Il diritto d’autore andrebbe tutelato dalla SIAE | II

luglio 21st, 2010 § 4 commenti

Perché resto iscritto alla SIAE e quanto ella sia interessata all’esclusiva dei miei peti.

[di Alexandre Dumasc]

Altro giro. Volendo organizzare un concerto del gruppo di cui faccio parte, negli spazi di una cooperativa agricola, ove avremmo suonato le nostre canzoni, mi reco all’ufficio locale di competenza per il pagamento della quota SIAE. A Ostia capisco che la rete di riscossione del mastodontico ente è una rete in outsourcing (o in franchising): dei privati sono demandati dallo Stato a farsi riscossori [1]. “Quanto pubblico prevedete? A quanto ammonta il biglietto d’ingresso? Quanto è grande il posto?” mi fa un tizio, sbracato su una poltrona presidenziale e con una cravatta dal nodo tecnocasa [2], “Beh, non più di 200 persone, il biglietto è gratuito, la cooperativa si estende su qualche ettaro”, “Bene, allora con tutto quello spazio, calcolando la tariffa tra 300 e 1000 persone, mi dovete ### [mi pare 600 euro] con un anticipo di…”, “Ma guardi che non ci sarà tutta quella gente e con quella cifra da aggiungere ai costi del service audio non ce la facciamo a fare il concerto, non ci sono proprio i soldi…”, “Queste sono le tariffe, se vi sta bene…”. Il concerto lo facemmo lo stesso e non pagammo la SIAE, la sede di Ostia è stata poi chiusa per ignoti motivi.

Anche in questo caso io, autore, che organizzo un concerto di mie canzoni devo pagare una cifra “a tutela del [mio] diritto d’autore” che “tornerà nelle mie tasche” decurtata del 20% d’Iva, del 20% che si imberta [3] la SIAE, dell’eventuale quota dell’editore. C’è da dire che tra i diritti dell’autore non c’è quello, in caso, ad esempio, di un concerto di beneficenza, di rinunciare alla propria parte. Se però ad organizzare un concerto c’è una scuola o una chiesa la quota diventa irrisoria con equipollente irrisorio ritorno pecuniario di diritto all’autore (considerando la mia repulsione per gli istituti scolastico ed ecclesiastico…). Aggiungerei anche che (come succede per la revisione delle automobili) se “conosci” il mandatario di zona che dovrebbe venire a fare i controlli, te la puoi cavare con la tariffa minima, detta “concertino”, per la misera cifra di 32 euro. Ecco che il diritto di un qualsiasi autore viene ridotto al minimo consentito innanzi al “vedrai che un sistema se trova…”.

Altre volte mi sono rivolto ai riscossori locali della SIAE, e ogni volta è stata una contrattazione. Prova a cercare sul sito dell’oscurissimo ente la tabella che raccolga e palesi le tariffe per esibizioni musicali dal vivo. Non c’è. Ma non c’è neanche esposta presso le agenzie dei riscossori, né presso le sedi regionali, né tantomeno è visibile nella sede nazionale. Le tariffe vanno “interpretate” insieme a un sacerdote incaricato dallo Stato e all’uopo iniziato. Le tabelle della SIAE, come le tavole di Mosè, vanno rivelate al popolo da un qualche sommo custode e tenute lontane dagli sguardi peccaminosi e ignoranti della gente comune. (Oppure a quelli della SIAE piace, come nei bazar di Costantinopoli, la trattativa per la trattiva. Se non tratti si offendono…).

La SIAE, un imbarazzante vestigio del passato

In quest’epoca allegrotta di deregulation, di decentralizzazione, di federalismi, denazionalizzazione, privatizzazioni, di caduta di monopoli, il monopolio della SIAE regge e si erge a baluardo di evi andati. L’Italia delle corporazioni tifa tutta per questo grigio simbolo di granitica inossidabilità. Nulla può contro la SIAE, neanche la tanto millantata unità europea.

Quando la Corte di Giustizia delle Comunità Europee vieta il bollino SIAE per le copie private, il governo italiano è pronto con un decreto atto ad annullare tanto attacco al neoliberista Stato italiano. Non solo il bollino in Italia è obbligatorio anche per la musica NON DEPOSITATA, ma pure (a vantarsene è l’addetta Urp della sede nazionale in un colloquio privato) per i dischi di musica medievale. [Ricordo en passant che i diritti d’autore scadono dopo 75 anni dalla morte dello stesso. Per la musica medievale, qualora qualcuno avesse avuto lo spirito anacronistico di depositarne i diritti, fatti tu due semplici calcoli...]. L’esistenza di dio è finalmente dubbia, la SIAE C’È!

Né l’evoluzione biologica né quella culturale subiscono le leggi dell’ananche; non v’è destino evolutivo, non c’è punto d’arrivo. Il passo è la via. L’evoluzione è il continuo mutamento, lo studio di essa è il prenderne atto. Ma non per la moira della SIAE. In un mondo sempre più globalizzato — ma anche sempre più glocalizzato — nascono e si diffondono nuove idee, nuovi fenomeni, diverse necessità. Crescono, ad esempio, il Copyleft, l’OpenSource, il Creative Commons, come risposte nuove a domande nuove poste dal diffondersi della rete delle reti. Ma per la SIAE tutto ciò che non è SIAE è pirateria, attacco ai diritti universali dell’umanità, caos cosmico, terrorismo, merda. Il mondo cambia, tutto muta, la SIAE resta muta. E ferma.

Perché resto nel mostro

Non ho velleità trotskyste, da entrismo [4] opportunista-tattico per poi strategicamente cambiare il mondo o il mostro [5]. Molto meno. Ci sono almeno due aspetti da considerare. Il monopolio della SIAE è un dato di fatto. Se vuoi ricevere le quattro lire che ti spettano da un passaggio radiofonico, o da una esibizione a un concorso, o da altri momenti in cui qualcuno si è servito del tuo “prodotto intellettuale”, ora e qui, l’unica possibilità è la SIAE [6], per scelta democratica, non saprei definirla altrimenti. La legge italiana, democratica appunto, non considera altra possibilità di rimborso da opera intellettuale “indiretta” che l’iter burocratico e dispendioso della SIAE. Quindi, se un tuo pezzo passa per radio o televisione, l’unica possibilità ratificata dalla costituzione, nata dalla resistenza, di vedere qualche euro sta nell’essere iscritto alla SIAE. [Rammento al lettore che radio e televisioni pagano comunque le tariffe SIAE e che, nel caso un’emittente trasmetta un brano Copyleft, quei soldi verranno ripartiti — un pò come nel caso degli otto per mille non firmati — tra i maggiori aventi diritto: Mogol, eredi Battisti, Vasco Rossi, Ligabue, Jovanotti, eredi De André e simil altri]. È ovvio che puoi fregartene, in quanto autore, di diritti d’autore, di rientri pecuniari, di veniali attaccamenti. Ma se scrivi con qualcun’altro che ritenga lecito, in qualche maniera, come male minore, questo sistema, allora rimani iscritto. Nel pieno rispetto del pluralismo ho depositato in SIAE soltanto canzoni scritte con altri [7]. Tutte le canzoni “mie” in testo e musica non le ho depositate e non ho intenzione di farlo. Per quanto…

 

E questo non si dice e questo non si fa

Mi sono autoprodotto un piccolo disco di canzoni (tre, poi ho finito i soldi). Le canzoni, in quanto pienamente mie, non le ho messe in mano all’ente mostruoso. Però, come dicevo, il mostro pretende che ogni prodotto musicale, ogni cd, sia comunque sporcato da un proprio bollino. Me ne sono fottuto e mi è costata anche cara, letteralmente. Infatti la ditta che ti rende il numero di copie di cd che gli hai ordinato è tenuta a comunicare alla SIAE i dettagli di ogni cd copiato. Per cui se la copia avviene in assenza di bollino (un bollino costa 0,031 euro, 50 lire), l’ente monopolista ritiene quel cd come “copia privata” e ci applica un fardello di 0,25 euro. Quei 25 centesimi (500 lire a cd), implicando la SIAE che ci stai copiando sopra materiale coperto da diritti d’autore, verranno suddivisi tra il mostro stesso e i soliti Mogol, eredi Battisti, Vasco Rossi, Ligabue, Jovanotti, eredi De André e compagnia cantando (e incassando). Quindi se mi rifiuto di sporcare un MIO prodotto intellettuale con il marchio, la colla e la carta metalizzata di un ente che difende prima sé stesso, poi gli editori (oggi leggi: case discografiche), poi i grandi autori e infine le briciole le lascia ai piccoli autori, oltre a pagare in pecunia 10 volte di più, sono un criminale attentatore della sacra legge costituzionale. Ma, nella fattispecie, sono un criminale anche per un altro motivo. Dal facondo cervello del leviatano di via della Letteratura ecco uscire un altro obbligo: se ti iscrivi alla SIAE diventa obbligatorio depositare ogni tua produzione. Nel mio caso, facendo musica, ed essendo la musica una produzione sonora, ogni mia sonora produzione DEVE (secondo il monopolio) essere depositata presso i loro uffici. Quindi se faccio un pernacchio, uno stridìo o una scorreggia DEVO depositarla in SIAE!

Riassumo: NON posso scegliere se una canzone d’amore depositarla e, magari, una canzone politica non depositarla, lasciandola al pubblico dominio; NON posso decidere di depositare soltanto i brani scritti con altri; NON posso decidere cosa liberamente farne delle mie canzoni e delle mie opere intellettuali. Una volta iscritto alla SIAE essa, come donna Prassede, ti tutela anche quando tu non vuoi essere tutelato e non glie lo hai manco chiesto. [In via della Letteratura, nei dedali bigi, usano il termine “autore siae”, e ti sporcano con quel marchio per nulla pulito — la SIAE è stata, tra l’altro, commissariata per anni per mala gestione].

Per inciso. Il MIO piccolo disco non l’ho neanche sottomesso alle semplici pratiche del Creative Commons: ci ho scritto sopra Riproduzione autorizzata tranne che per fini commerciali, e chi s’è visto s’è visto.

Ne sono sempre più convinto: il diritto d’autore va tutelato dalla SIAE!

.

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-

 


[1] In verità ci troviamo innanzi a un subappalto: lo Stato incarica la SIAE come mandante unico per la riscossione dei diritti d’autore e l’ente orwelliano demanda il compito a un manipolo di privati.

 

[2] Il nodo di cravatta “alla tecnocasa” si estende per circa 150 mq commerciali. Solitamente è avvinto al collo di agenti immobiliari e venditori di fumo.

[3] Imbertarsi: romanismo che sta per intascare, nascondere q.c., lontani da occhi indiscreti

[4] L’entrismo di Trotsky prevedeva l’entrata dell’organizzazione comunista rivoluzionaria nel partito operaio di massa più diffuso per “virosarlo”, con la propaganda rivoluzionaria appunto, dall’interno. I trotskysti italiani di fine e inizio millennio praticano l’entrismo in Rifondazione Comunista e similari epigoni. A voler citare Marx, la storia si presenta «la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa».

[5] Nell’afflato democraticista del libero postare in cui ognuno non si sente di rinunciare al diritto di scrivere la propria becera stronzata, un ingenuotto esagerava in un «la colpa è esclusivamente di voi autori. Lo sapete che la SIAE è vostra? Volete cambiare le cose ed avere una SIAE moderna, efficace che fà effettivamente i vostri interessi? Coalizzatevi, fate sentire la vostra voce [...]. Forza e coraggio!!!». Che dopo aprile viene maggio…

[6] In verità un cittadino europeo può iscrivrsi a qualsiasi altra “siae” europea. Ma, a parte qualche dettaglio, la musica non cambia. Quando si entra in tema di gestione di denaro derivante da copyright e similari, tutto il mondo è paese.

[7] Tranne una, la prima. Un tempo per iscriversi alla SIAE come autore (dei testi) e/o compositore (della musica) bisognava superare un esame. Ora è sufficiente depositare una canzone con testo e musica riconosciuti come propri. Io, ad esempio, che non so scrivere la musica, come buona parte dei compositori di musica leggera, mi sono fatto aiutare, per la parte musicale, da un amico che sa usare bene Cubase, un software musicale che, tra le altre funzioni, trascrive su pentagramma le parti suonate in midi. Alla peggio esistono, riconosciuti dalla SIAE, i trascrittori.

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§ 4 Risposte a Il diritto d’autore andrebbe tutelato dalla SIAE | II"

  • Bello bello bello…
    Approvo e sottoscrivo…

  • andy scrive:

    “Crescono, ad esempio, il Copyleft, l’OpenSource, il Creative Commons…”

    … il “sì ma io l’ho detta meglio”…

    Comunque la SIAE è solo una sfaccettatura della obsoleta realtà Italia. Finché tutti non capiranno che sono lo Stato e i servizi a doversi adeguare ai bisogni della società, e non viceversa, continueremo a sguazzare nel fango (e ad illuderci che sia fango).
    Oggi non fa caldo, ma non sono di buon umore.

  • QuasiAmodo scrive:

    La S.I.A.E., di fatto utilizza il 40% – 60% del incasso per le loro sedi, demanda il 40% – 60% restante, se rimasto, alle societa’ Editrici, vale a dire Sony, Emi etc, in base ad un pro quota di importanza definito a tavolino, dove assolutamente non c’entra chi ha suonato qualcosa, come , dove e per quanto tempo.

    Quindi l’incasso della S.I.A.E, non arriva a chi ha fatto la musica, ma chi detiene il diritto su chi ha fatto della musica.

    Un altra istituzione italiana, un consortio di Milano (sfugge il nome), si occupa come la SIAE del incasso degli diritti di chi fa la musica e chi coopera (dal accompagnatore al disegnatore della copertina), e qui ignoro come vengono ripartiti i relativi incassi e destinazioni.

    Tuttavia , in tutta questa non liberta’ lobbyista, esiste una scapatella , quella della Creative Common License, che permette al artista, di definire quali delle sue canzoni possono essere suonati e sotto quali condizioni, gratuitamente o a pagamento al di fuori della Lobby SIAE, Sony, EMI ed altri.

    Personalmente, mi trovo a favore di salvaguardare i diritti d’autore di chi con tanta fatica ed impegno crea qualsiasi cosa, mi possa piacere o meno… quindi evviva la legalita’.

    Rifiuto, come essere umano questo inciuccio ormai antico, aggiungendo la nuova Authority Italiana, che dovrebbe vagliare se un film su YouTube oppure un qualsiasi suono su internet possa essere compromesso da un qualsiasi diritto d’autore.

    Rifiuto, come informatico i metodi di Google, vale a dire YouTube, che sono riusciti a classificare uno spettacolo pirotecnico, ripreso dal telefonino sul Lago di Como come materiale ristretto da copyright della UMPG Publishing, e quindi di limitata distribuzione per alcuni paesi.

    Mi domando , quindi, a forza di tanta protezione degli copyright, chi protegge il mio di diritto di esprimermi liberamente, senza dover come cittadino aprire una causa e reclamo contro la UMPG Publishing, Google Inc, e YouTube, con piu’ o meno nessuna assistenza della Authority preposta per legge, quindi a spese miei, per poter mettere degli fuochi d’artificio in rete ?

    Sara’ il caso che ci occupiamo un momentino della nostra di liberta’ , visto che gli enti preposti, ” Governo , SIAE etc.” lo fa per le aziende.

    Un saluto a tutti …

    Il video incriminato http://www.youtube.com/watch?v=xfqAWCJvI50
    (nulla di speciale era un test per provare l’I-Phone di notte)

    Questo la Email di YouTube :

    Dear clickofono,

    Your video, Villa erba in concerto visto da villa patrizia, may have content that is owned or licensed by UMPG Publishing.

    No action is required on your part; however, if you’re interested in learning how this affects your video, please visit the Content ID Matches section of your account for more information.

    Sincerely,
    - The YouTube Team

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