Foyer du cinéma #3
luglio 7th, 2010 § Lascia un commento
Foyer du cinéma | outtake
giugno 4th, 2010 § Lascia un commento
Alfred Hitchcock: [...] Si parla spesso di cineasti che a Hollywood deformano l’opera originale. E’ mia intenzione non farlo mai. Leggo una storia solo una volta. Se mi piace l’idea di base la faccio mia, dimentico completamente il libro e faccio del cinema. [...] Quello che non riesco a capire è che uno si impadronisca completamente di un’opera, un buon romanzo che l’autore ha impiegato tre o quattro anni per scrivere e che è tutta la sua vita. Prendono il libro, lo manipolano per bene, si circondano di artigiani e tecnici quotati e si ritrovano candidati all’Oscar, mentre l’autore si dissolve nello sfondo. Nessuno pensa più a lui.
François Truffaut: Questo spiega perché non girerà mai “Delitto e castigo”.
AH: Ma anche se decidessi di girarlo non sarebbe comunque un buon film.
FT: Perché?
AH: Se prende un romanzo di Dostoevskij, non solo “Delitto e castigo”, ma un altro qualsiasi, ci trova molte parole e tutte hanno una funzione precisa.
[François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock]
Foyer du cinéma #2
maggio 5th, 2010 § Lascia un commento
Foyer du cinéma #1
gennaio 20th, 2010 § Lascia un commento
Cinema Barberini
Piazza Barberini, 24-25-26
00100 – Roma
19/01/10 19:15
Avatar 3D
Andiamo di corsa ché è tardi. Le scale mobili le facciamo volando. Come sempre in questi casi, il treno non passa e cammino nervosamente in circolo sulla banchina. – La metro B è bloccata da stamattina -, dico a mia sorella. Lei guarda l’orologio. Sono già le sette. Stiamo andando al Barberini a vedere Avatar in 3D.
- Per fortuna l’uscita della metro è proprio davanti al cinema -, dico. Nonostante questo, quando apriamo le porte a vetri del multisala sono ormai le sette e un quarto. C’è la fila. E’ aperta solo una cassa. In fila ci stanno una suora e un prete. Sono giovani, sembrano sudamericani. Penso che forse non ho mai visto un prete e una suora fare la fila al cinema.
Sentiamo la cassiera dire che per Avatar ci son rimasti solo posti laterali. Mi sento un idiota. All’improvviso, come se qualcuno mi avesse rovesciato qualcosa addosso, mi sembra che stare lì a fare la fila dietro a quel prete e a quella suora sia del tutto inutile. Mi sembra che il film non abbia alcun bisogno di me per essere visto. Dico a mia sorella di uscire. Le mi dice – Va bene -.
Guardiamo gli orari delle proiezioni sul foglio appesso fuori la porta.
- Lo fanno all’una, in 3D e in versione originale. Se domani mattina non hai lezione potremmo andarci -. – Domani c’è lo sciopero della metropolitana -, dice.
- Ma magari ci stanno le fasce garantite. All’una e coi sottotitoli, non dovrebbe esserci gente -.
- Non lo so. Adesso che si fa?-.
- C’è un altro cinema, più su. Possiamo andare a vedere che fanno -.
Cinema Fiamma
Via Bissolati, 47
00100 – Roma
19/01/10 20:00 Sala 1
La prima cosa bella
Prezzo: 7,50 euro
Io e mia sorella viviamo insieme da quando è nata (io sono più grande), eppure adesso che camminiamo per via Barberini stiamo in silenzio e io la precedo come due che non vanno nemmeno dalla stessa parte. Non è che non le voglia bene, né che lei ce l’abbia con me per qualche motivo. In realtà, non lo so.
Aspettiamo che il semaforo diventi verde e attraversiamo la strada. Al Fiamma alle otto c’è La prima cosa bella. Manca ancora mezz’ora. Le dico che potremmo cercare un bar per prendere qualcosa. Ho fame, non ho pranzato. Lei dice – Va bene -.
Via Bissolati è una sfilza di banche. Al primo incrocio decidiamo di tornare indietro. Le chiedo dell’università, degli esami. Lei mi racconta delle aste su eBay per accaparrarsi un cellulare. Alle otto meno un quarto entriamo per fare i biglietti.
- Qui all’intervallo c’è un tizio in uniforme che entra in sala a vendere roba da mangiare -, dico.
Mentre cerco i soldi nel portafogli la porta del cinema si apre e entrano Raul Bova e la moglie. Non so perché faccio finta di non accorgermene. Mi faccio da parte mentre la cassiera baldanzosa dice – Ditemi! -. Lui prende due biglietti per il nostro stesso film e esce. Mia sorella mi sfiora una mano e sussurra – L’hai visto? -. Io dico di no.
Entriamo in sala e ci sediamo. Poco dopo Raul Bova e consorte si siedono nella fila davanti alla nostra. Mia sorella me lo indica.
Accanto a me c’è un signore sovrappeso che sembra che russi ma è sveglio.
Quando il film finisce e usciamo in strada, per non far vedere che ho pianto dico – Pediniamo Raul Bova -.
Foyer du cinéma
dicembre 10th, 2009 § 1 commento
Una rubrica in cui si parla di cinema ma non molto di film
Cinema Alhambra
Via Pier delle Vigne, 4
00100 – Roma
26/11/09 17:45 Sala 3
Segreti di famiglia
Prezzo: -
Mio zio è da me da tre o quattro giorni. Sapevo che sarebbe venuto ma ignoravo che sarebbe rimasto così a lungo. Quando rientro a casa, tornando dall’università o da qualche altra parte, vicino alla porta trovo una, due buste di plastica piene dei suoi nuovi acquisti. Gli chiedo se è uscito a far compere e lui inizia ad estrarre il contenuto dalle buste e me lo mostra come se dovesse cercare di vendermelo. Gli lascio intendere che non prendo niente. Oggi tira fuori un paio di scarpe da una busta verde. Per me sono troppo care. Ancora non ho capito perché mio zio è qui.
Mi chiede se oggi pomeriggio usciamo insieme. Gli dico che è il giorno che in genere dedico alla pulizia dell’appartamento. Mi risponde che in due facciamo prima e così poi possiamo andare a farci una bella passeggiata. Gli dico: – Io volevo andare al cinema -. Lui risponde che va bene. A scatola chiusa. Nemmeno vuol sapere il titolo del film. Me lo chiede solo quando siamo per strada ad aspettare che il semaforo diventi verde per i pedoni.
- Segreti di famiglia.
- Basta che è bello.
Il quartiere, questo quartiere in cui vivo, è fatto di anziane matrone che indossano l’intero contenuto del portagioie-sopra-la-consolle-della-stanza-da-letto per andare al Pam, delle badanti di queste con famiglia a carico e di giovani stranieri. Al cinema questo pomeriggio ci sono le matrone. E mio zio, insieme a me. Il biglietto me l’ha pagato lui.
Mi chiede se deve spegnere il cellulare, io gli dico: – Fai te -, poi il film inizia. Mi chiede se sia in bianco e nero, ma lo vede che è in bianco e nero. Faccio la mia risatina che non significa niente.
Mentre sullo schermo succede di tutto, ogni tanto do un’occhiata di sottecchi a mio zio. Non riesco a capire se si stia divertendo, se abbia sonno o se debba correre in bagno. Dietro di noi un’anziana loquace aggiunge delle didascalie a ogni scena. Ogni singola scena.
Poi il film finisce. Usciamo dal cinema. Penso che se per tutti i duecento metri fino a casa non dirà nulla del film, del cinema, di questo pomeriggio, della vecchia assillante, domani mio zio se ne andrà. Come cambiamo marciapiede mi dice: – Bello, il film. All’inizio, quando ho visto che era in bianco e nero, t’avrei voluto ammazare. Poi però m’è piaciuto -.
Cinema Adriano
Piazza Cavour, 16-23
00100 – Roma
02/12/09 17:30 Sala 2
(500) giorni insieme
Prezzo: 5,00 euro
La prima volta che son stato qui era per un’anteprima e c’era un sacco di gente e quando sono uscito ho visto Red Ronnie. Oggi sono con Lei. Voleva vedere questo film. Io no.
Lei mi chiede se non abbiamo sbagliato sala. Il pubblico qui non rispecchia esattamente il target a cui i produttori volevano rivolgersi. Il target il film l’ha scaricato da internet mesi fa e l’ha visto in lingua originale che è meglio e poi ne possiamo parlare nei blog di indie culture e dire quanto faceva schifo e l’indie è un’altra cosa o non è niente e apparte tutto un film è un film che sia indie o no ecc. ecc. Noi siamo venuti. Ai produttori andrà bene lo stesso.
Vicino a Lei si siedono un’ottuagenaria e la sua amica sulla settantina. Mi chiede se possiamo cambiar di posto. Dico che va bene. Ora vicino a Lei c’è una coppia di fidanzatini non di Prati. Avranno dodici tredici anni.
All’intervallo l’ottuagenaria dice: – E’ una storia di oggi. Sono le storie dei giovani d’oggi.
Lo ripete cinque o sei volte.
Cinema Fiamma
Via Bissolati, 47
00100 – Roma
09/12/09 18:20 Sala 1
A serious man
Prezzo: 5,50 euro
Ero venuto già venerdì ma il film era iniziato da dieci minuti (in realtà al massimo cinque – la tizia alla biglietteria è stata impietosa) e non mi hanno fatto entrare.
Anche stavolta rischio di far tardi. Arrivo in tempo per vedere giusto un trailer, poi il film inizia.
Durante l’intervallo mi metto a fissare il tizio che passa per i corridoi a vendere snack e bibite. Ha una divisa rossa. Potrebbe essere uscito dal film. Io di sicuro vorrei essere uscito dal film. Vorrei essere il film. Vorrei essere lo schermo troppo alto di questa sala. Vorrei essere uno dei fratelli Coen – anche un cugino. Non sono nemmeno ebreo.
Si vede che quando contempli la perfezione ti vengono questi pensieri idioti.
Almeno a me sì.
