Il prestampato

novembre 20th, 2010 § Lascia un commento

Armin, il tuttofare filippino del centro sportivo I Platani*, è tornato ieri da Palauig, nella regione di Luzon. Il suo paese. Era raffreddato, nelle Filippine pioveva, come qui, ma la pioggia è calda in questo periodo nelle isole, dice. Lo sbalzo di temperatura lo ha fatto raffreddare. A parte questo Armin ci ha raccontato una storia curiosa. Sostiene di aver incontrato a Palauig – proprio nel suo paese – Pasquale Ruotolo (non a Manila, dove pure comunque non è che sarebbe stato “normale”), che oltre ad essere un assiduo frequentatore del circolo sportivo, è anche il portaborse di Tonino Laporta, senatore nelle fila del Pdl (ex gruppo misto). Durante il suo soggiorno Ruotolo ha chiesto ad Armin di fargli “più copie possibile” di quello che chiamava il prestampato. Armin una copia l’ha conservata, voleva farsi spiegare che c’era scritto. Noi la riproduciamo in esclusiva qui.

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This house is on fire

ottobre 28th, 2010 § Lascia un commento

Rizzoli ha pubblicato – nella collana 24/7, che non smette mai di regalarci sorprese – un romanzo di Domenico Di Tullio che si intitola Nessun dolore. Il romanzo di CasaPound e che, oltre a “una grande storia d’amicizia”, è anche “il ritratto di una città a più facce” e soprattutto “il primo romanzo a raccontare l’epica quotidiana di quelli che si definiscono i ‘fascisti del Terzo Millennio’, un’officina sociale che ha radici in tutta Italia e mette in dubbio molte delle nostre certezze.”

Del libro si sta parlando – ché è il motivo per cui esistono grandi libri come questo. La discussione è riassunta alla perfezione da uno dei titoli che escono su Google se cercate “nessun dolore di tullio” [saltando le prime due pagine di siti di affiliati e amici di CasaPound]: “I ‘salotti buoni’ dell’editoria aprono ai ‘fascisti del III millennio’: Rizzoli porta CasaPound in libreria”.

Brava Rizzoli. Bravi tutti. Tutti? Ebbene, gli altri editori non potevano restare indietro nella corsa per accaparrarsi storie ambigue ambientate all’interno di gruppi sociali che generano controversie. Vediamo le novità in libreria. « Leggi il seguito di questo articolo »

Cioranerie 3

settembre 18th, 2010 § Lascia un commento

La poubelle agréée. L’AMA, o il Comune, o tutti e due, o chi altro mi obbliga [nel senso proprio di "o questo o l'immondizia la lasci negli angoli, ché leviamo i cassonetti, ci sono i 'punti mobili di raccolta', vai a portare la spazzatura a loro' - a quando il primo caso di anziana donna sola trovata morta nel proprio appartamento dopo che i vicini si lamentavano della puzza e hanno chiamato il figlio che ha aperto la porta e ha visto un mucchio di immondizia e ha detto "ah, bene, non è andata a buttare la spazzatura" e poi sotto il mucchio ha trovato la vecchia morta?] mi obbliga, dicevo, a fare la raccolta differenziata dei rifiuti. Carta | Vetro, plastica, metallo | Materiali non riciclabili | Rifiuti organici. Come posso non pensare alla morte e a quello che (non) verrà dopo (?) se devo fermarmi a riflettere sul posto che occupa un cotton fioc usato, ogni cotton fioc usato?
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Grammar Nazi. Un mendicante chiede “Una moneta da mangiare”. Pensare “O ci metti una virgola o cambi la preposizione”.

Banfi, Bondi, Bart

giugno 4th, 2010 § Lascia un commento

Col Governo del “Non sono stato io” c’è da rimanere sempre sorpresi quando qualcuno si prende la briga di assumersi la responsabilità di qualcosa.
Per dire, due giorni fa era il due giugno, c’era la parata, a Roma. La parata militare, quella che manda in visibilio i vecchi, i nostalgici e qualche bambino di età compresa tra i cinque e sette anni: quella lì. Insomma, c’erano i carri armati che sfilavano, i cavalli che trottavano, quelli della Protezione Civile che salutavano e all’improvviso uno ha detto: “Fermi tutti! Fermi! Fermate il carroccio! Posate le alabarde! Maroni dove sta? Non l’ha chiamato nessuno? Possibile? Non gli avete lasciato nemmeno un post-it sulla scrivania? Gli facciamo uno squillo adesso?”
Ecco, il Ministro dell’Interno Roberto Maroni s’è perso la parata del due giugno. Qualcuno gli ha chiesto: “Com’è?” e lui gli ha detto: “Sei stupido? Sono tipo dieci anni che non ci vado! Per favore, lasciami in pace che inizia una replica di Nebbie e Delitti“.

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Rasentare la satira

maggio 29th, 2010 § Lascia un commento

[...] Dato che l’intervistatore generalmente è uno specialista dell’intervista più che dell’autore in questione, la macchina funziona spesso secondo alcuni riflessi, cioè dei cliché intercambiabili, stock di domande tipo rispetto alle quali si è rapidamente costituito uno stock simmetrico di risposte tipo che riducono drasticamente l’imprevisto. In materia di finzione, la questione regina è: “Questo libro è autobiografico?”, e la risposta regina: “Sì e no” (Barthes per Fragments d’un discours amoureux: “Sono io e non sono io”; Mauriac per Yves Frontenac: “Allo stesso tempo io e non io”; Sollers per Portrait d’un jouer: “Sì e no: è Philippe Sollers se fosse un personaggio di un romanzo”; più contorto, Truman Capote – e qui abbrevio: “I miei libri più autobiorafici non sono quelli che si pensa, ecc.”). Altra domanda-cliché: “Ci sono delle chiavi?”; risposta-cliché: “Nessuna chiave: ci sono certamente dei modelli ma li ho confusi”. “Ha subito l’influenza di X?” – “Assolutamente no, non l’ho mai letto”; o più perversamente, secondo la tecnica del controfuoco: “No, non di X, ma di Y, al quale nessuno ha mai pensato”. “Il suo libro opera o illustra un ritorno a… (a Balzac, al racconto, alla psicologia, alla tradizione francese classica, a Kant, a Descartes, a Plotino…)?” – “Sì e no, la Storia avanza a spirale”. “Scrivere questo libro l’ha cambiata?” – “Sì e no, si cambia mai veramente?” (Simone de Beauvoir, per Le Deuxième Sexe, risponde semplicemente no, risposta ingannevole). Alla domanda: “Ha impiegato molto tempo a scriverlo?”, due buone risposte: “Sì, cancello in continuazione”, e “L’ho scritto molto rapidamente dopo averlo a lungo portato con me”. “Qual è il suo personaggio preferito?” – “Tal dei tali, perché è quello che mi assomiglia meno”. Ma la domanda più produttiva, nelle interviste ai romanzieri, perché è quella che non si presta a risposte del tipo , no, o sì e no, consiste nell’esigere dall’autore che spieghi (come se non l’avesse, il più delle volte, già fatto troppo) il comportamento dei suoi personaggi. Molto rari quelli che, come Faulkner, hanno la fermezza di sottrarvisi.  La maggior parte, trasfigurati dall’urgenza, si lanciano in tentativi di motivazione saltando di palo in frasca e rifacendosi alla psicologia più triviale, con grande gioia del pubblico convinto di stare per penetrare negli arcani della creazione. E’ il gran momento, il culmine della serata [...].


– Gérard Genette, Soglie. I dintorni del testo

Un coupon per uno stupro gratis

maggio 2nd, 2010 § 1 commento

Un losco figuro nei pressi dell’università ti si avvicina e ti dà – borbottando: “Non è il solito foglietto” – questo:

Scopri che gli studi di genere e il lavoro delle femministe sono finalmente serviti a qualcosa: la scusa per adescare  giovani studentesse represse.
[Il numero di telefono è oscurato perché non ero certa che nessuno avrebbe chiamato. Il cognome del tizio è oscurato per gioco - io dico che è Vittorio Messori, voi?]

Disagi e bivacchi

aprile 18th, 2010 § 1 commento

“Toccami, Ciccio, ché mamma non c’è!” vs “Mamma! Ciccio mi tocca!”
[la Repubblica, 18 aprile 2010]

Gomorra è uscito negli Oscar. Solo dieci euro. 
Magari è la volta che lo leggo.

Προς τόν απαίδευτον καί πολλά βιβλία ωνούμενον, o Adversus indoctum et libros multos ementem

aprile 7th, 2010 § 2 commenti

Marcello Dell’Utri fa cultura.
Quando non fonda partiti, non concorre esternamente in associazione mafiosa [in primo grado], non froda il fisco [patteggiamento] e non tenta estorsioni [prescrizione], Marcello Dell’Utri fa cultura.
È il presidente della Fondazione Biblioteca di via Senato – che è anche casa editrice di libri “meritevoli di essere letti e riletti”, come: Filippo Facci, Fumo negli occhi. Le crociate contro il tabacco e altri piaceri della vita, pp. 208, € 14 -, è il fondatore del Circolo dell’Utri di Milano – che, nonostante il nome, si dedica ad attività culturali e del tutto legali -, è il fondatore e l’editore del “settimanale di cultura” Il Domenicale – che nella sezione Approfondimenti del sito web pubblica interventi dai titoli eloquenti quali “A morte i critici e i giovani scrittori. Sono loro, insieme agli autori impomatati e agli editor furbi furbi, i colpevoli del degrado culturale. Nel mondo dei magazine e della televisione vince la mediocrazia. Anche nella letteratura” e “La fine del 25 Aprile. Sessant’anni di liturgia resistenziale e di mistica antifascista non sono bastati a fare di questa data il simbolo dell’identità italiana, che forse vale la pena di fondare altrove” e ancora “LA CENA DEI CRETINI. La rivoluzione francese ci ha lasciato solo il sistema metrico decimale. In compenso, nei salotti dei philosophes illuministi si gettarono le basi del razzismo. Con buona pace dei tanti progressisti, orfani del comunismo, che oggi amano definirsi nipotini dei Lumi” e poi (non poteva mancare) “Ciao Darwin – Il crepuscolo dell’evoluzionismo. Al mito dell’uomo-scimmia non crede più nessuno. Per primi gli scienziati. Perché allora insistere?“.

Cultura, quindi. Marcello Dell’Utri è un politico, un indagato e un uomo di cultura. Uomo di cultura e bibliofilo. 
È noto come Dell’Utri riceva periodicamente manoscritti inediti rarissimi. Nell’ultimo mese si è molto parlato del capito mancante di Petrolio, di Pier Paolo Pasolini, intitolato Lampi sull’Eni, che Dell’Utri avrebbe in possesso ma che si rifiuta di mostrare ad altri – tanto è bibliofilo, ha paura che glielo sciupino. Nel 2007, invece, fu la volta di un Auctor dellutriano, Benito Mussolini ["Mussolini ha perso la guerra perché era troppo buono", ipse dixit], del quale il dotto Dell’Utri si disse possessore dei diari del periodo 1935-39, diari già dichiarati falsi nel 1980 e per sicurezza una seconda volta, una decina d’anni dopo.
Possiamo solo immaginare quali altre sorprese rivervi la sua biblioteca.
Dishonorata
Marcello Dell’Utri conserverebbe il capitolo finale tagliato dall’editore del famoso romanzo di Emilio Salgari, Il Corsaro Nero
Nel capitolo, intitolato Dishonorata, il Corsaro Nero – che nella versione che conosciamo vedevamo piangere perché costretto ad abbandonare in mezzo al mare Honorata Wan Guld, di cui era innamorato – decide di tornare sui suoi passi e riportare a bordo della Folgore la bella Honorata, abbandonandosi alla passione più sfrenata, e coinvolgendo i suoi compagni di avventure: Carmaux, Wan Stiller, Moko e il luogotenente Morgan. Secondo indiscrezioni, il romanzo non si concluderebbe dunque con la frase “Guarda lassù! Il Corsaro Nero piange”, ma con “Guarda là sotto! Il Corsaro Nero spinge”. 
Il capitolo mancante sarebbe giunto nelle mani di Dell’Utri tramite un suo vecchio amico e collega – di cui non è stato rivelato il nome – che a sua volta aveva scoperto il prezioso manoscritto tra le carte della sua collezione di letteratura erotica.
Il ritrovamento getta anche una nuova luce sul mistero che avvolge la morte di Salgari. Secondo la vulgata, lo scrittore corsaro si sarebbe suicidato il 25 aprile 1911, vessato da ristrettezza economica e troppo lavoro. Potrebbe però essersi deciso a commettere l’insano gesto come protesta contro la censura o, peggio, essere stato assassinato dal suo editore, Enrico Bemporad, al grido di “Tu scrivi queste porcherie e noi ti paghiamo coi soldi di Pinocchio. Ti sembra sano?”.
Paolo Zanotto, ex-sindaco di Verona, città natale dello scrittore, si costituirà parte civile in un ipotetico processo. 
Il diario vero
Marcello Dell’Utri sarebbe in possesso del diario di Anna Frank, quello vero.
Il diario pubblicato ad Amsterdam nel ’47, secondo la ricostruzione filologica di Dell’Utri, sarebbe un falso. Egli ha annunciato di aver ricevuto dai figli di un partigiano deceduto, di cui si rifiuta di rivelare il nome, il vero diario di Anna Frank: un manoscritto di una  cinquantina di pagine, molte delle quali coperte da scarabocchi e disegni di pony e unicorni. Secondo indiscrezioni, questo autentico diario conterebbe giusto un centinaio di parole, se si esclude il nome Anna Frank, scritto quasi su ogni pagina, in stili diversi. I testi sarebbero per lo più liste di libri e film preferiti, elenchi di capi di abbigliamento desiderati, abbozzi di lettere d’amore a Peter van Pels e testi di canzonette.
Alcuni storici si sono espressi in favore dell’autenticità, ma secondo altri, la scritta Smemo impressa sulla copertina potrebbe far pensare a un falso.
Un eroe, a modo suo
Marcello Dell’Utri ha dichiarato di avere un romanzo inedito di Luigi Pirandello, il cui titolo dovrebbe essere Un eroe, a modo suo o Eroe a suo modo.
Secondo indiscrezioni, il romanzo narrerebbe le vicende di un uomo della malavita siciliana emigrato in Brianza alla vigilia della Grande Guerra. Lì viene assunto come stalliere e conduce una vita proba, cercando di redimersi dai peccati di cui si era macchiato nella natìa Palermo, anche con l’aiuto del suo gentile e comprensivo Padrone – non meglio indicato – finché non viene nuovamente incriminato, questa volta per il tentato rapimento di un vitello, proprio il vitello preferito del Padrone. Sebbene l’uomo sia innocente, decide di assumersi il ruolo di colpevole, la maschera del cattivo, ma muore di crepacuore prima di poter essere condannato. Il romanzo, intriso della tipica ironia pirandelliana, si chiude con l’ode funebre del Padrone, piena di pathos e affetto nei confronti del vecchio stalliere che viene definito, appunto, “un eroe, a modo suo”.
Il prezioso inedito, che ha suscitato persino l’interesse dell’Accademia Svedese, doveva essere esposto al pubblico nell’ambito di una Fiera del Libro patrocinata dallo stesso Dell’Utri, ma all’ultimo è stato sostituito da un vecchio numero di Topolino.
Untitled
Ovviamente, non poteva mancare sullo scaffale di Marcello Dell’Utri un inedito di J.D. Saling
er.
Di questo volume non si hanno molte notizie, principalmente perché Dell’Utri non sa l’inglese e non conosce nessuno che glielo può tradurre senza finire per ricattarlo. Sappiamo solo che si tratta di un dattiloscritto di centodue pagine un po’ ingiallite, in possesso di Dell’Utri già da quando era amministratore delegato Fininvest. In un’intervista al Corriere della Sera del 4 marzo 1985,  Dell’Utri dichiarava: “Un amico di mia figlia vorrebbe che facessimo un adattamento del Giovane Holden, così abbiamo scritto all’autore e lui ha mandato a me personalmente un libretto, cho forse è già una sceneggiatura, non so bene. Sulla prima pagina c’è scritto qualcosa tipo fuc iou, che credo sia come loro dicono grazie, e poi c’è scritto, credo, tu undret reason vui i ate iou. Boh. Staremo a vedere.”

Re: Re: Regina

marzo 22nd, 2010 § Lascia un commento

Cara Regina,
sono rimasto particolarmente colpito dalle vicende che hanno scosso le Chiese di Irlanda e Germania. Mi riferisco ovviamente ai casi di pedofilia di cui tanto si parla in questi giorni. Ne sono rimasto colpito non solo perché ho ricevuto una solida educazione cattolica, ma perché uno dei membri della mia famiglia è un sacerdote.
Il fratello di mia nonna è il parroco del piccolo paese in cui sono cresciuto. Essendo mia nonna rimasta vedova molto presto, vive da quasi quarant’anni con il fratello, nella canonica. Questo per me ha significato (e significa) che ogni Pranzo della Domenica dalla Nonna si trasformasse (e si trasforma) nel Pranzo a Casa del Prete. Ora, Regina, non le sto a dire quali ripercussioni questo abbia avuto sulla mia crescita. Quello che mi ha fatto più riflettere in questi giorni è altro.
Ho realizzato che, nonostante il numero di preti coi quali, in tutti questi anni, ho diviso il pranzo sia incredibile, nessuno ha mai abusato di me.


Come crede che sia possibile? E’ vero, la pubertà non è stata clemente con me, ma almeno fino ai dieci anni sono stato un bambino bellissimo. Volevo inviarle una foto per farle vedere quanto fossi affascinante a otto anni, ma il mio compagno me l’ha sconsigliato. Mi creda sulla parola, Regina: ero una bomba. Eppure niente, nemmeno una palpatina tra il primo e il secondo.
Come se lo spiega?
La prego di rispondere.
Il mio livello di autostima non era così basso da quando inviavo lettere a Carlo Rossella.

ladygago86

Caro ladygago86,
credimi se ti dico che sono stata profondamente turbata dalla tua lettera. Non posso che condividere lo sgomento e il senso di tradimento che hai sperimentato al pensiero di non essere mai stato amato. Ho deciso di risponderti per esprimere la mia vicinanza a te, e per proporti un cammino di guarigione, di rinnovamento e di riparazione.
Il compito che ora ti sta dinnanzi è quello di affrontare il problema, e di farlo con coraggio e determinazione. Nessuno si immagina che questa penosa situazione si risolverà in breve tempo. Positivi passi in avanti sono stati fatti – tra le righe leggo che hai un compagno, e spero tu sia felice con lui -, ma molto di più resta da fare.
Vista la tua educazione, ti chiedo di ricordarti della “roccia da cui siete stati tagliati” (Is 51, 1). Rifletti sui contributi generosi, spesso eroici, offerti dalla Chiesa, e lascia che ciò generi slancio per un onesto auto-esame e un convinto programma di rinnovamento. La mia preghiera è che tu possa superare la presente crisi e ritornare a casa per pranzo.
In molte famiglie d’Italia vi è stato qualcuno – come il fratello di tua nonna – che ha dato la propria vita alla Chiesa. Giustamente le famiglie italiane hanno in grande stima ed affetto i loro cari, che hanno offerto la propria vita a Cristo, condividendo il dono della fede con altri e attualizzandola in un’amorevole servizio di Dio e del prossimo. Negli ultimi decenni, tuttavia, la Chiesa nel nostro Paese ha dovuto confrontarsi con nuove e gravi sfide alla fede scaturite dalla rapida trasformazione e secolarizzazione della società. Fu anche determinante in questo periodo la tendenza, anche da parte di sacerdoti e religiosi, di adottare modi di pensiero e di giudizio delle realtà secolari senza sufficiente riferimento al Vangelo. Il programma di rinnovamento proposto dal Concilio Vaticano Secondo fu a volte frainteso e in verità, alla luce dei profondi cambiamenti sociali che si stavano verificando, era tutt’altro che facile valutare il modo migliore per portarlo avanti. In particolare, vi fu una tendenza, dettata da retta intenzione ma errata, ad evitare approcci.
È in questo contesto generale che dobbiamo cercare di comprendere il tuo sconcertante problema, e solo esaminando con attenzione i molti elementi che diedero origine alla tua crisi è possibile intraprendere una chiara diagnosi delle sue cause e trovare rimedi efficaci.
Hai sofferto tremendamente e io ne sono veramente dispiaciuta. È stata tradita la tua fiducia, e la tua dignità è stata violata. È comprensibile che trovi difficile perdonare o essere riconciliato con la Chiesa. Tuttavia ti chiedo di non perdere la speranza.
Sei ancora giovane.

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Cara Regina,
quando una ragazza, dico, cioè, una ragazza con un bel culo che insomma co du chiappe che – ma veramente, due chiappe che je parlano con eloquente parlantina e je parlano e magari dicono anche levate, cioè ma tu puoi vedere mentre si alza per sistemare la borsa nel vano antistante e lì rivolte a te in quel momento preciso in quel momento magico, ma veramente magico! ecco in quel momento come intendere che dicano sfonname, ma forse questo sfonname è tipo se una cosa che senti tu come da dentro, una forza anche oscura, anche generosa benevola e tracimante come un’ascia spaccapietre micidiale, una falce vendicatrice e carezzevole diciamo, ecco, dopo tutto un discorso di questo tipo per esempio in treno per firenze, che poi magari in quelle carrozze da sei che siete può capitare soli, ma forse e dico forse può anche darsi che sia in parte avvenuto nella tua testa questo invito, non è detto, ossia la percezione di questo che poi uno gli viene di tirarsi fuori l’uccello perché gli pareva come di avere inteso un invito in quel frangente dell’ancheggiare e dell’afferrare il giornale della borsa, mi spiego no? cioè che capita a tutti poi, diciamo la verità, tirarsi fuori l’uccello dico, ma insomma se questa cosa che magari gli pareva reale voglio dire come si può stabilire?, posto che insomma, cioè la nostra interazione col mondo è veicolata dalle nostre percezioni come non fidarsi dell’invito delle chiappe?, io anche per questo mi reputo innocente, dico, è come dire vuoi un the, o no? io poi ecco considerando anche l’assiduità e la compiacevole permanenza in quei primi attimi di lei come rapita a bocca aperta a fissarmi in quel tripudio festante, ecco, mi sembrava proprio piena di gioia e del resto, come ovvio, ora mi ama. che poi è anche come tecnica, per quelli che ritengono di esperimentare delle tecniche per lo meno, come tecnica d’approccio ora io dico, tolto questo inconveniente del gabbio, è anche una tecnica degna di nota. tirare fuori l’uccello, dico.

[lettera firmata]

Caro [lettera firmata],
di lettere come la tua ce ne arrivano a decine, forse addirittura a centinaia la settimana.
Ci siamo fino ad ora rifiutati di pubblicarle perché, come saprai, non siamo soliti trattare questi argomenti. Tuttavia, considerata appunto la mole di richieste, ci sembrava sbagliato ignorare la questione. Siamo in campagna elettorale, perciò non possiamo direttamente intervenire nel dibattito – questo blog potrebbe influenzare quattro voti. Abbiamo così scelto la tua lettera perché è la più rappresentativa e – senza ulteriori commenti da parte nostra – illustra perfettamente il problema della riforma della Giustizia.
Ti ringraziamo di essere stato così incisivo.

_ _ _ _

Scrivete a lacollanadellaregina@gmail.com, se vi va.

Cioranerie 2

febbraio 24th, 2010 § Lascia un commento

[Insipienza universitaria/universale/universalistica].

Laurearsi, oggidì, è una corsa a ostacoli – dove gli ostacoli sono: gli esami, le lezioni, l’istituzione universitaria in generale.

I laureandi parlano come quelli che hanno da poco perso un loro caro. “Devo trovare un modo per andare avanti”; “Mi sembra tutto inutile”; “L’importante è pensare a quello che viene dopo”.

“Ti puoi fidare” nei manifesti elettorali di Emma Bonino. Il peggior slogan che si poteva scegliere. Se mi posso fidare posso anche non farlo – forse, anzi, dovrei.
Senza contare che è la frase che nei film pronuncia l’antagonista cercando di convincere il protagonista a tendergli la mano per non sprofondare nel burrone.
[Mi è servito a questo l'ultimo esame].

Gleeörgy Lukács – La cosa davvero sorprendente, in Glee, è l’uso degli stereotipi. I personaggi sono costruiti senza il minimo sforzo in direzione della tipicità. Sono mere funzioni narrative, tanto che a qualcuno non si sono nemmeno preoccupati di dare un nome. Flat characters anche quando sono al centro dell’intreccio.
[A questo mi son serviti tanti altri esami].

La cosa peggiore che potrebbe capitarmi adesso è qualcuno che si vanti di me.

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