Il fruscio dell’essenziale
dicembre 13th, 2010 § Lascia un commento
Un modo molto confidenziale di visitare una fiera del libro. O in altri termini la trascrizione meccanica delle osservazioni di Lucio Bondì, Giacomo Buratti e Federico di Vita al Palazzo dei Congressi dell’Eur. Dove dal 4 all’8 dicembre c’è stata Più Libri Più Liberi 2010. La registrazione è stata fatta per prendere appunti per una cosa che forse non scriverò mai, ma niente – niente – toglierà dalla testa di Lucio Bondì che il mio intento fosse quello di buttare giù un fantomatico “articolo”, e quindi come appunti-conservati-dove-non-si-dovrebbe e come “articolo” riportiamo l’esclusiva conversazione qui, in esclusiva (confidenziale) solo su la Collana della Regina.
[ps. Come siamo potuti uscire senza subire neppure un tentativo di aggressione, neppure un ceffone, è da oggi ufficialmente considerato il quarto mistero di Fatima].
FEDERICO DI VITA: Siamo qui a Plpl 2010, allora be’, partiamo. Vogliamo dire cosa ci aspettiamo da questo guazzabuglio, così, prima di visitarlo per l’ennesima volta?
LUCIO BONDI’: Be’, intanto che ci sono quattro tipi di editori, una nicchia del 5% che sono quelli che fanno dei libri normali che potrebbero interessare a qualcuno, poi un circa 50% sono editori di esoterismo, per esempio “Curarsi con le essenze di maggiorana”, oppure “Il potere segreto delle tue mani” e cose simili. Adesso poi le cercheremo e le appunteremo. Terza categoria un tizio pseudo intellettuale sui 33-35 che ti spiega che lui ha fondato una casa editrice, la casa editrice ha pubblicato il suo libro, che parla di un giovane che cerca lavoro in questa Italia e intanto si innamora e poi però si lasciano. Di questo chiaramente non gliene frega niente a nessuno. Il quarto tipo sono editori iper-specializzati che hanno una collana di 140 titoli su come far crescere le piante officinali in un ambiente chiuso. Oppure su tutte le meraviglie della costiera di fronte a Savona, 240 titoli. E cose simili. « Leggi il seguito di questo articolo »
This house is on fire
ottobre 28th, 2010 § Lascia un commento
Rizzoli ha pubblicato – nella collana 24/7, che non smette mai di regalarci sorprese – un romanzo di Domenico Di Tullio che si intitola Nessun dolore. Il romanzo di CasaPound e che, oltre a “una grande storia d’amicizia”, è anche “il ritratto di una città a più facce” e soprattutto “il primo romanzo a raccontare l’epica quotidiana di quelli che si definiscono i ‘fascisti del Terzo Millennio’, un’officina sociale che ha radici in tutta Italia e mette in dubbio molte delle nostre certezze.”
Del libro si sta parlando – ché è il motivo per cui esistono grandi libri come questo. La discussione è riassunta alla perfezione da uno dei titoli che escono su Google se cercate “nessun dolore di tullio” [saltando le prime due pagine di siti di affiliati e amici di CasaPound]: “I ‘salotti buoni’ dell’editoria aprono ai ‘fascisti del III millennio’: Rizzoli porta CasaPound in libreria”.
Brava Rizzoli. Bravi tutti. Tutti? Ebbene, gli altri editori non potevano restare indietro nella corsa per accaparrarsi storie ambigue ambientate all’interno di gruppi sociali che generano controversie. Vediamo le novità in libreria. « Leggi il seguito di questo articolo »
Foyer du cinéma | outtake
giugno 4th, 2010 § Lascia un commento
Alfred Hitchcock: [...] Si parla spesso di cineasti che a Hollywood deformano l’opera originale. E’ mia intenzione non farlo mai. Leggo una storia solo una volta. Se mi piace l’idea di base la faccio mia, dimentico completamente il libro e faccio del cinema. [...] Quello che non riesco a capire è che uno si impadronisca completamente di un’opera, un buon romanzo che l’autore ha impiegato tre o quattro anni per scrivere e che è tutta la sua vita. Prendono il libro, lo manipolano per bene, si circondano di artigiani e tecnici quotati e si ritrovano candidati all’Oscar, mentre l’autore si dissolve nello sfondo. Nessuno pensa più a lui.
François Truffaut: Questo spiega perché non girerà mai “Delitto e castigo”.
AH: Ma anche se decidessi di girarlo non sarebbe comunque un buon film.
FT: Perché?
AH: Se prende un romanzo di Dostoevskij, non solo “Delitto e castigo”, ma un altro qualsiasi, ci trova molte parole e tutte hanno una funzione precisa.
[François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock]
Un coupon per uno stupro gratis
maggio 2nd, 2010 § 1 commento
Un losco figuro nei pressi dell’università ti si avvicina e ti dà – borbottando: “Non è il solito foglietto” – questo:
Delitto per delitto
aprile 27th, 2010 § Lascia un commento
Non teme che si possa attribuire questa rapida successione di opere a un sordido motivo? Si penserà che lei lavori solo per l’attrattiva del guadagno.
Supponiamo pure che, tra gli altri motivi che mi possono spingere ad apparire più frequentemente davanti al pubblico, io calcoli anche i grandi vantaggi che sono il prezzo dei successi letterari; questo emolumento è la tassa volontaria che il pubblico paga per un certo genere di divertimento letterario; non viene estorta a nessuno, e viene pagata, credo, solo da quelli che se la possono permettere, e che ricevono un godimento proporzionato al prezzo che pagano. Se il capitale che è stato messo in circolazione da queste opere è considerevole, esso è stato forse utile a me solo? Non potrei forse dire a cento persone come il bravo Duncan, fabbricante di carta, lo diceva ai diavoli più ribelli della tipografia: Non avete forse anche voi partecipato al guadagno? non avete avuto i vostri quindici soldi? Penso, confesso che la nostra Atene moderna mi debba molto per aver stabilito una fabbrica così vasta; e, quando si sarà accordato a tutti i cittadini il diritto di votare alle elezioni, conto sulla protezione di tutti gli operai subalterni che la letteratura fa vivere, per ottenere un posto in parlamento.
God hates us all
aprile 12th, 2010 § 1 commento
Προς τόν απαίδευτον καί πολλά βιβλία ωνούμενον, o Adversus indoctum et libros multos ementem
aprile 7th, 2010 § 2 commenti
er.
Fitzgerald si rivolta nella tomba
marzo 29th, 2010 § Lascia un commento
C’erano così tante cose che un tempo avevo desiderato! Il problema è che quando uno è giovane non ne sa mai abbastanza: ti dicono bugie in continuazione, in cento modi diversi, e così ti incasinano le idee su come è fatto il mondo; quando immagini la vita che vorresti, immagini cose che non esistono. Se fossi potuto tornare indietro a spiegare al me stesso di tanti anni prima quali erano le alternative vere, quali sarebbero state le vere conseguenze di certe decisioni, quel ragazzo avrebbe saputo cosa scegliere. Ma all’epoca non lo sapevo; e adesso, che lo sapevo, la mia mente era troppo zeppa di inutili informazioni di contorno, e legata a interessi particolaristici, e io ero confuso.
Se il titolo è il prosseneta del libro e non di se stesso, bisogna temere ed evitare che la sua seduzione giochi troppo in suo favore e a scapito del testo. John Barth, le cui civetterie di presentazione non riescono a dissimulare un grande buon senso, dichiara saggiamente che un libro più seducente del suo titolo vale più di un titolo più seducente del suo libro; le cose (in generale, e queste in particolare) finiscono sempre per essere sapute. Il prosseneta non deve mettere in ombra il suo protetto, e conosco due o tre libri (che non citerò) i cui titoli troppo ingegnosi mi hanno sempre risparmiato una lettura probabilmente deludente. A Mme Verdurin, che gli domandava se non avesse potuto scovargli, come portiere, qualche barone squattrinato, Charlus rispose che un portiere troppo distinto avrebbe rischiato di dissuadere gli invitati dall’oltrepassare la portineria, e sappiamo perché lui stesso preferiva fermarsi alla boutique di Jupien.
Intervista esclusiva a Davide Maestro
marzo 15th, 2010 § 6 commenti
La sua agente mi ha spiegato che la rinuncia è avvenuta dopo la discussione con Paolo Di Stefano e il Corriere della Sera. Sembra infatti che Di Stefano avesse interpretato come messaggio di Maestro le prime lettere di ogni riga di un articolo sull’Isola dei Famosi, mentre la risposta dello scrittore era da leggersi collegando le prime lettere di ogni riga di un articolo sull’alopecia. “La cosa assurda”, mi ha detto l’agente, “è che quello che veniva fuori in entrambi i casi era identico.”
Non si trovano in giro molte foto di Maestro. Sulla quarta di copertina dei suoi due libri appare con gli occhiali, il naso e i baffi finti à la Groucho Marx. Su internet sono disponibili solo primi piani sfocati e foto di gruppo in cui lo scrittore fa capolino dalle retrovie. Ora che ce l’ho davanti, però, sono costretta a dare ragione a chi parla del suo fascino come qualcosa di irresistibile.
Devo stare attenta a non fargli l’occhiolino.
Devo anche stare attenta a non fargli domande che non riguardino il suo ultimo romanzo. “Se gli chiedi quello che ha mangiato ieri sera”, mi ha detto la sua agente, “si alza e se ne va. Magari ti pesta un piede”. Quindi, non solo niente domande sulla sua presunta partecipazione alla stesura della sceneggiatura dei film di Giovanni Veronesi, ma devo anche tacere sul suo progetto di rivista letteraria, il cui primo numero dovrebbe uscire nel giro di pochi mesi.
Al centro del suo ultimo romanzo, Le tartarughe lo fanno meglio (Minimum fax, 21 euro), c’è un giovane intellettuale che vive nella Capitale e combatte contro il proprio gemello cattivo, il quale tenta – quasi in ognuna delle 460 pagine – di impedire al protagonista di scrivere un romanzo erotico sulle tartarughe marine. Gli chiedo quanto ci sia, in tutto questo, di autobiografico.
Maestro, il protagonista del suo romanzo e, ovviamente, il suo gemello hanno tutti ventisette anni e non sono estranei agli ambienti dell’intellighenzia capitolina. Lo scrittore si è laureato in linguistica con una tesi sul linguaggio degli addestratori di animali marini. Il suo romanzo d’esordio (Te l’ho detto cento volte: mi chiamo Maestro Davide, Ponte alle Grazie) è stato salutato dalla critica come un piccolo gioiello, capace addirittura, secondo alcuni, di “inaugurare un nuovo genere letterario: la narrativa post-intelligente“.
“Non potremmo essere più diversi”, spiega Maestro. “DM, il protagonista del libro, capisco che a un occhio inesperto e superficiale possa sembrare simile a me, ma chi mi conosce bene sa che lui si caccia in situazioni e dice cose che con me non hanno e non avrebbero mai nulla a che fare. Per esempio, quando nel secondo capitolo si fionda in un ristorante di Fiumicino e inizia a gettare a terra tutti i piatti di pesce e poi entra in cucina e butta il cappello del cuoco nella friggitrice della paranza”, ride, “ecco, quello non lo farei mai. Anzi, non sono nemmeno mai stato oltre l’aeroporto, a Fiumicino”.
Si ferma per scolarsi il vermouth e riprende. “E’ la stessa cosa successa col primo libro. Come se dato che c’era il mio nome nel titolo tutto quello che veniva dopo dovesse per forza essere vero. Io non ho mai ammazzato nessuno. Non l’ho fatto. Né ho intenzione di farlo. No. Niente omicidi. Niente di niente. Amen.”
A questo punto ordino da bere anch’io. Approfittando dell’imbarazzante silenzio che si è creato, gli chiedo se non si sentisse sotto pressione mentre lavorava a questo secondo libro, dato l’entusiasmo con cui era stato accolto il primo.
“Be’”, dice, “la pressione c’era. Eccome, se c’era. Si aspettavano tutti qualcosa che fosse più che all’altezza dell’esordio. C’è stato un periodo in cui ricevevo anche dieci mail al giorno da Ponte Milvio. Per fortuna i due mesi che ho passatto allo Zoomarine per le ricerche sul campo mi hanno aiutato a stare coi piedi per terra. E poi finalmente il libro è uscito. E sembra che stia andando bene, no?”
Gli chiedo se si rende conto di essere diventato un culto che sta ormai varcando i confini dell’underground. Sorride e mi risponde che si sente come il vincitore di un talent show della tv. Guardandomi dritta negli occhi aggiunge: “Ho anche la mia Mara Maionchi”.
Sorrido e gli faccio l’occhiolino.
Sull’editoria a pagamento
marzo 6th, 2010 § 6 commenti
di Ernesto Baj*
*Ernesto Baj mi ha mandato questo pezzo chiedendomi di pubblicarlo e io ho obbedito perché ha amici potentissimi. No, scherzo. Potrebbe benissimo essere uno di noi. [gb]






