Il prestampato
novembre 20th, 2010 § Lascia un commento
Armin, il tuttofare filippino del centro sportivo I Platani*, è tornato ieri da Palauig, nella regione di Luzon. Il suo paese. Era raffreddato, nelle Filippine pioveva, come qui, ma la pioggia è calda in questo periodo nelle isole, dice. Lo sbalzo di temperatura lo ha fatto raffreddare. A parte questo Armin ci ha raccontato una storia curiosa. Sostiene di aver incontrato a Palauig – proprio nel suo paese – Pasquale Ruotolo (non a Manila, dove pure comunque non è che sarebbe stato “normale”), che oltre ad essere un assiduo frequentatore del circolo sportivo, è anche il portaborse di Tonino Laporta, senatore nelle fila del Pdl (ex gruppo misto). Durante il suo soggiorno Ruotolo ha chiesto ad Armin di fargli “più copie possibile” di quello che chiamava il prestampato. Armin una copia l’ha conservata, voleva farsi spiegare che c’era scritto. Noi la riproduciamo in esclusiva qui.
Banfi, Bondi, Bart
giugno 4th, 2010 § Lascia un commento
Un coupon per uno stupro gratis
maggio 2nd, 2010 § 1 commento
Un losco figuro nei pressi dell’università ti si avvicina e ti dà – borbottando: “Non è il solito foglietto” – questo:
Delitto per delitto
aprile 27th, 2010 § Lascia un commento
Non teme che si possa attribuire questa rapida successione di opere a un sordido motivo? Si penserà che lei lavori solo per l’attrattiva del guadagno.
Supponiamo pure che, tra gli altri motivi che mi possono spingere ad apparire più frequentemente davanti al pubblico, io calcoli anche i grandi vantaggi che sono il prezzo dei successi letterari; questo emolumento è la tassa volontaria che il pubblico paga per un certo genere di divertimento letterario; non viene estorta a nessuno, e viene pagata, credo, solo da quelli che se la possono permettere, e che ricevono un godimento proporzionato al prezzo che pagano. Se il capitale che è stato messo in circolazione da queste opere è considerevole, esso è stato forse utile a me solo? Non potrei forse dire a cento persone come il bravo Duncan, fabbricante di carta, lo diceva ai diavoli più ribelli della tipografia: Non avete forse anche voi partecipato al guadagno? non avete avuto i vostri quindici soldi? Penso, confesso che la nostra Atene moderna mi debba molto per aver stabilito una fabbrica così vasta; e, quando si sarà accordato a tutti i cittadini il diritto di votare alle elezioni, conto sulla protezione di tutti gli operai subalterni che la letteratura fa vivere, per ottenere un posto in parlamento.
Le recensioni su aNobii: la recensione
aprile 13th, 2010 § 2 commenti
ineo, nella parola-icona che Andrea dà il meglio di sé. Il giudizio è spesso racchiuso ed elegantemente espresso in una o due parole: “Meraviglia”, “Denso di atmosfera”, “Tech-noioso”, “Speculativo”, “Una poesia”, “Scacchistico”, “Stalinista”.
a Frank – che per qualche motivo ritorna spesso su questo blog – c’è addirittura un tema, che Nany [14 anni] ha “fatto per scuola e che è stato letto davanti a tutta la scuola”, che fa:
esclamazioni di stupore quando non si capisce da cosa provenga questo stupore.
Fitzgerald si rivolta nella tomba
marzo 29th, 2010 § Lascia un commento
C’erano così tante cose che un tempo avevo desiderato! Il problema è che quando uno è giovane non ne sa mai abbastanza: ti dicono bugie in continuazione, in cento modi diversi, e così ti incasinano le idee su come è fatto il mondo; quando immagini la vita che vorresti, immagini cose che non esistono. Se fossi potuto tornare indietro a spiegare al me stesso di tanti anni prima quali erano le alternative vere, quali sarebbero state le vere conseguenze di certe decisioni, quel ragazzo avrebbe saputo cosa scegliere. Ma all’epoca non lo sapevo; e adesso, che lo sapevo, la mia mente era troppo zeppa di inutili informazioni di contorno, e legata a interessi particolaristici, e io ero confuso.
Se il titolo è il prosseneta del libro e non di se stesso, bisogna temere ed evitare che la sua seduzione giochi troppo in suo favore e a scapito del testo. John Barth, le cui civetterie di presentazione non riescono a dissimulare un grande buon senso, dichiara saggiamente che un libro più seducente del suo titolo vale più di un titolo più seducente del suo libro; le cose (in generale, e queste in particolare) finiscono sempre per essere sapute. Il prosseneta non deve mettere in ombra il suo protetto, e conosco due o tre libri (che non citerò) i cui titoli troppo ingegnosi mi hanno sempre risparmiato una lettura probabilmente deludente. A Mme Verdurin, che gli domandava se non avesse potuto scovargli, come portiere, qualche barone squattrinato, Charlus rispose che un portiere troppo distinto avrebbe rischiato di dissuadere gli invitati dall’oltrepassare la portineria, e sappiamo perché lui stesso preferiva fermarsi alla boutique di Jupien.
Sull’editoria a pagamento
marzo 6th, 2010 § 6 commenti
di Ernesto Baj*
*Ernesto Baj mi ha mandato questo pezzo chiedendomi di pubblicarlo e io ho obbedito perché ha amici potentissimi. No, scherzo. Potrebbe benissimo essere uno di noi. [gb]
Pochi consigli per sopravvivere a una brutta storia
gennaio 8th, 2010 § 6 commenti
Fate conto di stare a un pranzo o a una cena come quelli cui avete preso parte durante queste feste. La casa non è la vostra, i commensali sono un misto di parenti, parenti acquisiti, parenti che non credevate di avere, amici dei parenti, amici di qualcun altro, un paio di persone la cui presenza è per voi del tutto inspiegabile. Fate conto che a un certo punto, tra l’ultima portata e il
dolce, uno di questi – mettiamo, un parente acquisito – se ne esca con una storia. Capite che sta per racccontare qualcosa perché si sporge sulla sedia, raddrizza la schiena e aspetta che ci sia un attimo di silenzio. La storia fate che sia quella del pestaggio di due rumeni ubriachi a opera di chi racconta e di due suoi colleghi; rumeni colpevoli, oltre che – a quanto pare – di ubriachezza molesta, di essersi avvicinati con fare minaccioso a due ragazze, senza tuttavia rappresentare una minaccia reale, essendo – sempre a detta di chi parla – “troppo ubriachi per fare qualsiasi cosa”. Forse la parola pestaggio non è la più azzeccata, però. Chi parla descrive la scena come: due tizi presi a calci da noi tre. Ma qui viene il bello. Non esce fuori da un palazzo che si affaccia sulla via centralissima di Roma dove è avvenuto il fatto una mezza matta che si mette a strepitare minacciando i tre di denuncia? Vuole sapere i loro nomi. Dice di aver chiamato i vigili urbani. Che poi in effetti arrivano e domandano della rissa, riconoscono i tre colleghi – in quanto anch’essi membri delle forze dell’ordine – e sorridono, e si sentono rispondere “se li cercate, dovrebbero stare sdraiati là dietro”.
Forse vi aspettavate una barzelletta.
Potrebbe anche darsi che la persona che ha appena parlato già non vi fosse tanto simpatica. Se siamo sulla stessa lunghezza d’onda, è probabile anche che non avevate nessuna stima per lui. Ora vi starete chiedendo qual è il livello sotto a questo nella scala della considerazione. Fate conto che sia quello in cui alle locuzioni educate si sostituiscono più sintetici insulti. Nonostante tutto, però, preferite ragionare (sarà anche solo per distinguervi). Decidete che, in fondo, quello che avete appena ascoltato è un racconto in cui le relazioni di causa ed effetto sono rigidamente mantenute. Il narratore è, come già accennato, un uomo delle forze dell’ordine, che adesso è impiegato come autista per un tizio che una volta ricopriva una carica istituzionale ma che adesso è un semplice pensionato – certo, non tanto semplice se può usufruire di un autista pagato dallo Stato. A dirla tutta, autista è riduttivo. Il nostro narratore è più un factotum: scarrozza in giro per l’Italia il pensionato e altri membri della sua famiglia, ritira pacchi, consegna pacchi, porta buste della spesa. All’occorrenza, tiene d’occhio i nipotini del capo. E’ un lavoro che a voi potrà sembrare addirittura umiliante, ma che per il nostro è motivo di orgoglio, dato che gli permette di entrare in contatto col Mondo Che Conta, con la cosiddetta Roma Bene, con Quelli Che Decidono Le Cose Importanti. Direte che in questo mondo sì, ci entra, ma dalla porta di servizio, e per restare negli alloggi della servitù. Avete ragione, ma a lui sembra non importare affatto – sempre che se ne sia accorto. Se non se n’è accorto, tuttavia, in qualche modo – ne siete sicuri – ne deve avvertire il peso. Ed è ovvio che questo peso lo vada a scaricare su chi sta messo peggio di lui, su chi, in scala, con lui ha lo stesso rapporto che lo lega all’ambiente cui si illude di appartenere. C’è niente che dica Italia Berlusconiana meglio di questo? Fate conto di no.
Adesso che avete messo tutti i pezzi nell’ordine giusto dovreste sentirvi non dico sollevati, ma almeno rassicurati dalla distanza che avete posto tra voi e l’oggetto della vostra analisi. Eppure non siete in pace. Quello che ancora vi tormenta – ve lo dico io – è ilmodo. Il modo innocente e innocuo, il tono della voce tranquillo e a tratti giocoso di chi ha raccontato quella storia. Come se avesse detto di quando ha trascorso il Natale in montagna appena sposato, o dell’ultima marachella del più piccolo dei suoi figli. Come se stesse spiegando le regole di un gioco di carte. Certo, dovete anche mettere in conto il fatto che avete inventato una scusa per andarvene e ve la siete data a gambe. Ma, insomma, conta più quello.






