che in quel modo invece di un gigantesco gruppo che controlla il 90% dei media ci stanno centinaia di svitati che stampano le loro inutili opinioni [più o meno. La citazione corretta è: "See Lisa, instead of one big-shot controlling all the media, now there's a thousand freaks xeroxing their worthless opinions"]. Ha pensato alle piccole e medie case editrici italiane, ma, davvero, non voleva. E’ stato più forte di lei.

[Il racconto del mese #5]

aprile 24th, 2010 § Lascia un commento

Stamattina mi sono alzato alle otto e mezza prestissimo, ho fatto colazione e sono andato al parco, per correre.
Ho corso per circa quindici minuti, poi sono tornato a casa e mi sono fatto una doccia perché ero molto, molto sudato. Già che c’ero, mi sono rasato [se vi state chiedendo come sto senza barba - perché non dovreste? - la risposta è che, a seconda della lunghezza dei capelli, sembro un dodicenne o una lesbica].
Poi avrei dovuto rifare il letto, invece mi sono sdraiato e ho chiuso gli occhi, così, per riposarmi un attimo.
Un’ora e mezza dopo mi sono svegliato. Era ora di pranzo, così ho messo a bollire l’acqua per la pasta. Mentre apettavo che le pipette rigatte cuocessero, ho accesso il computer per controllare la posta e, indovinate un po’? A lacollanadellaregina@gmail.com non era arrivata nessuna mail! Proprio così. Nessuna, zero, nisba.
Con l’eccezione di uno, non ci è arrivato nessun racconto. Mai. Il che non è proprio quello che pensavamo sarebbe successo chiedendo mese dopo mese di mandarne.
Per cui, cari scrittori in erba o aspiranti tali, che custodite gelosamente le vostre opere in una sottocartella nascosta nei Documenti del vostro pc, ascoltate qua:

Facciamo i complimenti a Angelo Macrì, perché il suo racconto, Neve, che è stato il nostro Racconto del mese numero 4, è stato scelto per essere pubbliato da una nascente casa editrice di e-book [che detta così magari non suona bene, ma è una cosa bella e ne riparleremo a tempo debito].

Capito?
Ma ora veniamo al racconto di questo mese.
Ci è venuto in soccorso un nostro amico, Ernesto Baj, che ci ha mandato una storia che si chiama Questa storia è una storia vera. Si chiama così perché è ispirata a un fatto di cronaca – insisto perché potrebbe sembrare di no – avvenuto a Roma, qualche anno fa. Mi ricordo che quando ne lessi, all’epoca, pensai “Forte!”; Ernesto Baj, invece, ci ha tirato fuori questo.
Come sempre, il racconto lo potete leggere qui.

Le recensioni su aNobii: la recensione

aprile 13th, 2010 § 2 commenti

Forse l’avrete sentito, ma il prossimo Nobel per la pace potrebbe andare a Internet. [Inserire battuta contenente i seguenti elementi: internet, dinamite, porno, nobel]. Nel caso non dovesse essere insignita di tale riconoscimento, l’Internet sappia che per almeno una cosa ["oltre al porno", facoltativo] le siamo tutti riconoscenti: il coming out degli idioti.
E’ solo grazie a Internet se, per la prima volta nella storia dell’Umanità, siamo davvero in grado di renderci conto di quanti stupidi popolino il pianeta. Internet ci ha dimostrato che dando a chiunque la possibilità di esprimersi e di farsi ascoltare, nessuno preferisce tacere  e lasciare che gli altri pensino che è un idiota. Proprio nessuno.
I social network – sancta sanctorum della demenza – ce lo confermano a ogni status update.

Oggi ci occupiamo di una tipologia particolare di social network: quello culturale.
Parliamo di aNobii, biblioteca virtuale di circa diciannove milioni di volumi, nato nel 2005 a Hong Kong, oggi diffuso in quindici lingue – italiano compreso. Consente a ogni utente di creare la propria libreria, inserendo semplicemente il codice ISBN, e permette di commentare e valutare ogni libro e insomma, tanto lo sapete come funziona.  
Quello che ci interessa sono appunto i commenti, le recensioni. Recensioni che sono state raccolte [non tutte, solo seicento] in un libro, uscito lo scorso anno per Rizzoli 24/7 [ancora loro], intitolato aNobii. Il tarlo della lettura: un mattone di quattrocentonovantatre pagine – con una prefazione di Luca “Se C’è da Scrivere Due Cazzate su Internet Chiamatemi” Sofri – che su aNobii conta centosessantaquattro recensioni [per cinquecentosettantasette lettori] e una media di quattro stellette e mezzo su cinque.
Secondo Nicola Lagioia, “la cosa più sorprendente di aNobii non è tuttavia la qualità degli interventi, ma il fatto che la maggior parte di questi provenga dall’Italia. Tra gli oltre cinquantacinque Paesi che compongono la comunità virtuale, il nostro è il più rappresentato. Madame Bovary, che per esempio su aNobii Francia conta appena 30 lettori, è finito nelle librerie di ben 6800 anobiiani d’Italia. [...] Il che ha del miracoloso, tenuto conto che l’Italia non brilla per numero di lettori, è meno popolata di Paesi come gli Stati Uniti, e soprattutto tra le nazioni del primo mondo è molto indietro in fatto di informatica.”
Ecco, Nicola, proprio quello che tu trovi miracoloso secondo me non è che l’ennesima prova della capacità del web di portare alla luce l’idiozia sommersa. Sappiamo tutti e due che i lettori in Italia sono meno dei proprietari di bikini in Antartide: che gli utenti di aNobii siano tanti significa solo che sono tanti quelli convinti che affermare di aver letto un libro e dire se era bello o faceva vomitare o era una rottura di palle o era da cinque o da una stelletta – insomma, significa che sono tanti quelli convinti che stare su aNobii sia importante [uno status, appunto] quanto la lettura stessa, oltre che certi che la semplice possibilità di esprimersi dia loro il diritto/dovere di essere presi maledettamente sul serio. E i recensori di aNobii nella maggioranza dei casi sono ridicoli.
I recensori di aNobii sono principalmente di due tipi: i serenus e gli andrea [quelli che hanno in libreria Richler al posto di Mann sono una variante dei primi; quelli che hanno Lansdale al posto di Deaver sono una variante dei secondi].
I serenus sono i peggiori. Prendono il nome da Serenus – Maschio, 56, Sposato/a. Pavia, Italy – che a sua volta, come non manca di dire, prende il nome “dall’io narrante del Doctor Faustus” di Thomas Mann (5 stellette). Serenus ha finito di leggere ben ottocentoventidue libri e ne ha recensiti parecchi, quasi centocinquanta. Tutti importanti, tutti seri
Ha letto la Poetica di Aristotele (5 stellette, “un’esperienza di vita”) e l’Odissea (5 stellette). Tra i “capolavori del [suo] Pantheon” c’è Guerra e Pace, “certamente uno dei più bei romanzi di tutta la storia della letteratura”, ma occupano un posto di rilievo anche il Don Chisciotte – nonostante un approccio problematico che gli è costato la quinta stelletta -, “un libro che ha reso migliore l’Umanità”; La coscienza di Zeno,”il vero grande capolavoro della narrativa italiana del Novecento”; Eliot, con La terra desolata, che “fa capire come nasce un capolavoro”; l’opera poetica di D’Annunzio, che, seppure “discontinua” (4 stellette), riserva perle quali La pioggia nel pineto, “uno dei risultati più alti di tutta la poesia italiana del Novecento”; e ovviamente l’Ulisse di Joyce, in lettura per la quarta volta.
Serenus non risparmia critiche. Recensisce freddamente i pochi bestseller che si concede ed è scettico nei riguardi di alcuni contemporanei. Non ama il Calvino di Se una notte d’inverno un viaggiatore (“Mi sa che inserirò la categoria “libri sterili”, questo sarebbe un ottimo primo rappresentante”), B.E. Ellis (American Psycho è “uno dei due libri che ho buttato nella spazzatura, in tutta la mia vita. E questo sarebbe un capolavoro? Una disgustosa e inutile… Si può scrivere ‘st***zata’ su aNobii?” – 1 stelletta), ma ce n’è anche per Salinger e la “maggior parte degli americani moderni” ai quali “manca sempre qualcosa” (altro bersaglio è Kerouac, “sopravvalutato, come gran parte della letteratura americana del Novecento”); di Nove Racconti dice: “Queste storie sono soprattutto superficiali. Sono arrabbiato. Menare il can per l’aia per più di venti o trenta pagine raccontando di un bambino che ha avuto l’Illuminazione senza sostanzialmente raccontare davvero la Vita che ci sta dietro dovrebbe essere considerato un reato. Rimane una fastidiosa impressione di superficialità.”.
Ma Serenus non indulge nell’acredine. Le sue recensioni, anzi, possono svelare inaspettati slanci poetici:
Gita al faro
di V. Woolf
5 stellette. 
Richiudo il libro. Finito.
La Mer di Debussy come sottofondo. 
I personaggi che continuano a vivere nei miei pensieri. 
Miei pensieri … perché IO sono quello reale … devo convincermi di questo …
Come in un quadro di Seurat, vanno verso il faro scomposti in colori …
e una malcelata aspirazione alla creazione artistica:
La vita sessuale di Catherine M.
Di Catherine Millet
1 stelletta. 
Ma UNA volta UN libro erotico decente riuscirò a leggerlo? 
… 
Potrei scriverlo io … 
… 
Hai mai visto che mi riesce di fare un po’ di soldi?
- – - -
Gli andrea prendono il nome da Andrea – Maschio, 38, Single. Milano, Italy – che ha letto appena quarantaquattro libri, quasi tutti bestseller.
Preferisce i thriller, ma non disdegna un autore come Fabio Volo – il cui ultimo romanzo, Il tempo che vorrei, si è guadagnato 4 stellette (“Come negli altri suoi libri, anche in ‘Il tempo che vorrei’ ho ritrovato parti di me, del mio vissuto che ho cacciato in fondo e non è stato facile leggerlo, specie la seconda parte.”) – o Nicholas Sparks, del quale Andrea ha “letto tutti i titoli”, e che, anche se “negli ultimi tempi [lo] aveva un po’ deluso” (“essendo calato molto [...] il pathos narrativo”), “con ‘L’ultima canzone’ invece [...] si riscatta alla grande” meritando 5 stellette. Andrea non si risparmia nell’analisi, anche filologica: di L’isola dei pirati, di Michael Crichton, afferma: “non credo sia Crichton. E’ un romanzo postumo, ‘trovato’ nel computer di un’artista prematuramente scomparso.” E quando le stellette non bastano cerca di rimediare:

Il simbolo perduto 
Di Dan Brown
5 stellette. 
Stupendo!
Se potessi dargli 5 stelle, gliene darei.
Ma è nel giudizio fulm
ineo, nella parola-icona che Andrea dà il meglio di sé. Il giudizio è spesso racchiuso ed elegantemente espresso in una o due parole: “Meraviglia”, “Denso di atmosfera”, “Tech-noioso”, “Speculativo”, “Una poesia”, “Scacchistico”, “Stalinista”.
Per tacere di quando – ma è un attimo – Andrea si abbandona alla critica della società:
Follia
di Patrick Mcgrath:
5 stellette. 
Le marionette
Follia è come un gioco di marionette, dove non si riesce a capire chi impersona la persona malata e chi invece è quella sana, forse il messaggio di fondo, senza voler svelare il finale, è che siamo tutti un pò malati.   
- – - - 
Questa non è che la punta dell’iceberg. E se si fa al contrario il risultato non cambia.
Della Divina Commedia Juakino95 scrive:
Lo si può leggere in modi diversi: si può pensare di avere fra le mani un capolavoro, una lunga poesia, un testo storico… 
Io per esempio l’ ho letto considerandolo più che altro una novella fantasy od horrorifica, e insieme l’ ho considerato un esempio di recupero di personaggi della mitologia greco-latina ottimamente riuscito inserito in un Ade del tutto re-inventato. 
Spero di non far rivoltare Dante nella tomba con questa mia recensione… se sentite di un terremoto a Ravenna non dite che è colpa mia!
Sui Promessi sposi i pareri sono contrastanti. A chi lo consiglia – ma con qualche riserva – come lettura “extrascolatica” (per Rosispri “resta il numero UNO dei romanzi italiani! Sarà anche paternalista,svaluterà l’agire umano perchè non si muove foglia che Dio non voglia!ma come scrive lui in italiano non scrive nessuno!”), c’è chi, come Antonello Dinapoli, risponde: “Uno pensa che sia uno di quei libri che, riletto dopo il Liceo, ti fa riscoprire la letteratura spontanea, il piacere di legarti ad un grande classico per il puro gusto di farlo tuo. Non è vero.” – mentre Marta ci tiene a precisare: “Io faccio tutt’ora il liceo. L’ho letto due anni fa , tutto. Senza saltare capitoli.”. 
Per un altro dei libri che spesso si leggono a scuola, Il sentiero dei nidi di ragno, c’è addirittura una sorta di piano di lettura (fornito da Uscua):
Libro fino a due capitoli prima della fine= semplice storia. 
Ultimi due capitoli= il vero libro.
Insomma, sembra una storia semplice, giusto alla fine si vedono delle scene che mi sono piaciute molto. 
e una precisa avvertenza al lettore, da parte di Marco St.: “Per chi lo volesse leggere, aspettatevi un impatto da quattro stelle.”
Venendo ai giorni nostri, è su Gomorra che i recensori anobiani si sbizzarriscono. Di Saviano Fabio Akbar scrive: “Uno sbarbatello di 25 anni pubblica un libro che sbugiarda i parrucconi saccentoni di mezza Italia sul tema che tutti sanno per leggere l’Ansa mentre lui prende la vespa e va a vedere i morti con i suoi occhi.”; mentre Eurosia si lancia in una metafora: “Nascere in certi luoghi significa essere come il cucciolo del cane da caccia che nasce già con l’odore di lepre nel naso. Contro ogni volontà, dietro la lepre ci corri lo stesso: anche se poi dopo averla raggiunta, puoi lasciarla scappare serrando in canini.”. Sono più di uno, poi, gli avvertimenti al “lettore del Nord” – “sentendosi ‘estraneo’”. C’è la critica all’editore per una fuorviante strategia di marketing (da LaMiky):
Probabilmente è colpa mia data la molta troppa pubblicità lo pensavo più un libro di stomaco di forza di denuncia ma in modo diverso. Gli dò atto comunque che è un libro scomodo per molti e che fà riflettere. Comunque difficile da leggere. 
mentre Zabo2 lamenta che il libro non racconti “cose piacevoli e soprattutto non sono delle novità” e Lady Mercury, evidentemente in polemica con Wu Ming 1, sentenzia: “sicuramente non un romanzo…”.
Per il Diario di Ann
a Frank
– che per qualche motivo ritorna spesso su questo blog – c’è addirittura un tema, che Nany [14 anni] ha “fatto per scuola e che è stato letto davanti a tutta la scuola”, che fa:
“Ho letto il suo diario nella versione integrale tre anni fa, e ricordo quanto mi abbia colpita, tanto da causarmi incubi e…lo ammetto, per un po’ ho dovuto tenere la luce accesa prima di addormentarmi! Mi chiedevo se non le potesse dar fastidio mettersi a nudo di fronte a così tanti lettori, e mi terrorizzava pensare a una sua possibile vendetta: avrebbe potuto uccidermi nel sonno, o augurarci la sua stessa sorte… Ma poi ho capito che non l’avrebbe mai fatto, perché era davvero una persona meravigliosa.”
C’è LadyMarian che dice che “questo libro [l']ha iniziata alla tragedia della shoah in maniera umana, passionale, intensa…”, ma soprattutto c’è Ethan Lord 71 [38 anni]:
Sembra quasi il precursore di un grande reality. Non mancano litigi, coalizioni, continue lotte per accaparrarsi la patata più grande del bollito, la corsa per usare il bagno prima degli altri. Ma qualcosa e’ diverso. La piccola Anna e’ sia concorrente (non ha certo partecipato al casting) che presentatrice, le nomination non servono e non potrebbero essere d’aiuto.
Si potrebbe andare avanti così all’infinito. E certo, aNobii non è solo questo, Internet non è solo questo. Ci stanno un sacco di pesone fantastiche che scrivono cose fantastiche e profonde e bellissime e magari il mondo fosse equo e democratico e bellissimo come il Web 2.0. Ma prima, prima, c’è Silently che di Delitto e castigo dice:
Hai capito ‘sti russi…
…che poi uno magari non se li legge perchè sono mattonazzi, ma non abbiate paura, miei prodi! 
Questa prosa scorre via come l’acqua! Questi personaggi sono così profondi! 
e c’è Lidia, che sbotta su Joyce (Ulisse):
Questo libro, per nulla scorrevole, venduto con una guida alla lettura (questo la dice lunga!), richiede, almeno per quel che mi riguarda, una grande concentrazione che spesso non riesco a mantenere. Posso accedere a questo libro solo in certi momenti di vera distensione che, ovviamente, si trasformano subito in momenti di giramento di p***e. Ne vale la pena? 
e c’è Cantafiabe, per lo stesso libro:
21/02/2010: se vinciamo la Champions lo leggo, promesso.
e c’è pure Mauro:
Infinite Jest è un libro di quelli che realizzi veramente di averlo finito solo quando il giorno dopo ti ritrovi ad aspettare l’autobus con in mano un libro di Bukowski
e, per lo stesso libro, Alessio:
Delle cinque stelline una è per me, che sono stato in grado di leggerlo tutto, note incluse.
Ci stanno, infine, Serenus e Andrea: il primo in preda al una specie di complottismo letterario (per L’arcobaleno della gravità scrive: “Non è che ogni libro incomprensibile scritto da un americano viene esaltato come un capolavoro?”), il secondo che in poche righe ci snocciola un modello interpretativo (a proposito di Delitto e castigo):
I classici
Quasi tutte le recensioni che ho letto parlano di capolavoro, di colpi di scena magistrale, di qualcosa di indimenticabile, del Libro che si vorrebbe non finisse mai e tutte queste sviolinate.
Ora forse sono io che non sono abituato agli scrittori dell’800, ma a me il libro pare una gran noia, senza nessun colpo di scena e quelli che ci sono fanno sorridere, di un discorso pesante e spesso fuori tema su argomenti che non c’entrano nulla, di personaggi poco o per niente definiti.
Un linguaggio prosaico pieno di
esclamazioni di stupore quando non si capisce da cosa provenga questo stupore.
Un unico punto positivo è l’ambientazione, anche se appena tratteggiata e mei approfondita oltre al livello di mediocrità/sufficienza.
Boh…
Meno male che c’è la narrativa contemporanea di oggi, che probabilmente sarà la letteratura classica di domani.

Fitzgerald si rivolta nella tomba

marzo 29th, 2010 § Lascia un commento

C’erano così tante cose che un tempo avevo desiderato! Il problema è che quando uno è giovane non ne sa mai abbastanza: ti dicono bugie in continuazione, in cento modi diversi, e così ti incasinano le idee su come è fatto il mondo; quando immagini la vita che vorresti, immagini cose che non esistono. Se fossi potuto tornare indietro a spiegare al me stesso di tanti anni prima quali erano le alternative vere, quali sarebbero state le vere conseguenze di certe decisioni, quel ragazzo avrebbe saputo cosa scegliere. Ma all’epoca non lo sapevo; e adesso, che lo sapevo, la mia mente era troppo zeppa di inutili informazioni di contorno, e  legata a interessi particolaristici, e io ero confuso.

Pagina duecentocinquantasei (256), la terz’ultima del primo romanzo di Keith Gessen, che si chiama Tutti gli intellettuali giovani e tristi, l’ha tradotto Martina Testa, l’ha pubblicato Minimum fax Einaudi, costa venti euro (20 €) e mi è servito per capire questo (parole di Genette, in Soglie – sempre Einaudi, 28 €):

Se il titolo è il prosseneta del libro e non di se stesso, bisogna temere ed evitare che la sua seduzione giochi troppo in suo favore e a scapito del testo. John Barth, le cui civetterie di presentazione non riescono a dissimulare un grande buon senso, dichiara saggiamente che un libro più seducente del suo titolo vale più di un titolo più seducente del suo libro; le cose (in generale, e queste in particolare) finiscono sempre per essere sapute. Il prosseneta non deve mettere in ombra il suo protetto, e conosco due o tre libri (che non citerò) i cui titoli troppo ingegnosi mi hanno sempre risparmiato una lettura probabilmente deludente. A Mme Verdurin, che gli domandava se non avesse potuto scovargli, come portiere, qualche barone squattrinato, Charlus rispose che un portiere troppo distinto avrebbe rischiato di dissuadere gli invitati dall’oltrepassare la portineria, e sappiamo perché lui stesso preferiva fermarsi alla boutique di Jupien.

Dunque [sorvolando sull'aneddoto della Recherche che ho lasciato perché da giovane - l'ultimo anno del liceo - ho letto Proust per fare l'intellettuale e per poterlo dire - che è triste], ora siete liberi di cancellare dalla parentesi “che non citerò” e scriverci “il romanzo di esordio di Keith Gessen”. Mentre io sono libero di chiedermi perché – come ho smesso di andare a votare quando ho capito che, per come siamo messi, non mi posso aspettare nulla di buono da nessuno – non ho imparato a chiudere un libro che non mi piace prima di essere arrivato alla fine. Che sì, può essere che si scopre che il protagonista in realtà è un mostro, o che tutto era un incubo, o che arriva un tizio che si impegna in un monologo di due pagine da lacrime agli occhi, o che qualcosa di assolutamente fantastico succeda solo nell’ultimo paragrafo. Ma sarebbe comunque tardi. E, comunque, non è il caso di Tutti gli intellettuali giovani e tristi, di Keith Gessen, venti euro.

[Il racconto del mese #4]

marzo 9th, 2010 § 3 commenti

Se aprile è il più crudele dei mesi, il primo dei crudelissimi, marzo è il secondo o il primo dei più buoni?
Probabilmente non lo sapremo mai [anche perché la domanda non ha alcun senso].
Quello che sappiamo è che la primavera è alle porte e che da dove sto scrivendo nevica. Nevica e sarò bloccato qui probabilmente per tutto il giorno, anche se dovrei tornare a Roma per le quattro. Ma lo sappiamo tutti che con i treni regionali è impossibile andare da qualsiasi parte come cade un fiocco di neve. L’ultima volta che ho preso il treno con la neve l’ho dovuto cambiare tre volte e sono arrivato con due ore e quaranta di ritardo.
Quindi, dicevo, la primavera è alle porte e vogliamo celebrare gli ultimi scampoli d’inverno con un racconto che si intitola Neve.
Angelo Macrì, l’autore, è uno serio. Scrive sul suo blog, e quando non lo fa [succede spesso] scrive sceneggiature per fumetti. Ha collaborato con un sacco di bella gente [tra cui ricordiamo l'idolo dell'internet Makkox], ha vinto dei premi. E’ arrivato quinto a un concorso internazionale che si tiene a Bruxelles. Dico, Bruxelles. Dove di sicuro se nevica si possono prendere i treni senza problemi.
La storia, come sempre, la potete leggere qui.

- – - -

[Puoi mandare il tuo racconto a lacollanadellaregina@gmail.com. Giuro che lo leggiamo]

Where Am I?

You are currently browsing the gb category at la Collana della Regina.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.