Uonderful
aprile 11th, 2011 § Lascia un commento
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[ringraziamo gli amici di MOD che ci consentono di riproporre in esclusiva il soggetto di Uonderful, il prossimo film di Alejandro Gonzalez Inarritu]
Teresa è incinta e fugge dal suo paese in fiamme, nella primavera del 2011 il nordafrica è travolto dalle rivolte politiche, cadono i governi ma i dittatori non cedono senza scaricare bombe (sic) sui manifestanti. A tripoli Mohammad, il giovane padre del bambino di Teresa viene dilaniato da un ordigno lanciato sulla folla. Teresa cerca di imbarcarsi su un battello per raggiungere la repubblica delle banane. Il battello si rivela essere uno sgangherato gommone, l’emigrazione di massa torna agli scenari degli anni ‘90. Un uomo molto grasso con un fazzoletto verde nel taschino è a bordo di una nave della capitaneria di porto siciliana. Si tratta dell’onorevole Marco Braghezio, un esponente di un partito di governo italiano. « Leggi il seguito di questo articolo »
dedicated to Fukushima
aprile 7th, 2011 § Lascia un commento
«Allora, che sensazione provi?»
«Come?»
«Si dice che il killer numero uno delle strutture anziane sia lo smantellamento. Se le centrali hanno un lavoro da fare, tendono a vivere un po’ più a lungo per portarlo a termine. Ho sempre immaginato che a un guerriero succeda lo stesso con i propri nemici. Perciò ora che non dovrai più affrontare il tuo nemico sul campo di battaglia, quale delle due sensazioni provi, sollievo o rimpianto?»
«Diciamo entrambe.»
«Stronzate. Sono sicuro, certo, che le provi entrambe, ma so benissimo che una sensazione è più forte dell’altra. E la mia domanda era: quale delle due?»
«Rimpianto.»
«L’ondata è stata in gamba, bisogna dirlo. Non ho mai visto nessuno fregare Bill come lei ha fregato Bill. Bill credeva che fosse molto furba, io gli ho solo detto che era più alta di una qualunque diga…
«Eh eh eh, un milione di grazie!» « Leggi il seguito di questo articolo »
Uncle Tom
marzo 23rd, 2011 § 2 commenti
Un brutto post su Di Benedetto, Bender, la nazionale italiana e le partite di calciotto dove gioco io, scritto per gli amici di inutile, al quale nemmanco lo propongo, ma se vogliono sta qua e in effetti è loro.
Lunedì prossimo, il 28 marzo, l’AS Roma sarà ceduta ai nuovi proprietari ammerigani, in particolare il rubizzo zio Tom Di Benedetto planerà in Roma per apporre le agognate firme. Molteplici le reazioni der mondo de politica-pallone-eccetera. I tifosi — che all’insensata notizia di un interessamento da parte della casa reale di Abu Dhabi (sic!) si erano travestiti da sceicchi (ri-sic e vedi sopra) (ma c’è una casa reale ad Abu Dhabi, o mi confondo io?) « Leggi il seguito di questo articolo »
101 modi per non farsela dare [da 51 a 101]
gennaio 30th, 2011 § 5 commenti
51. Avere un’irresistibile voglia di ucciderla e farlo.
52. Rassicurarla con “no, non voglio scopare con te, mi piace solo che me lo reggi in mano”.
53. Fare in modo che ti esca un rivolo di bava ogni volta che la guardi.
54. Dire: “L’ultima volta che abbiamo fatto l’amore ho sperato di metterti incinta e renderti mia per sempre”.
55. Scrivere un sms tipo: “Ciao Jessica, sono Tizio, ci siamo conosciuti venerdì notte. Potrò sembrarti un po’ brusco, ma vorrei essere diretto e dirti senza giri di parole che l’altra sera avrei voluto ”farlo con te”… non so se, nel caso, questa mia schiettezza ti stia infastidendo, ho preferito essere immediatamente trasparente… ah! chiaramente non è un desiderio rimasto confinato all’altra sera, quindi nel caso… questo è il mio numero… un bacione, sai tu dove
“.
56. Se nega l’evidente sapore di culo della pietanza che state mangiando, ficcarsi un dito nel retro e porgerglielo risolutamente al naso: “È uguale, senti!”.
57. Respirare.
58. Vantarsi di aver appagato sessualmente quella seduta al tavolo vicino.
59. Lasciarle intendere che se te la desse sarebbe la quinta del mese: “E dài… è un mio piccolo record!”.
60. Sorridere con una caccola secca al naso.
61. Alla richiesta “Scegli tu dove andare stasera”, continuare a rispondere “No, dai scegli tu! Non ho capito questa cosa che devo scegliere io”.
62. Vantarsi con gli amici che “Stasera me la dà!”, e poi andarsi a ubriacare, fino a che l’alcol…
63. Usare continuamente e a sproposito la parola “grande”.
64. Sussurrarle, col volto serio e gli occhi fissi nei suoi, “Credimi… Mi stai entrando nel Dna”.
65. Chiedere dopo mezz’ora dall’inizio dell’appuntamento “se famo la serata oppure mi organizzo con gli amici?”
66. Dire ammiccando: “Oh, ce li facciamo dopo quattro salti in padella?”.
67. Proporre la scelta: sesso senza amore, amore senza sesso o sesso con amore.
68. Confidarle, visto che la vedete un po’ nervosa, che vi fa un po’ schifo la zuppetta col mestruo.
69. “Ehi scusa, l’hai mai mangiato pane e uva? E il panino Sputnik?”
70. Piangere. « Leggi il seguito di questo articolo »
101 modi per non farsela dare [da 1 a 50]
gennaio 19th, 2011 § 2 commenti

1. Dichiarare a metà del secondo appuntamento: “Se continua così durerà per sempre!”.
2. Dirle che rosa e oro non è proprio l’accostamento migliore.
3. Interrompere il primo bacio esaltando la perizia di una ex nell’antica arte della fellatio.
4. Dire “ma fermati a dormire, ho otto tipi di biscotti!”
5. Stilare una lista di 101 motivi per cui dovremmo stare insieme.
6. Chiamare compulsivamente una volta che si è visto che la risposta non arriva. Dopo mezz’ora.
7. Parlare.
8. Ipotizzare che le venature rosse della tintura per capelli siano a base di mestruo.
9. Sdraiarsi sopra a una pozzanghera e farsi calpestare affinché i suoi tacchi non si infanghino.
10. Scrivere “per Elisa”.
11. Mettere subito in chiaro la propria inclinazione al deep throat.
12. Durante un aperitivo con amici dire “ehi, stasera farò di te una youporn star!”
13. Invitarla a una cena a quattro con la propria ex.
14. Sostenere che il tuo sperma ha un retrogusto originale.
15. Chiedere: “Dai allora, quand’è che mi presenti un po’ di amiche?”.
16. Regalare un calendario con segnate le date di tutti i futuri appuntamenti.
17. Prima del dessert stupirla a bruciapelo con “Oh, ma che c’hai le emorroidi?”.
18. Quando accetta di salire a casa tua dirle “mia madre ti piacerà!”.
19. Accennare al primo calice di vino che gli alcolici vi provocano reflussi gastrici.
20. Dire: “Sono un filino complicato: mi sento un po’ Dawson’s Creek un po’ Grey’s Anatomy”. « Leggi il seguito di questo articolo »
All The Way To Carver
gennaio 12th, 2011 § 3 commenti
.[una historia de Marco U. Montanaro]
No, no che non le ho detto niente. Sono arrivato lì tutto impacchettato manco le cravatte che mia madre regalava per Natale a mio padre. E lei stava al pc, c’è da scommetterci che stava cercando qualche strana malattia su Wikipedia. Ecco cosa dovevo fare: metterla in guardia. Macché, ho preso il libro dal comodino e ho iniziato a leggere ad alta voce. Si può esser più stupidi? Mettersi a leggere Carver alla donna che rivuoi indietro, una donna che non dice nulla, che non pensa nulla, che s’interessa solo di malattie dal nome strampalato che si curano con farmaci che qui neppure esistono. Raymond Carver, con tutto quel carico di fallimenti, coppie che sono sempre lì a un millimetro dal baratro, e quegli alcolisti… A proposito, a questo punto dovrei proprio raccontarvi di come ci siamo conosciuti, io e lei.
Be’, non è stato molto tempo fa. Considero “molto tempo” qualcosa che è avvenuto cinquanta o sessant’anni fa, qualcosa tipo la fondazione di uno stato minuscolo e decisamente fruttuoso per i capitali di imprenditori piuttosto ambiziosi o impavidi giocatori d’azzardo. Io e lei no, siamo più o meno come la costruzione di uno di quei nuovi quartieri residenziali appena fuori città, coi capitelli dorici e le statue di gesso che richiamano l’antica Grecia. Comunque. Ci siamo entrambi rivolti all’Anonima Scrittori, per problemi molto diversi, è lì che ci siamo conosciuti. Io ci sono finito perché non riuscivo ad estendere il mio vocabolario. Mi ha consigliato un amico di andarci, lui era completamente fuso, non faceva che scrivere da mattina a sera pur non conoscendo per niente la consecutio temporum. Lei invece, ma questo l’ho scoperto dopo, aveva avuto una storia col tizio che teneva i Corsi di Redenzione all’Anonima Scrittori. Be’, e poi scriveva, anche lei. All’epoca solo poesie, dannate donne e le loro inconsistenti poesie. « Leggi il seguito di questo articolo »
Clandestina, la rassegna strampa
dicembre 27th, 2010 § 6 commenti
In questi giorni di festa e comunione cristiana divampa – ed è veramente fuori luogo, se ci è consentito dirlo – l’ennesima (ultima?) querelle letteraria dell’anno. La miccia ad innescare il crepitìo delle dissonanti reazioni è stata una recensione alla raccolta Clandestina, vero e proprio caso editoriale degli ultimi mesi (“Nessuna raccolta di racconti ha venduto 1 milione di copie negli ultimi anni, figuriamoci 3!”, ha significativamente dichiarato l’editore Fernando Quatraro). La recensione che ha suscitato più di qualche perplessità, accendendo le polemiche, è comparsa sull’autorevolissima Eco di Trani a firma Presidio Enriscelli, ne segnaliamo alcuni stralci:
[…] e l’idolo delle genti, il mitico Enrico Piscitelli, eroe dei due mondi editoriali colpisce ancora, oscurando con la precisione della sua luminosa cura i racconti stessi fa pubblicare una raccolta che brilla per la sola forza maieutica di questa magica combinazione di lettere – e n r i c o p i s c i t e l l i – che rende altissima e degna di lode ogni opera/raccolta/blog/collana/rivista/iniziativa capace di portare in dote un simile fantastico nome […] Senza contare che alcune potenziali sbavature formali appaiono come sublimate dall’aura smagliante e lucida della cura piscitelliana, cura e devozione che fanno di questo e della summa dell’opera del Grande Curatore le tessere di un puzzle imperdibile che dà la rotta e il la a tutto il millennio letterario a venire […] Piscitelli come curatore è certo “un buon diavolo” per dirla con Paolo Conte, ma anche un buon santo, aggiungiamo noi! […] facendo così di Clandestina un archetipo capace di ancorarsi saldamente – non abbiamo certo paura di affermarlo, e non ce ne voglia il buon vecchio Jung – all’inconscio collettivo di tutti noi. « Leggi il seguito di questo articolo »
Il fruscio dell’essenziale
dicembre 13th, 2010 § Lascia un commento
Un modo molto confidenziale di visitare una fiera del libro. O in altri termini la trascrizione meccanica delle osservazioni di Lucio Bondì, Giacomo Buratti e Federico di Vita al Palazzo dei Congressi dell’Eur. Dove dal 4 all’8 dicembre c’è stata Più Libri Più Liberi 2010. La registrazione è stata fatta per prendere appunti per una cosa che forse non scriverò mai, ma niente – niente – toglierà dalla testa di Lucio Bondì che il mio intento fosse quello di buttare giù un fantomatico “articolo”, e quindi come appunti-conservati-dove-non-si-dovrebbe e come “articolo” riportiamo l’esclusiva conversazione qui, in esclusiva (confidenziale) solo su la Collana della Regina.
[ps. Come siamo potuti uscire senza subire neppure un tentativo di aggressione, neppure un ceffone, è da oggi ufficialmente considerato il quarto mistero di Fatima].
FEDERICO DI VITA: Siamo qui a Plpl 2010, allora be’, partiamo. Vogliamo dire cosa ci aspettiamo da questo guazzabuglio, così, prima di visitarlo per l’ennesima volta?
LUCIO BONDI’: Be’, intanto che ci sono quattro tipi di editori, una nicchia del 5% che sono quelli che fanno dei libri normali che potrebbero interessare a qualcuno, poi un circa 50% sono editori di esoterismo, per esempio “Curarsi con le essenze di maggiorana”, oppure “Il potere segreto delle tue mani” e cose simili. Adesso poi le cercheremo e le appunteremo. Terza categoria un tizio pseudo intellettuale sui 33-35 che ti spiega che lui ha fondato una casa editrice, la casa editrice ha pubblicato il suo libro, che parla di un giovane che cerca lavoro in questa Italia e intanto si innamora e poi però si lasciano. Di questo chiaramente non gliene frega niente a nessuno. Il quarto tipo sono editori iper-specializzati che hanno una collana di 140 titoli su come far crescere le piante officinali in un ambiente chiuso. Oppure su tutte le meraviglie della costiera di fronte a Savona, 240 titoli. E cose simili. « Leggi il seguito di questo articolo »
Stupro?*
dicembre 7th, 2010 § 6 commenti
Per ben due giorni lo staff della Collana della Regina ha vagato per la fiera Più libri Più Liberi di Roma. Cosa ci facevamo lì, vi starete chiedendo. Non è chiaro. Abbiamo fatto le tessere per entrare gratis e siamo andati, e fine della storia. Però in effetti in questo modo qualche informazione ai nostri 36 lettori la possiamo regalare (n.b. 36 non è una citazione, lo dice wordpress). Inoltre dobbiamo onorare un impegno, abbiamo promesso a una hostess che avremmo pubblicato un pezzo su di un titolo che ha presentato davvero molto gentilmente ai nostri microfoni, e non possiamo dunque esimerci dal farlo: qui sotto trovate la trascrizione dell’intervista che la signorina ci ha concesso, davvero, come detto, gentilmente, ma soprattutto davvero.
– Stiamo facendo un articolo sulle novità che ci sono in fiera.
– Ah va bene, ti parlo io.
– Le novità più…
– Sì…
– Sì stiamo registrando, be’ la solita presentazione, che fai a tutti…
– Questo è il libro che si chiama Chissà perché lo chiama porcellino e a lui piace, è di Margherita Ardi, ma è uno pseudonimo. È un’autobiografia di una donna che durante il suo matrimonio dopo tanti anni scopre di essere stata tradita; e scopre che l’amante chiama suo marito porcellino. Però è una storia comunque sia ironica, leggera e divertente di questa donna che la vive in maniera non troppo pesante e lei scrivendo trova coraggio per rialzarsi da questa situazione. Può essere un ottimo regalo di Natale … « Leggi il seguito di questo articolo »
L’avreste mai detto, voi?
novembre 15th, 2010 § 8 commenti
Ho visto una pubblicità progresso in cui due genitori litigavano per via del figlio. Tuo figlio va male a scuola diceva lei. Quando corre come il vento nelle gare di atletica è tuo figlio quando va male a scuola è il mio, diceva lui. L’inquadratura si allarga e sulla porta compare il ragazzino, nero. Una pubblicità progresso sulle adozioni. Il bambino nero correva forte ed era stupido. Un altro giorno ho parlato con mia sorella che un tre quattro anni fa lavorava in un call center dietro casa, mi diceva di poter andare quando voleva, bastava che ci fossero postazioni libere, e c’erano sempre. Diceva che un mese era riuscita a guadagnare mille euro lavorando tutto sommato poco, quattro cinque ore al giorno, cinque giorni a settimana. Mi sono domandato come mai potesse esistere il concetto stesso di disoccupazione, in Italia. Ma non è un bel lavoro, ribadiva mia sorella. Sì lo so, ma se non hai nessun lavoro fai quello ed è fatta. Come possono esserci disoccupati?, continuavo a dire. Poi mi sono recato al call center dietro casa, che era chiuso. Quindi ho cercato su internet, ora ci vogliono, a seconda dell’azienda, dall’uno ai due anni di esperienza certificata per essere assunti in un call center. È buono l’odore del napalm al mattino ma non tanto quanto imbattersi in queste manifestazioni di luminosa imprevedibile involontaria genialità.



